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Fondi Pensione, la Covip promuove la riforma 2026: prossimo step 1° luglio

di Barbara Weisz

15 Giugno 2026 09:00

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Le nuove regole 2026 ampliano la platea e rafforzano il secondo pilastro previdenziale: adesione automatica, investimenti life-cycle e nuove prestazioni cambiano il paradigma

Una previdenza complementare più inclusiva, flessibile ed efficace nella tutela dell’età anziana. È in questa cornice che il presidente della Covip Mario Pepe, nelle Considerazioni lette il 10 giugno alla Camera, ha promosso le novità della Legge di Bilancio 2026 sui fondi pensione, definendole una «vera riforma». Per l’autorità di vigilanza è un disegno organico che agisce insieme su adesione, investimento ed erogazione delle prestazioni, il cambio di indirizzo più ampio dalla riforma del 2005.

La Covip promuove la riforma dei Fondi Pensione

Per la Covip, la Legge di Bilancio 2026 è una vera riforma perché interviene insieme sulle fasi della vita di un fondo pensione: l’ingresso, l’investimento delle somme e l’incasso della prestazione. Le innovazioni, segnala Pepe, vanno nella direzione che la stessa Commissione aveva indicato come prioritaria un anno prima e avvicinano l’Italia alle esperienze internazionali più avanzate.

In tabella la sintesi delle novità e della lettura dell’autorità di vigilanza.

Fase Novità Analisi Covip
Adesione adesione automatica dei neoassunti dal 1° luglio cambio di paradigma, platea più ampia
Investimento linee life-cycle per le adesioni non esplicite allineamento a OCSE e Commissione europea
Erogazione rendita a durata definita, prelievi liberi, frazionata sistema più aderente ai bisogni, attenzione alla complessità
Portabilità contributo datoriale trasferibile dal 31 ottobre effetti ancora difficili da valutare
Fisco deducibilità fino a 5.300 euro semplificazione più che ampliamento

TFR ai fondi pensione: adesione automatica neoassunti

Dal 1° luglio 2026 i lavoratori di prima assunzione del settore privato, esclusi i domestici, aderiscono in automatico alla previdenza complementare salvo rinuncia entro 60 giorni (art. 1, commi 204-205, L. 199/2025). Parte da qui l’analisi di Pepe, che definisce la revisione del meccanismo un «cambio di paradigma»: l’adesione automatica dei neoassunti trasforma in regola ciò che prima era una scelta, e con il TFR confluisce anche il contributo del datore di lavoro e del lavoratore.

L’obiettivo, rileva il presidente, è superare l’inerzia decisionale che frena l’ingresso nei fondi pensione nei primi anni di lavoro, ampliare in modo strutturale la platea e rafforzare nel tempo l’adeguatezza delle prestazioni, colmando il ritardo di adesione accumulato finora rispetto ai sistemi previdenziali più avanzati.

I numeri della Relazione 2026 confermano peraltro un sistema in salute, con iscritti e patrimonio in crescita e rendimenti dei fondi pensione sopra il TFR, base su cui poggia il giudizio del presidente.

Adesioni e investimenti calibrati sul rischio-rendimento

I contributi e le quote di TFR di chi entra senza una scelta esplicita vengono ora indirizzati su linee di investimento life-cycle, calibrate su orizzonte temporale ed età dell’iscritto, al posto della linea garantita di default (art. 8, comma 9, dlgs 252/2005). Per Pepe è uno dei tratti più qualificanti del nuovo disegno, perché allinea l’Italia alle raccomandazioni di OCSE e Commissione europea sulle adesioni automatiche.

Il modello sposta l’iscritto tra comparti più o meno azionari seguendo le fasi della vita lavorativa, con maggiore esposizione quando l’orizzonte è lungo. Sul decennio le linee a più alto contenuto azionario hanno reso intorno al 5% medio annuo composto contro il 2,5% del TFR, e proprio questa distanza spiega la spinta dell’autorità verso profili meno prudenti per chi ha davanti molti anni di accumulo.

Prestazioni flessibili a rischio complessità

Accanto alla rendita vitalizia la riforma introduce la rendita a durata definita, i prelievi liberamente determinabili e l’erogazione frazionata, e alza dal 50 al 60% la quota di montante incassabile in capitale. Sono soluzioni, osserva Pepe, accomunate dalla possibilità di modulare nel tempo l’uso del capitale accumulato e di indicare i beneficiari in caso di decesso, che rendono il sistema più aderente alle esigenze individuali.

L’autorità segnala però un rovescio della medaglia: nella prima applicazione la varietà delle opzioni può tradursi in complessità per chi deve scegliere. Da qui la richiesta ai fondi di un’informativa chiara su ciascuna soluzione e l’impegno della Covip a delineare un quadro iniziale semplice, perché la libertà in più non si trasformi in incertezza.

Portabilità del contributo datoriale, giudizio sospeso

Sulla portabilità del contributo datoriale Pepe non si sbilancia: la misura consente a chi lascia un fondo negoziale di categoria di portarsi dietro anche il contributo dell’azienda, e l’autorità ne seguirà gli effetti, ancora difficili da prevedere data l’innovatività. La decorrenza è fissata al 31 ottobre 2026 (art. 1, comma 201, L. 199/2025), dopo lo slittamento deciso con la conversione del decreto PNRR (DL 19/2026 convertito in L. 50/2026).

Deducibilità a 5.300 euro, solo una semplificazione

Il tetto di deducibilità dei contributi alla previdenza integrativa dal periodo d’imposta 2026 salito a 5.300 euro dai precedenti 5.164,57, per Pepe è una semplificazione da arrotondamento più che come un reale ampliamento del beneficio, e indica come fronte più promettente il riporto agli anni successivi delle deduzioni non sfruttate dai lavoratori discontinui.

Nuovi nati e sanità, frontiera del secondo pilastro

Oltre alla riforma in vigore, Pepe indica i prossimi fronti: un bonus per iscrivere i nuovi nati alla previdenza complementare, ancora allo stato di proposta, e l’integrazione tra fondi pensione, long-term care e sanità integrativa in un welfare unico. Per il presidente la stessa Covip potrebbe vigilare anche sul welfare integrativo, sul modello già sperimentato con i fondi pensione, mentre con il decreto PNRR nasce l’arbitro per le controversie previdenziali presso la Commissione.

Molte di queste idee erano già nelle proposte della Covip di un anno fa, oggi in buona parte diventate legge, segnale della direzione verso cui l’autorità spinge il secondo pilastro previdenziale.