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Recovery Fund: come funzionano gli aiuti UE all’Italia

di Barbara Weisz

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La proposta UE prevede diversi strumenti di aiuto tra cui un Recovery Fund da 560 miliardi, oltre la metà a fondo perduto: Italia principale beneficiario, condizionalità legata ai piani di rilancio nazionali.

Un piano da 750 miliardi di euro da convogliare verso i paesi UE, che si articola in diversi strumenti il principale dei quali si chiama Recovery and resilience facility, prevedendo un sostegno finanziario ai paesi comunitari pari a 560 miliardi, dei quali 310 sono a fondo perduto e altri 250 in prestiti. Ci sono condizionalità che se non rispettate prevedono lo stop agli aiuti ma, come spiega il commissario all’Economia, Paolo Gentiloni, «non c’è la condizionalità della Troika».  Innanzitutto perché sono i paesi stessi a presentare i piani di rilancio post Coronavirus sulla base dei quali vengono poi distribuite le risorse europee. In base alla proposta presentata dalla Commissione UE, l’Italia potrà ricevere 172,7 miliardi di euro, di cui 81,8 a fondo perduto e 90,9 in prestiti.

Piano di rilancio

Vediamo, a grandi linee, come funziona il piano per il rilancio (Next Generation EU) che ha l’obiettivo dichiarato da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione UE, di trasformare «l’immane sfida di oggi in possibilità, non soltanto aiutando l’economia a ripartire, ma anche investendo nel nostro futuro: il Green Deal europeo e la digitalizzazione stimoleranno l’occupazione e la crescita, la resilienza delle nostre società e la salubrità dell’ambiente che ci circonda».

Meccanismo

Molto in sintesi, il meccanismo di finanziamento è il seguente: l’Europa emette debito per 750 miliardi di euro, forte del suo elevato merito creditizio. Si tratta di bond a tripla A di lungo periodo, con rimborso agli investitori dal 2028 al 2058. Questi soldi vengono poi distribuiti agli Stati Membri, attraverso diversi strumenti. Il più importante è il Recovery Fund (per esteso, Recovery and Resilience Facility), che distribuisce agli Stati 560 miliardi di euro, per sostenere investimenti e riforme «anche nell’ottica della transizione verde e digitale e per la resilienza delle economie nazionali, assicurandone il collegamento con le priorità dell’UE» segnala il comunicato UE.

Requisiti

Ci sono misure di condizionalità, nel senso che i diversi Paesi presentano dei piani e si impegnano ad attuarli, nel caso in cui non ci riescano perdono i soldi, in base al seguente meccanismo: i finanziamenti arrivano in diverse rate, legate a precisi obiettivi del piano, chi non li rispetta perde la rata successiva. Gentiloni ha sottolineato che i Paesi potranno presentare i piani già con i programmi di bilancio di ottobre. A regime, invece, la presentazione avverrà come di consueto con i piani di aprile.

Beneficiari

«Tutti gli Stati membri avranno accesso al sostegno, che tuttavia si concentrerà verso quelli che sono stati colpiti più duramente e in cui più acuto è il bisogno di aumentare la resilienza». Il Recovery Fund, ha aggiunto il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, si concentrerà sui Paesi più colpiti e con le maggiori esigenze. Per determinare l’importo da assegnare ai vari Paesi si terrà conto di diversi criteri: la prosperità relativa e il tasso medio di disoccupazione.

Gli Stati che vorranno beneficiarne dovranno preparare dei piani di recupero e resilienza e potranno farlo ogni anno nel mese di aprile, con i loro piani di riforma nazionali oppure prima, nell’ottobre dell’anno precedente, insieme ai progetti di bilancio». Quindi, il primo appuntamento utile sarebbe appunto il prossimo mese di ottobre. «I piani saranno poi sottoposti al vaglio della Commissione. Quando presenteranno i piani nazionali i Paesi dovranno spiegare come hanno intenzione di contribuire alle priorità identificate nel semestre europeo e così si potrà verificare se la spesa sia mirata e utilizzata nel modo corretto.

Le priorità definite a livello europeo si tradurranno anche in pratica a livello nazionale. I Paesi dovranno assumersi tutte le responsabilità per le loro riforme». E’ sostanzialmente questa, par di capire, la misura fondamentale di condizionalità: i paesi fanno i propri piani di rilancio su base volontaria, senza intromissioni europee, ma c’è una clausola rigida sull’impegno a rispettare i piani presentati.

Altri strumenti

Oltre al Recovery Fund ci sono altri strumenti previsti dal piano generale di 750 miliardi:

  • REACT-UE: 55 miliardi in più fino al 2022 sui piani di coesione, assegnati in funzione della gravità delle conseguenze socioeconomiche della crisi Coronavirus, tra cui il livello di disoccupazione giovanile e la prosperità relativa degli Stati membri.
  • Fondo per una transizione giusta: potenziato con un importo fino a 40 miliardi di euro per accelerare l’approdo alla neutralità climatica.
  • Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale: un rinforzo di 15 miliari di euro.
  • Sostegno alla solvibilità: un nuovo strumento, operativo da quest’anno, con 31 miliardi di euro per sostenere la solvibilità delle imprese (liberando 300 miliardi di euro). Il target fondamentale sono le imprese economicamente sostenibili che operano nei settori, nelle regioni e nei paesi più colpiti.
  • InvestEU: programma potenziato con 15,3 miliardi di euro. All’interno di questo piano verrà anche incorporato un nuovo dispositivo per gli investimenti strategici, con dotazione finanziaria aggiuntiva (fino a 15 miliardi di euro) per sbloccare investimenti pari a 150 miliardi in settori strategici (ambiente, digitale, catene del valore mercato interno).
  • Salute EU4Health: nuovo programma per la salute, dotazione di 9,4 miliardi di euro, potenzierà la sicurezza sanitaria e permetterà di prepararsi alle crisi sanitarie del futuro.
  • RescEU: rinforzo di 2 miliardi di euro per il meccanismo di protezione civile.
  • Orizzonte Europa: potenziamento da 94,4 miliardi di euro per finanziare attività essenziali di ricerca nel campo della salute, la resilienza e la transizione verde e digitale.
  • Azione esterna: dotazione supplementare di 16,5 miliardi, anche per l’assistenza umanitaria.

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Roadmap

La proposta della Commissione, quindi dell’esecutivo comunitario, deve ora seguire un preciso iter di approvazione. Primo step il Consiglio europeo, convocato per il 19 giugno, data che segnerà con ogni probabilità l’inizio del confronto fra i capi di stato e di governo UE. Quando ci sarà l’accordo fra i Paesi, si potrà procedere con il voto dei singoli parlamenti nazionali.

Come si vede, non sono finanziamenti destinati ad arrivare in tempi brevissimi (anche perché terminato l’iter politico inizia quello pratico, con l’emissione dei bond). Gentiloni ha anticipato le tempistiche attualmente previste: il 60% dei contributi a fondo perduto dovrebbe essere assegnato entro fine 2022. Il resto entro fine 2024. I prestiti dovrebbero partire dal 2024.

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