Recovery Plan: come funziona la suddivisione dei fondi, i criteri

di Redazione PMI.it

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Recovery Plan: chi ha deciso come suddividere i fondi, quali sono stati i criteri utilizzati, i paletti e le raccomandazioni della Commissione UE.

Il Recovery Plan italiano (PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), da presentare entro fine aprile alla Commissione Europea per ottenere i fondi del Recovery Fund, negli ultimi tempi ha fatto molto discutere il Paese. Al di là delle polemiche, politiche e non, una delle domande più diffuse riguarda chi ha deciso come suddividere i fondi, quali sono i criteri utilizzati, nonché i paletti e le raccomandazioni della Commissione UE. Vediamo dunque di dare una risposta a questi quesiti.

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Recovery Plan: i paletti dell’UE

I margini di manovra da parte dei Governi dei diversi Stati Membri in realtà non sono poi molto ampi: tutti i Recovery Plan devono rispettare i rigidi paletti fissati dalla Commissione Europea per fare in modo che i 750 miliardi del Next generation EU, o meglio i 672 miliardi della Recovery Facility, vengano utilizzati per raggiungere determinati obiettivi per la ripresa post Covid.

In pratica i fondi europei che arriveranno all’Italia non potranno essere utilizzati a piacimento, ma bisognerà investirli nei settori individuati dall’Unione Europea con l’obiettivo di far ripartire l’economia europea nel post pandemia. Ad esempio alla lotta al cambiamento climatico e alla transizione digitale gli Stati devono necessariamente destinare una determinata quota di risorse, indicata nelle 44 pagine di linee guida che la Commissione UE ha pubblicato il 17 settembre 2020. Quattro gli obiettivi primari:

  • la promozione della coesione economica, sociale e territoriale dell’Unione;
  • il rafforzamento della resilienza economica e sociale;
  • la mitigazione dell’impatto sociale ed economico della crisi;
  • il supporto alla transizione verde e digitale.

I criteri europei prevedono che:

  • almeno il 37% delle risorse UE deve essere speso per progetti verdi (in Italia almeno 72,5 miliardi di euro);
  • almeno il 20% venga speso per la transizione digitale (in Italia almeno 39 miliardi).

Oltre ai sopracitati vincoli ogni Paese dovrà necessariamente inserire nel Recovery Plan misure volte ad “affrontare efficacemente” i punti deboli rilevati dal Consiglio nelle sue raccomandazioni specifiche pubblicate ogni anno. Entrando nello specifico dell‘Italia, gli obiettivi specifici, ovvero i punti deboli evidenziati dall’UE, riguardano:

  • la lentezza della giustizia civile;
  • la bassa partecipazione di donne  e giovani al mercato del lavoro;
  • i risultati scolastici tra i peggiori dell’UE;
  • l’insufficiente offerta di asili nido.

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Ai Paesi Membri, l’UE chiede inoltre di fornire informazioni su quali componenti del loro Recovery Plan contribuiranno alle sette iniziative della strategia annuale per la crescita sostenibile, ovvero ai piani per l’accelerazione:

  • nell’uso delle energie rinnovabili;
  • della riqualificazione degli edifici;
  • della promozione di tecnologie per la mobilità pulita;
  • della diffusione di banda larga e 5G;
  • della digitalizzazione della pubblica amministrazione;
  • dello sviluppo di processori più efficienti;
  • del raddoppio della percentuale di aziende che usano big data e servizi cloud avanzati;
  • dell’aumento delle competenze digitali;
  • della formazione sul lavoro.

Altro paletto: gli investimenti previsti dagli Stati Membri devono essere realizzabili entro il 2026, quindi nell’arco di vita della Facility.

Recovery Plan: le decisioni dell’Italia

La bozza italiana del Recovery Plan recepisce tutte le indicazioni europee. Per quanto riguarda i fondi del Recovery Facility, l’attuale versione del PNRR assegna:

  • alla transizione green 80 miliardi, pari al 40,8% dei fondi;
  • al digitale 45 miliardi (23%).

A questi due settori viene quindi di fatto assegnato il 64% delle risorse in arrivo dall’UE.

Per rispettare il vincolo di realizzare i progetti entro il 2026, l’Italia per quanto riguarda le infrastrutture ha scelto di concentrarsi sul rafforzamento e l’estensione di alcune tratte ferroviarie e la realizzazione dell’alta velocità al Sud.

Sulla sanità la Commissione UE non ha fissato paletti troppo vincolanti, lasciando la possibilità ai Paesi di finanziare il settore anche con le risorse del MES. Per la sanità, il Recovery Plan italiano prevede 19,7 miliardi di euro. Tra le priorità indicate nel PNRR italiano ci sono:

  • il miglioramento dell’accessibilità;
  • il rafforzamento dell’assistenza di lungo termine;
  • il rafforzamento dell’assistenza territoriale con il ricorso alla digitalizzazione, alla telemedicina per l’assistenza domiciliare ai pazienti anziani;
  • l’ampliamento dell’accesso dei laureati in medicina alle specializzazioni che sono risultate più scoperte durante la pandemia, a partire da anestesia e terapia intensiva.

Maggiore discrezionalità viene lasciata dall’UE riguardo i circa 13 miliardi del React EU, che dovrebbero essere utilizzati dal Governo italiano per il taglio dei contributi per i lavoratori del Sud.