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Riforma Pensioni: prime ipotesi di Governo per la Manovra 2026

di Barbara Weisz

Pubblicato 22 Agosto 2025
Aggiornato 24 Agosto 2025 02:52

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Riforma Pensioni: il Governo valuta nella Manovra 2026 il potenziamento della pensione a 64 anni e il blocco delle aspettative di vita almeno per il 2027.

La possibilità di andare in pensione a 64 anni anche per i lavoratori che rientrano nel sistema misto e la sterilizzazione dell’aumento delle aspettative di vita: sono le due ipotesi di modifica normativa in materia previdenziale che il Governo sta pensando di inserire nella Legge di Bilancio 2026.

Sulle proroghe delle misure di flessibilità in uscita, come l’APE Sociale o Quota 103, al momento non ci sono grandi indicazioni nemmeno a livello di dibattito. Il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, si è limitato a ventilare la possibilità di una modifica dell’Opzione Donna, senza fornire ulteriori dettagli sulle ipotesi allo studio.

Riforma Pensioni 2026: misure alle studio

Il dibattito sulla riforma pensioni si riaccende con l’approssimarsi dell’autunno e della predisposizione della manovra economica. Il punto è sempre lo stesso da diversi anni: si attende una complessiva riforma del sistema previdenziale che però viene costantemente rimandata, e nel frattempo si lavora sugli strumenti di flessibilità in uscita prorogandoli e introducendo modifiche per consentire la fuoriuscita dal mondo del lavoro a coloro che hanno un numero sufficiente di contributi.

Anche quest’anno non sembra ci siano in alcun modo le condizioni per arrivare a un riforma pensioni complessiva, per cui l’esecutivo sta iniziando a pensare a quali correttivi introdurre.

Pensione a 64 anni nel sistema misto

Il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, intervistato da Repubblica, ha esplicitato l’intenzione di ampliare la platea di coloro che possono ritirarsi a 64 anni. «Valutiamo i costi per estenderla anche a chi è nel sistema misto. Vogliamo rafforzare poi la previdenza complementare, anche permettendo di usare il TFR girato all’INPS come rendita per alzare le pensioni e uscire a 64 anni», ha dichiarato.

Attualmente la normativa consente questa opzione solo ai contributivi puri, che quindi hanno iniziato a versare contributi dal 1996, e richiede oltre al requisito di età anche 20 anni di contributi e un trattamento maturato pari ad almeno tre volte l’importo dell’assegno sociale. Ci sono poi condizioni più favorevoli per le lavoratrici madri: con un figlio l’importo si riduce a 28 volte l’assegno sociale, con almeno due figli a 2,6 volte.

Adeguamento delle aspettative di vita

Il secondo aspetto su cui si concentra il lavoro di preparazione della manovra sul fronte pensionistico è l’adeguamento alle aspettative di vita. A legislazione attuale, dal primo gennaio 2027 scatta un aumento di tre mesi, che porterebbe l’età per la pensione di vecchiaia a 67 anni e tre mesi e il requisito per la pensione anticipata a 43 anni e un mese per gli uomini e 42 anni e un mese per le donne. Dunque tre mesi in più rispetto ad oggi.

Su questo, in base alle dichiarazioni di Durigon, l’ipotesi è quella di bloccare per il momento questo prossimo aumento, e poi valutare misure più strutturali entro il 2029, quindi prima del successivo scatto previsto.

Flessibilità in uscita

Non ci sono ancora indicazioni sulle proroghe di APE Sociale, Opzione Donna e Quota 103. Restano percorribili diverse strade: una nuova proroga, in modo da garantire continuità rispetto agli ultimi anni. Modifiche che restringano la platea o aggiustino il tiro convogliando il sistema verso una riforma organica.

  • Per l’APE Sociale ci vogliono oggi 63 anni e cinque mesi di età, 30 o 36 anni di contributi a seconda della categoria di appartenenza. Sono quattro le tipologie di lavoratori ammessi: disoccupati involontari, caregiver, disabili, e addetti a mansioni usuranti. Nei primi tre casi ci vogliono 30 anni di contributi, per le mansioni gravose ce ne vogliono almeno 36.
  • Per Quota 103 ci vogliono oggi 62 anni di età e 41 anni di contributi.
  • Per Opzione Donna ci vogliono oggi 61 anni di età compiuti entro il 31 dicembre 2024, e 35 anni di contributi. Il requisito di età è ridotto di un anno per ogni figlio, fino a un massimo di due anni. Bisogna appartenere a una delle tre categorie di aventi diritto, ovvero caregiver, disabili almeno al 74%, essere state licenziate o ancora dipendenti di aziende con tavoli di crisi aperti presso il ministero.