Crisi economica, opportunità  per i manager?

di Giuseppe Leonzio

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“Ok, il bicchiere è mezzo pieno” è ciò che dovremmo pensare in questo momento, non potendo trovare altra consolazione. In altre parole, c’è la crisi? Cerchiamo di renderla un’opportunità  per rivisitare il sistema, seguendo la tesi in voga negli Stati Uniti.

Le possibili ricette anti-crisi in queste settimane si moltiplicano. Vorrei soffermarmi su una di queste per trarne un utile spunto di discussione: mi riferisco all’intervento di Giorgio Ambrogioni, Presidente di Federmanager. In rappresentanza delle migliaia di manager e dirigenti industriali dell’associazione, la proposta avanzata è stata quella di un potenziamento degli incentivi all’occupazione dirigenziale, previsti dalla Legge n. 266/1997, sia in termini di elevazione del plafond (per il 2009, pari a circa 2,1 milioni di euro), sia in termini di incremento del periodo coperto, attualmente pari a 12 mesi, che andrebbe almeno raddoppiato.”.


Fondamentale, però, individuare punti di coesione con i distretti industriali attraverso l’assunto che, in questo particolare momento, la figura di un manager sia fortemente indicata per aiutare gli imprenditori ad uscire da questa situazione.

Sin qui tutto lineare poiché si parla di una categoria che, “pesandosi nei numeri”, si può permettere giustamente di invocare l’aiuto da parte dello Stato ponendo in risalto i propri punti di forza.

La cosa più interessante, però, sono le riflessioni generali che in Rete sono seguite alla proposta: la crisi potrebbe essere sconfitta guardandola come un’opportunità per i manager che perdono il lavoro – di nuovi sbocchi. Come? Aprendo partita IVA e divenendo consulente.

Qui il bicchiere mezzo pieno addirittura si riempe, visto che ne esce una ricetta da “economia liberale” in uno Paese in cui vi è terreno fertile per questo tipo di azioni (spero si colga l’ironia). Nel mettere da parte le mere considerazioni personali, ritengo sia effettivamente una soluzione utile per chi sta pensando di ridefinire il proprio ambito lavorativo.

Tuttavia, alcune considerazioni sono necessarie:

  • la flessibilità  del nuovo libero professionisti dovrebbe essere sostenuta da capacità  commerciali di buon livello;
  • i tempi di break-even in questo momento sarebbero molto più lunghi;
  • non si deve trascurar il rischio di venire proiettati, oltre alla giungla di normative e lungaggini, in un sistema di credito che mal digerisce rischi imprenditoriali di questo genere;
  • il network di relazioni personali non deve cedere: per riuscire bisogna contare su un forte aiuto collaborativo;
  • Considerando che si parla di 1/3 di manager licenziati e che, perso il posto di lavoro si stanno orientando verso questa scelta, c’è da chiedersi se il mercato riuscirà  effettivamente ad assorbire la nuova offerta.

Queste sono solo alcune considerazioni di merito sulle quali discutere. Per quanto mi riguarda, affinché questa situazione diventi realmente un bicchiere mezzo pieno le proposte dovrebbero essere le seguenti:

  1. dalle associazioni di categoria non dovrebbero giungere richieste di intervento, magari a fondo perduto, visto che comunque la coperta è corta ma proposte utili a rivedere il sistema di welfare e negoziare con il sistema di credito una quota di rischio maggiore;
  2. nonostante gli sforzi compiuti dall’Agenzia delle Entrate per modernizzare il sistema fiscale, il divario con altri paesi UE e ancora troppo elevato e fuori dal mercato;
  3. in un momento in cui esplode il successo dei social network (vedi Facebbok) con tutte le implicazioni e potenzialità  del caso, potrebbe essere utile incrementare le interazioni tra questi nuovi strumenti e la realtà  che è in piedi da diverso tempo (penso ad esempio alle associazioni di immigrati italiani, una risorsa generosa e incredibile);
  4. un buon viatico potrebbe essere cercare altri professionisti con i quali creare strutture associative. Questo permetterebbe di creare un’offerta più completa aumentando le opportunità  commerciali. Discutere sulle proprie esperienze personali, tra l’altro, porterebbe ad una visione d’insieme più completa, necessità  primaria per i manager coinvolti in questo drastico mutamento di scenario.