Istat, crolla in Italia la fiducia dei consumatori, torna lo spettro della crisi

di Anna Fabi

27 Marzo 2026 10:42

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A marzo 2026 l'indice Istat di fiducia dei consumatori crolla a 92,6, toccando il minimo da ottobre 2023. Clima economico e futuro peggiorano.

La guerra in Iran lasciato il segno nei bilanci emotivi delle famiglie italiane: a marzo 2026, l’indice di fiducia dei consumatori rilevato dall’Istat crolla a 92,6, il livello più basso da ottobre 2023. Il calo — quasi cinque punti rispetto ai 97,4 di febbraio — ha sorpreso anche i mercati, che attendevano un dato di 95,5. Le imprese, nel frattempo, reggono: l’indice composito del clima di fiducia delle imprese resta sostanzialmente invariato a 97,3. È la fotografia di un’Italia a due velocità, dove i cittadini guardano al futuro con crescente preoccupazione mentre il sistema produttivo non ha ancora ceduto.

Fiducia consumatori: il calo più netto da ottobre 2023

I dati Istat, elaborati sulla base delle risposte raccolte nei primi quindici giorni di marzo 2026, riflettono il clima delle famiglie italiane nel pieno delle tensioni geopolitiche legate al conflitto in Medio Oriente. L’indicatore di fiducia dei consumatori scende da 97,4 a 92,6: un calo di 4,8 punti che riporta l’indice ai valori minimi dalla rilevazione di ottobre 2023, quando si era fermato a 91,1. Il risultato è uscito ben al di sotto del consensus degli analisti, fissato a 95,5. L’Istat sottolinea che il peggioramento è diffuso a tutte le componenti dell’indice, con un’unica eccezione.

Tutte le componenti in rosso, tranne il risparmio

Le componenti che registrano il peggioramento più accentuato sono i giudizi e soprattutto le attese sulla situazione economica generale. Nel dettaglio delle quattro variabili sintetiche:

  • il clima economico cade da 99,1 a 88,1, con un crollo di oltre undici punti in un solo mese;
  • il clima futuro scende da 93,1 a 85,3;
  • il clima personale cala da 96,8 a 94,2;
  • il clima corrente diminuisce da 100,7 a 98,0.

L’unica componente in controtendenza riguarda l’opportunità di risparmio nella fase attuale, in rialzo. Va letto come un segnale di cautela, non di ottimismo: le famiglie tendono ad accantonare risorse quando percepiscono lo scenario come incerto e potenzialmente peggiorativo.

Guerra in Iran, carburanti e bollette: le pressioni sulle famiglie

Il calo della fiducia si inserisce in un contesto di forti pressioni esogene. La raccolta dei dati è avvenuta nei primi quindici giorni di marzo, nel pieno delle tensioni legate al conflitto che coinvolge l’Iran, con ricadute dirette sui prezzi dei carburanti e sul mercato dell’energia. Per l’Unione Nazionale Consumatori si tratta del dato peggiore da ottobre 2023 — e non basterebbe il solo quadro internazionale a spiegarne la portata: a precipitare non sarebbero solo i giudizi sull’economia del Paese, ma anche quelli sulla situazione della famiglia.

A pesare sul sentiment ci sarebbero anche il ritardo del governo nell’intervenire sul rincaro dei carburanti e l’imminente aggiornamento da parte di ARERA delle tariffe della luce per il secondo trimestre 2026. Nello stesso periodo, l’OCSE ha tagliato le stime di crescita per l’Italia: +0,4% nel 2026 e +0,6% nel 2027, con un’inflazione attesa in rialzo.

Imprese: commercio al dettaglio in seria difficoltà

L’indice composito del clima di fiducia delle imprese subisce solo una riduzione marginale, da 97,4 a 97,3, ma sotto la superficie i settori si muovono in direzioni opposte. Tre comparti avanzano, uno arretra:

  • la manifattura sale da 88,5 a 88,8: gli imprenditori giudicano in miglioramento l’andamento degli ordini, pur attendendosi una flessione nella produzione e un calo delle scorte di prodotti finiti;
  • le costruzioni avanzano da 103,1 a 103,6, con tutte le componenti in miglioramento;
  • i servizi di mercato crescono da 102,1 a 102,7, con giudizi positivi sugli ordini e un generale ottimismo sull’andamento degli affari, pur con attese sugli ordini in calo;
  • il commercio al dettaglio scende da 104,9 a 100,6, con tutte le componenti in peggioramento.

Un segnale di prudenza emerge anche sugli investimenti: secondo i giudizi degli imprenditori manifatturieri, nel 2026 l’ottimismo sulle variazioni degli investimenti rispetto all’anno precedente è inferiore a quello rilevato nel 2025 rispetto al 2024.

I rischi immediati per i consumi e le PMI

L’impatto più diretto sul tessuto delle piccole imprese riguarda il commercio al dettaglio. Secondo Confesercenti, la fiducia in questo comparto è crollata di oltre sette punti nei negozi di vicinato e di quattro punti nella grande distribuzione, con valori tra i più bassi degli ultimi tre anni. L’associazione stima che il rincaro di energia, gas e carburanti potrebbe sottrarre 3,9 miliardi di euro alla spesa delle famiglie già nel 2026, aggravando una dinamica dei consumi già fragile.

Le famiglie, secondo questa lettura, stanno tirando il freno a mano in risposta a uno scenario globale percepito come imprevedibile. Una parziale eccezione arriva dal turismo, ancora in dinamica positiva grazie alla stagione pasquale e ai ponti primaverili — ma si tratta di un fenomeno congiunturale e stagionale, non strutturale. Unimpresa, dal canto suo, invita a non sopravvalutare i rischi: la tenuta della fiducia delle imprese indicherebbe che le fondamenta dell’economia reale restano solide e che il sistema produttivo conserva capacità di adattamento anche di fronte a shock esterni.