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Call Center verso lo sciopero, 15mila posti a rischio con l’IA

di Teresa Barone

22 Giugno 2026 09:23

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I sindacati hanno avviato procedure pre-sciopero e chiesto al Governo un tavolo di crisi per il settore, tutela del posto di lavoro e sostegno al reddito.

Le principali sigle sindacali del settore Telecomunicazioni hanno chiesto al Ministero delle Imprese e del Lavoro di aprire un tavolo di crisi per il comparto Call Center. La richiesta quantifica un impatto occupazionale che oggi tocca circa 3.000 addetti e che nel corso dell’anno può arrivare fino a 15.000 posti di lavoro, su un comparto di poco più di 35.000 occupati. All’origine, c’è l’accelerazione dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro, in questo caso applicato ai servizi di assistenza clienti.

In sintesi:

  • Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno chiesto il 15 aprile 2026 a MIMIT e Ministero del Lavoro un tavolo di crisi per il settore Crm-Bpo (nota unitaria Slc Cgil del 15 aprile 2026);
  • l’impatto stimato dai sindacati passa da circa 3.000 addetti coinvolti a un potenziale di 15.000, su un comparto di poco più di 35.000 occupati;
  • le sigle hanno avviato le procedure di raffreddamento, atto che precede la proclamazione dello sciopero;
  • tra le richieste figurano la clausola sociale negli appalti (art. 57 del D.Lgs. n. 36/2023), un CCNL unico per i call center, il Fondo bilaterale di settore e la formazione per la riqualificazione.

Fino a 15mila posti a rischio nel comparto Crm-Bpo

I sindacati stimano che la crisi possa coinvolgere fino a 15.000 lavoratori entro la fine dell’anno, a fronte dei circa 3.000 già interessati da procedure di esubero e ammortizzatori sociali. Su un comparto che conta poco più di 35.000 addetti, la quota a rischio investe una porzione ampia della forza lavoro impiegata nei servizi di assistenza clienti in appalto.

Indicatore Stima dei sindacati
Addetti già coinvolti circa 3.000
Impatto potenziale entro l’anno fino a 15.000
Occupati nel comparto Crm-Bpo poco più di 35.000

Intelligenza Artificiale per assistenza clienti

L’automazione sposta gli operatori umani verso il secondo livello e lascia ai sistemi automatici la gestione iniziale delle richieste. Secondo Il Sole 24 Ore, l’avvio del programma di intelligenza artificiale Wonderful.ai da parte di Tim ha alzato il livello di allarme tra le sigle, perché riduce i volumi di chiamate affidati agli addetti delle aziende in appalto. È il meccanismo che i sindacati additano da mesi: gare al massimo ribasso e tecnologia che assorbe le mansioni più standardizzate, mentre il costo della transizione finisce sulle spalle dei lavoratori.

Clausola sociale e CCNL unico tra le richieste al Governo

Le tre sigle chiedono strumenti strutturali e non più i soli ammortizzatori sociali. La nota unitaria indica quattro leve:

  • la piena applicabilità della clausola sociale negli appalti, che impone all’affidatario subentrante il riassorbimento del personale uscente e l’applicazione del contratto di settore (art. 57 del D.Lgs. n. 36/2023);
  • il rafforzamento del contratto delle telecomunicazioni come CCNL unico di riferimento per le attività di call center, per arginare la concorrenza giocata sul ribasso del costo del lavoro;
  • il finanziamento del Fondo bilaterale di settore, a sostegno del reddito durante i cambi di appalto;
  • percorsi di formazione e riqualificazione professionale verso mansioni meno esposte all’automazione.

Sul metodo, i sindacati chiedono una regia dei due ministeri capace di sedere allo stesso tavolo governo, sindacati e imprese, anche alla luce delle linee guida sull’intelligenza artificiale nel lavoro già in discussione. Senza un governo della transizione, avvertono le sigle, la digitalizzazione degli appalti continuerà a scaricarsi sull’occupazione e sugli ammortizzatori sociali.