Crowdsourcing e open enterprise: innovazione low cost per PMI

di Fabrizio Scatena

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Portare l'innovazione nelle Pmi sfruttando modelli innovativi come il Crowdsourcing: Paolo Ferigo di Ide4 racconta a PMI.it la sua esperienza.

Se è vero che l’innovazione è una precondizione per sopravvivere o consolidarsi sul mercato, è anche da riconoscere che le Pmi hanno bisogno di ricorrere a un modello di business economicamente sostenibili per implementarla.

Una risposta semplice e forte può venire dal: l’azienda o il professionista lanciano un’offerta pubblica per lo sviluppo di un progetto, servizio o prodotto; l’esperto o agenzia esterna rispondono con una proposta economica competitiva, e si accaparrano il lavoro.

Il risultato è un progetto ben fatto al costo giusto.

Le piccole imprese sono l’ambiente ideale per coltivare queste forme di collaborazione, poiché i limiti economici o culturali impediscono spesso il fiorire di competenze specialistiche interne.

Ne abbiamo parlato con Paolo Ferigo, amministratore di Ide4, società del parco tecnologico e innovazione di Bolzano specializzata nella gestione di progetti in telelavoro.

1.Perché l’innovazione è tanto importante per le PMI?

In un periodo di crisi l’innovazione è una tappa obbligata prima ancora di essere una scelta strategica; per me è una condizione di vita ed un piacere.
Ma per innovare si deve prima conoscere, ed avere un atteggiamento di curiosità e pazienza.

La conoscenza porta alla ricerca di informazioni, idee e opportunità che servono a creare una propria visione del futuro, per cercare di anticiparlo.
Dopo la visione viene il momento più complicato: misurarsi con la realtà per trovare una soluzione concreta. Porsi obiettivi difficili stimola la creatività, e quindi la ricerca di una soluzione, che spesso ci induce ad introdurre una piccola innovazione.

2.Che ruolo gioca Internet nell’innovazione aziendale?

Viviamo un momento epocale di maturazione di Internet, che sta cambiando (velocemente ma solo recentemente) modelli aziendali uguali da decenni. Internet “funziona” davvero bene da appena cinque anni, ma è evidente quanto questo breve periodo abbia rivoluzionato la nostra vita in tutti gli aspetti; possiamo quindi ben immaginare con la crescita veloce che sta avendo la tecnologia, quante innovazioni ci aspettano per i prossimi cinque anni.

Nasceranno nuovi profili professionali adatti a gestire questi cambiamenti, e le aziende dovranno accettare di aggiornare i propri modelli organizzativi e la gestione di gran parte delle funzionalità aziendali. La cultura informatica migliora costantemente ma lentamente, mentre nuove opportunità di business o tecnologiche vengono presentate ogni giorno a ritmo esponenziale. Non è possibile approfittare di queste opportunità o aumentare la propria competitività se non si modifica la propria organizzazione!

L’importante è iniziare da un primo ambito di applicazione, che ogni azienda potrà individuare in base alle priorità (marketing, comunicazione, gestione risorse, ricerca e sviluppo, etc..). Noi ad esempio, dal 2003 ci siamo prefissati di organizzare la nostra azienda con una struttura al 100% basata su web e telelavoro, ripensando ogni funzionalità aziendale secondo un nuovo modello.

Il passo più difficile è introdurre una prima innovazione, constatarne gli effetti positivi e proseguire passo dopo passo, con il supporto di consulenti seri. Seguendo questo schema sarà più semplice introdurre l’innovazione successiva e diffondere in azienda una cultura condivisa.

2.Quali sono le caratteristiche e gli strumenti più efficaci per un imprenditore veramente l’innovativo?

Conoscenza, apertura mentale, organizzazione, comunicazione e minima propensione al rischio, che un imprenditore dovrebbe già avere nel proprio DNA.

Trovo sbagliato pensare che l ‘ innovazione sia legata esclusivamente ad una tecnologia o a un prodotto, mi piace pensare che sia piuttosto una fonte di nuovi strumenti per affrontare un processo che prende in considerazione diversi aspetti.

Limitatamente alle opportunità legate ad Internet penso a quanti credono che il referente ideale sia il proprio fornitore di computer, che non è in grado di fornire le informazioni necessarie e in più tenderà a vendere un prodotto commerciale come unica soluzione. C’è invece bisogno di nuovi profili professionali quali il “consulente di innovazione“, capace di analizzare globalmente un ‘ esigenza aziendale prima di individuare possibili soluzioni e coordinare gli specialisti più adatti.

3.Come si fa nascere anche nelle PMI la cultura dell’innovazione?

Le grandi aziende possono gestire l ‘ innovazione ma per le Pmi è molto più difficile: globalizzazione, telelavoro, outsourcing, networking… quante sanno approfittarne invece di percepirli come potenziali pericoli?

La paura nasce dalla non conoscenza e quindi dobbiamo iniziare da questo punto_ è importante che un imprenditore o manager non sbagli l’approccio iniziale per non rimanere deluso da un consulente impreparato o da un corso di formazione poco concreto.

Megli0 adottare un approccio semplice e concreto, iniziando a sfruttare le tante opportunità a basso costo, soprattutto ora che la crisi funge da stimolo.

* Immagine Shutterstock

4.Quali opportunità esistono per le aziende che investono in processi innovativi?

Si possono infatti utilizzare gratuitamente o a basso costo informazioni, tecnologie, filosofie, connessioni, corsi di formazione, risorse e consulenze.
A volte ci sono finanziamenti europei o regionali da sfruttare, ma non sempre facili da conoscere.

Innovare in ritardo garantisce forse la sopravvivenza, mentre anticipare o cavalcare le innovazioni favorisce un reale vantaggio competitivo. Ma ricordiamoci che esagerare con l’innovazione può essere dannoso!

Possiamo sfruttare reti dove discutere e ricevere suggerimenti da operatori “concorrenti” e affrontare nuovi mercati per vendere, comprare o scambiare servizi, prodotti e idee.

Ponetevi un primo obiettivo concreto e trovate un consulente serio nella vostra zona, oppure online. Avrete iniziato un percorso che non avrà fine.

5.Quali sono i partner più adatti per generare processi innovativi?

Un imprenditore deve convincersi che un suo problema è lo stesso di molti altri concorrenti, alcuni dei quali l’hanno già risolto con una soluzione esistente, ma che evidentemente lui non conosce. Una buona soluzione sarebbe quella di consultare altri operatori del settore per scambiare suggerimenti, consigli, risorse, esperienze e soluzioni, ma questo non è sempre possibile.

L’alternativa è individuare un primo obiettivo (esempio banale: abbassare i costi telefonici oppure aumentare i clienti) ed iniziare una semplice analisi con un consulente serio, in grado di individuare il problema ed indicare le soluzioni e gli specialisti più indicati.

Spesso la soluzione non sta in un singolo software o una sola attività, ma in un insieme di elementi in relazione tra di loro.

6.Quali sono i punti forza di un modello di business come il crowdsourcing?

Ogni azienda sa fare meglio delle cose piuttosto di altre. In altri casi non ha sempre il tempo, le risorse e le capacità di sviluppare in tempi brevi una nuova idea imprenditoriale oppure un nuovo servizio o prodotto. Per questo anche noi ci siamo avvicinati alle filosofie crowdsourcing, open enterprise e simili.

Meglio condividere un progetto con altre aziende complementari piuttosto che rischiare di non realizzarlo, farlo male o arrivare troppo tardi sul mercato. Non è facile trovare partner preparati per questa forma di rapporto, ma le esperienze positive aumentano contribuendo all’affermazione di questo modello di business, che rappresenta una possibilità da valutare con attenzione.

Nel nostro caso abbiamo realizzato progetti con una migliore qualità, risparmio sui tempi di realizzazione e sui costi, un importante partecipazione e la condivisione di esperienze, contatti e clienti. Inoltre il crowdsourcing ci ha offerto la possibilità di sviluppare più progetti contemporaneamente, e questo ci ha permesso di concentrare più tempo e risorse sulla fase creativa che è da sempre stata il core-business di Ide4.

7.Questo modello non rischia di essere troppo dispersivo sul lungo periodo?

Si tratta di un modello recente e quindi non ho dati sufficienti per dare una risposta, o più probabilmente non ne sono a conoscenza. Comunque vedo il crowdsourcing come una condizione iniziale, che in alcuni casi potrebbe proseguire attraverso modelli più usuali e ampiamente testati, come un consorzio di aziende o una società start-up.

Vedo bene le soluzioni ibride, dove la forma tradizionale viene supportata da strumenti collaborativi online che permettono un’organizzazione aziendale più snella, e che può beneficiare largamente del telelavoro tra le aziende partecipanti al progetto.

8.Puoi farci un esempio di un’azione gestionale che facilita l’innovazione?

Per innovare si deve prima conoscere e poi, possibilmente, entrare in una rete di soggetti con medesimi interessi ed esigenze. Per favorire la conoscenza dell’innovazione abbiamo ideato un particolare modello di formazione e sensibilizzazione chiamato “Innovation Training” e che abbiamo testato con diverse associazioni di categoria (alimentari, orafi, architetti, commercialisti, artigiani, archeologi, etc..) riscontrando sempre un interesse ed entusiasmo.

Un modello intuitivo che si può proporre ad una associazione di categoria, un’azienda, un gruppo di aziende o professionisti: attraverso incontri successivi, in aula o online, i partecipanti individuano un proprio personale percorso formativo in base al proprio interesse ed alla disponibilità di tempo.

L’obiettivo principale è dimostrare, anche agli imprenditori più scettici, quanto sia reale la possibilità di poter introdurre in breve tempo alcune innovazioni utili e concrete: chi scopre l’innovazione e ne riscontra un reale beneficio non si fermerà più.

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