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Stipendi 2026: salari privati ben sotto la PA, cresce l’insoddisfazione

di Teresa Barone

9 Febbraio 2026 09:00

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Stipendi 2026: nel privato aumenti frenati e salari sotto la PA. Cresce l'insoddisfazione: il 40% dei lavoratori è pronto a cambiare azienda.

Nel 2026 il potere d’acquisto degli italiani resta al centro del dibattito economico. Sebbene le retribuzioni contrattuali segnino un aumento medio del 3,1%, il dato nasconde un profondo divario: i lavoratori del settore privato restano indietro rispetto ai rinnovi record della Pubblica Amministrazione.

Il divario retributivo nel privato rispetto al pubblico

Mentre i comparti dell’industria e dei servizi segnano incrementi che faticano a superare la soglia del 3,4%, la PA ha registrato picchi di adeguamento molto più consistenti. La distanza tra chi lavora in azienda e chi nei Ministeri è ormai certificata dai numeri dei rinnovi contrattuali:

Settore Incremento (%)
Ministeri (PA) +7,2%
Forze Armate (PA) +6,9%
Industria (Privato) +3,4%
Servizi (Privato) +3,0%

A pesare è anche lo stallo dei contratti scaduti. A fine dicembre 2025, sono ancora 2,7 milioni i dipendenti privati in attesa di rinnovo. Con un’attesa media di 18,9 mesi, l’adeguamento dei stipendi nel privato non riesce a compensare il reale costo della vita.

Le sorprese nella busta paga 2026

In un contesto di rinnovi contrattuali lenti, la vera partita per i dipendenti privati si gioca sul fronte fiscale. Nel 2026, lo stipendio netto è influenzato da una serie di variabili IRPEF in busta paga (e non solo) che rendono il calcolo manuale quasi impossibile e il dato del “minimo tabellare” del tutto parziale.

I fattori che rimescolano le carte in busta paga quest’anno sono principalmente tre:

  • la nuova architettura IRPEF, che ha ridotto l’imposizione fiscale sui redditi medi ma con vantaggi contenuti;
  • l’esonero contributivo al posto del taglio del cuneo contributivo, soggetto a variazioni anche minime di retribuzione lorda;
  • fringe benefit e detassazioni sui premi di risultato, forse l’unica vera leva di incremento netto per chi ha il contratto nazionale fermo.

Questa complessità tecnica spiega perché la percezione di “stipendi bassi” sia così diffusa: senza una proiezione corretta delle detrazioni e delle nuove aliquote, è difficile accorgersi dei reali margini di miglioramento del proprio netto mensile.

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Salari insufficienti: il malcontento traina la mobilità esterna

L’insoddisfazione salariale sta trasformando radicalmente anche il mercato del lavoro. Oltre il 60% dei professionisti ritiene che la propria retribuzione non sia adeguata al livello di responsabilità, portando a una ricerca attiva di nuove opportunità. Fino a pochi anni bastava ottenere lo smart working per rinunciare all’aumento; oggi non è più possibile con il caro vita che erode gli stipendi. E come ha commentato Chris Dottie, Managing Director di Hays Italia:

il 2026 non sarà un anno di attesa ma di scelte strategiche: le aziende che non affrontano il nodo della trasparenza salariale rischiano di perdere i talenti migliori.

I dati sulla mobilità per il 2026 sono peraltro chiari: be 4 lavoratori su 10 si dicono pronti a cambiare azienda per ottenere un aumento.

La crescita interna è infatti percepita come troppo lenta rispetto alla mobilità esterna e comunque, oltre ad uno stipendio adeguato, si cercano anche benefit strutturati (56%) e maggiore flessibilità (42%).