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Aumento pensioni 2027: rivalutazione stimata al 2,7% e tabella al netto

di Anna Fabi

21 Settembre 2026 19:12

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Rivalutazione pensioni 2027 calcolata sull'indice FOI Istat di agosto: aumenti lordi e netti per fascia, pensioni minime, conguaglio di gennaio e decreto di novembre

Aggiornato dall’Istat l’indice FOI, su cui si calcola l’aumento per rivalutazione delle pensioni 2027: ad agosto i prezzi per le famiglie di operai e impiegati sono saliti del 3,4% in un anno. Se l’indice restasse fermo a quel livello fino a dicembre, la media annua si tradurrebbe in un indice di perequazione al 2,7%, pari a 27 euro lordi al mese ogni 1.000 euro di assegno fino a quattro volte il minimo; con prezzi ancora in salita si arriverebbe al 2,9%.

La stima si aggiorna a metà ottobre con il FOI definitivo di settembre, poi la percentuale ufficiale sarà calcolata nel consueto decreto del Ministero dell’Economia a novembre, tenendo conto anche delle stime per l’ultimo trimestre 2026. Una parte dell’aumento se ne va in IRPEF: la tabella al netto indica quanto resta nel cedolino per ciascun importo.

Il dato definitivo per il 2026 esce a metà gennaio 2027, con eventuali differenze a conguaglio sulle pensioni 2028. Nel cedolino pensione di gennaio 2027 non dovrebbe esserci invece alcun conguaglio sul 2026, perché l’inflazione certificata coincide con l’aumento già applicato.

In sintesi:

  • l’indice FOI senza tabacchi, su cui si calcola la rivalutazione delle pensioni, vale 103,7 ad agosto (base 2025=100), con un aumento dello 0,6% su luglio;
  • la stima PMI.it sugli indici FOI colloca la perequazione fra il 2,6% e il 2,9% a seconda dei prezzi di fine anno, mentre l’inflazione acquisita del 2,9% diffusa dall’Istat riguarda l’indice generale NIC;
  • al netto dell’IRPEF, su una pensione lorda di 2.000 euro al mese l’aumento di 54 euro si riduce a circa 38 euro, addizionali escluse;
  • la percentuale ufficiale arriva con il decreto MEF nella seconda metà di novembre e si applica in via provvisoria dal cedolino di gennaio;
  • il conguaglio di gennaio 2027 sulla rivalutazione applicata nel 2026 è stimato pari a zero, perché l’1,4% provvisorio coincide con la variazione media del FOI 2025 certificata dall’Istat.

Inflazione acquisita 2026, i dati Istat di agosto

L’Istat ha confermato il 16 settembre 2026 che ad agosto l’inflazione misurata dall’indice generale NIC è salita dello 0,5% su luglio e del 3,3% su agosto 2025, come indicava la stima preliminare del 1° settembre. L’accelerazione dal 2,9% di luglio arriva dall’energia: gli energetici regolamentati salgono al 18,6% annuo e quelli non regolamentati al 17,0%, con la benzina a +16,3% e il gasolio per auto a +26,7%. Il carrello della spesa scende allo 0,9% e l’inflazione di fondo all’1,5%, in linea con le tendenze descritte nei dati sull’inflazione di agosto.

L’inflazione acquisita 2026 diffusa dall’Istat è del 2,9% per l’indice generale e dell’1,9% per la componente di fondo, cioè la crescita media dell’anno se i prezzi restassero fermi fino a dicembre. Il Documento di finanza pubblica approvato dal Governo ad aprile indicava per il 2026 un’inflazione del 2,8%. Le simulazioni sull’aumento delle pensioni 2027 circolate a inizio settembre hanno applicato agli assegni il 2,9%, che però misura un indice diverso da quello previsto per la perequazione.

Il calcolo per la perequazione delle pensioni

La perequazione delle pensioni si calcola sull’indice FOI, quello dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi: il decreto interministeriale che ogni anno attua l’art. 11, comma 1, del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 503 recepisce la sua variazione media annua comunicata dall’Istat. Ad agosto il FOI vale 103,7 (base 2025=100), con un aumento dello 0,6% su luglio e del 3,4% su agosto 2025. È il primo mese dell’anno in cui cresce più dell’indice generale: da gennaio a luglio era sempre cresciuto meno, dallo 0,8% contro l’1,0% di gennaio al 2,8% contro il 2,9% di luglio.

Per il FOI l’Istat non pubblica l’inflazione acquisita. Con il metodo che l’Istituto applica all’indice generale, mantenendo l’indice di agosto fermo fino a dicembre e confrontando la media dei dodici mesi con quella del 2025, pari a 100 nella nuova base, la media FOI 2026 risulterebbe superiore del 2,7%. Applicato agli indici NIC, lo stesso calcolo restituisce esattamente il 2,9% ufficiale.

Mese 2026 Indice FOI senza tabacchi (base 2025=100)
Gennaio 100,4
Febbraio 100,9
Marzo 101,5
Aprile 102,5
Maggio 102,8
Giugno 102,8
Luglio 103,1
Agosto 103,7

Rivalutazione pensioni 2027, quando esce

La rivalutazione delle pensioni 2027 sarà fissata dal decreto del Ministero dell’Economia nella seconda metà di novembre, sulla variazione media del FOI che l’Istat comunica a inizio mese: dati definitivi fino a settembre e stime dell’Istituto per ottobre, novembre e dicembre. La percentuale si applica in via provvisoria dal cedolino di gennaio; il dato annuale definitivo del 2026 esce a metà gennaio 2027 con il comunicato sui prezzi di dicembre, e le eventuali differenze vanno a conguaglio a gennaio 2028.

Il FOI definitivo di settembre, atteso a metà ottobre, è il primo dato che modifica la stima, perché la rilevazione preliminare del 30 settembre riguarda solo gli indici NIC e IPCA. Nel ciclo precedente l’Istat ha trasmesso i dati al Ministero il 3 novembre 2025 e il decreto del 19 novembre 2025 ha fissato l’1,4% con stime del -0,2%, -0,1% e +0,1% per l’ultimo trimestre; i valori effettivi sono stati -0,2%, -0,1% e +0,2%, e la media definitiva ha confermato l’1,4%.

Fino a dicembre gli scenari di rivalutazione dipendono dall’andamento mensile del FOI:

  • con variazioni uguali a quelle di settembre-dicembre 2025, pari a -0,1%, -0,2%, -0,1% e +0,2%, la media FOI 2026 crescerebbe del 2,6%;
  • con l’indice fermo al livello di agosto crescerebbe del 2,7%;
  • con aumenti dello 0,2% al mese fino a dicembre crescerebbe del 2,9%.

Fasce di perequazione 2027: soglie e scaglioni

Il calcolo della rivalutazione 2027 avviene per scaglioni di importo, con un’aliquota diversa per ciascuna fascia dell’assegno. Lo stabilisce l’art. 1, comma 478, della Legge 27 dicembre 2019, n. 160, che rinvia al meccanismo dell’art. 34, comma 1, della Legge 23 dicembre 1998, n. 448: adeguamento pieno fino a quattro volte il trattamento minimo, al 90% fra quattro e cinque volte, al 75% sulla parte eccedente. In pratica la riduzione colpisce solo la quota di assegno che supera ciascuna soglia.

Nel 2023 e nel 2024 valeva il criterio dell’importo complessivo, che assegnava una sola percentuale ridotta a tutto l’assegno; la Corte costituzionale (sent. n. 52/2026, depositata il 16 aprile 2026) ha dichiarato non fondate le questioni sollevate su quella disciplina. Poiché le soglie si misurano sul minimo dell’anno precedente, nel 2027 le fasce di perequazione si calcolano su 611,85 euro: quattro volte il minimo valgono 2.447,40 euro mensili, cinque volte 3.059,25 euro.

Aumento pensioni 2027, stime per importi di pensione

L’aumento delle pensioni 2027 cresce meno che proporzionalmente all’importo, perché solo le quote oltre le soglie subiscono la riduzione al 90% e al 75%. La tabella indica per ogni importo la forchetta fra lo scenario al 2,6% e quello al 2,9%, con il valore al 2,7% fra parentesi; i valori sono lordi e mensili, in attesa del decreto.

Pensione lorda mensile Aumento lordo stimato fra 2,6% e 2,9% (valore al 2,7%)
1.000 euro da 26,00 a 29,00 euro (27,00)
1.500 euro da 39,00 a 43,50 euro (40,50)
2.000 euro da 52,00 a 58,00 euro (54,00)
2.500 euro da 64,86 a 72,35 euro (67,36)
2.800 euro da 71,88 a 80,18 euro (74,65)
3.500 euro da 86,54 a 96,53 euro (89,87)
4.000 euro da 96,29 a 107,41 euro (100,00)

Ad esempio, su un assegno da 2.800 euro e una rivalutazione al 2,7%, la quota entro la prima soglia si rivaluta all’indice pieno e i restanti 352,60 euro al 90% dell’indice, cioè al 2,43%, per un aumento di 74,65 euro al mese. Fra lo scenario più basso e quello più alto la distanza va da 3 euro lordi al mese su una pensione da 1.000 euro a 11,12 euro su una da 4.000 euro. Chi applica il 90% all’intero importo ottiene un risultato inferiore a quello spettante, perché usa il criterio dell’importo complessivo, valido solo nel 2023 e nel 2024.

Tabella aumento pensioni 2027 al netto IRPEF

Al netto dell’IRPEF l’aumento delle pensioni 2027 perde da poco meno di un terzo a oltre il 40% del valore lordo: su 2.000 euro lordi al mese la rivalutazione al 2,7% vale 54 euro lordi e circa 38,10 euro netti. Il calcolo applica al reddito annuo, pari a tredici mensilità, le aliquote dell’art. 11 del TUIR, cioè 23% fino a 28.000 euro, 33% fino a 50.000 euro e 43% oltre, e la detrazione per redditi di pensione dell’art. 13, comma 3, che diminuisce al crescere del reddito.

Proprio la riduzione della detrazione alza il prelievo effettivo sull’aumento oltre l’aliquota dello scaglione. Fra 8.500 e 28.000 euro annui ogni euro in più fa perdere circa 6,4 centesimi di detrazione, per cui l’aumento sconta un’imposta intorno al 29,4% invece del 23%; fra 28.000 e 50.000 euro il prelievo effettivo sale a circa il 36,2%.

Pensione lorda
mensile
Aumento netto
stimato fra 2,6% e 2,9%
(valore al 2,7%)
1.000 euro da 18,35 a 20,47 euro (19,05)
1.500 euro da 27,52 a 30,70 euro (28,58)
2.000 euro da 36,69 a 40,92 euro (38,10)
2.500 euro da 41,39 a 46,17 euro (42,99)
2.800 euro da 45,87 a 51,17 euro (47,64)
3.500 euro da 55,23 a 61,61 euro (57,36)
4.000 euro da 54,89 a 61,22 euro (57,00)

Oltre 50.000 euro di reddito annuo, cioè sopra circa 3.846 euro lordi al mese, l’aliquota marginale del 43% annulla il vantaggio dell’importo più alto: la pensione da 4.000 euro riceve 100 euro lordi di aumento e 57 euro netti, meno dei 57,36 euro della pensione da 3.500 euro, che ha un aumento lordo di 89,87 euro.

I valori presuppongono la pensione come unico reddito, le regole IRPEF in vigore nel 2026, compresa la maggiorazione di 50 euro della detrazione fra 25.000 e 29.000 euro, e nessun altro onere. Sono escluse le addizionali regionali e comunali, che variano per Regione e Comune e riducono ulteriormente l’aumento. Dal 1° gennaio 2027 aliquote e detrazioni confluiscono nel nuovo Testo unico delle imposte sui redditi approvato con il D.Lgs. 19 giugno 2026, n. 117, e la Manovra 2027 può modificarle.

Per una situazione con altri redditi o detrazioni, il calcolo IRPEF online accetta anche il reddito da pensione.

Conguaglio nel cedolino di gennaio 2027

Il cedolino di gennaio 2027 conterrà la nuova perequazione provvisoria per il 2027 e l’eventuale conguaglio sulla rivalutazione applicata nel 2026, fissata in via provvisoria dal decreto interministeriale del 19 novembre 2025 salvo conguaglio in sede di perequazione per l’anno successivo.

Il conguaglio sul 2026 dovrebbe risultare nullo: con i dati definitivi di dicembre diffusi il 16 gennaio 2026, l’Istat ha certificato per il 2025 una crescita media dell’indice FOI senza tabacchi dell’1,4%, pari al provvisorio. La conferma formale spetta al decreto di novembre, come è avvenuto per il 2024, quando lo stesso decreto ha reso definitivo lo 0,8% già applicato.

Pensioni al minimo 2027 e incremento aggiuntivo

Con una rivalutazione al 2,7% il trattamento minimo salirebbe da 611,85 a circa 628,37 euro mensili e l’assegno sociale da 546,24 a circa 560,99 euro; nella forchetta degli scenari il minimo va da 627,76 a 629,59 euro e l’assegno sociale da 560,44 a 562,08 euro. Limiti di reddito e requisiti sono nella scheda sulla rivalutazione dell’assegno sociale 2027. I valori 2026 sono fissati dalla Circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025 e, collocandosi nella prima fascia, si rivalutano all’indice pieno.

Per chi percepisce il minimo l’aumento netto coincide con quello lordo: 628,37 euro per tredici mensilità fanno circa 8.169 euro l’anno, sotto la soglia di 8.500 euro entro cui la detrazione per redditi di pensione azzera l’IRPEF.

Sulle pensioni minime 2027 agisce una seconda componente in scadenza. L’incremento aggiuntivo introdotto dall’art. 1, comma 310, della Legge 29 dicembre 2022, n. 197 e prorogato dall’art. 1, comma 177, della Legge 30 dicembre 2024, n. 207 vale l’1,3% per il 2026 e, senza un nuovo intervento, cessa il 31 dicembre. Chi incassa il minimo maggiorato, pari a circa 619,80 euro nel 2026, con una rivalutazione al 2,7% riceverebbe nel 2027 circa 628,37 euro: un aumento effettivo di 8,57 euro al mese, circa la metà della sola perequazione.

La sua eventuale proroga rientra fra le proposte in campo per la Manovra 2027.