Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha attivato per la filiera dell’auto lo strumento dei mini contratti di sviluppo, con una dotazione di 300 milioni di euro riservata agli investimenti in innovazione e mobilità sostenibile. Il decreto MIMIT firmato il 7 settembre apre alle imprese della componentistica una linea di aiuti che copre fino al 75% delle spese ammissibili, fra contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato, e dà attuazione alla quota del Fondo Automotive destinata agli investimenti produttivi di taglia media.
In sintesi:
- programmi finanziabili con dimensione inferiore a 20 milioni di euro (art. 2, comma 2, del DPCM 10 giugno 2026);
- il 60% delle risorse spetta alle PMI, e un quarto di quella quota alle sole micro e piccole imprese;
- il 40% va agli stabilimenti di Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna;
- due quote del 10% ciascuna spettano alle imprese con rating di legalità e con certificazione della parità di genere;
- la concessione viene deliberata entro 120 giorni dal ricevimento della domanda, dopo un’istruttoria in due fasi.
- Imprese ammesse e quote riservate a PMI e Mezzogiorno
- Investimenti finanziabili e progetti ammessi dal decreto
- Contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato fino al 75%
- I 300 milioni assorbono l’intera linea del Fondo Automotive
- Sportello mini contratti di sviluppo, le novità 2026
- Domande valutate in ordine cronologico
Imprese ammesse e quote riservate a PMI e Mezzogiorno
Accedono ai mini contratti di sviluppo le imprese della filiera automotive, che possono presentare il progetto da sole oppure in forma congiunta fino a un massimo di cinque partecipanti. La ripartizione delle risorse privilegia due categorie, le piccole e medie imprese e gli stabilimenti meridionali, secondo quote fissate dal decreto ministeriale.
Il 60% dei 300 milioni, pari a 180 milioni, è riservato alle PMI, e un quarto di questa quota, 45 milioni, alle sole micro e piccole imprese. La classificazione segue l’allegato I del regolamento UE n. 651/2014 e il DM 18 aprile 2005: è microimpresa chi ha meno di dieci occupati e fatturato o totale di bilancio non superiore a 2 milioni di euro, è piccola impresa chi ha meno di cinquanta occupati e fatturato o totale di bilancio non superiore a 10 milioni. La soglia dei 50 milioni riguarda invece l’intera categoria PMI, non la piccola impresa.
Il 40% delle risorse, 120 milioni, è destinato a programmi realizzati in stabilimenti del Mezzogiorno, nelle otto regioni indicate dal ministero. Due ulteriori quote del 10% ciascuna premiano le imprese in possesso del rating di legalità e della certificazione della parità di genere. Le due riserve principali sommano il 100% della dotazione, il che implica una sovrapposizione fra la quota destinata alle PMI e quella meridionale: il testo del decreto ministeriale, non ancora pubblicato sul sito del ministero, dovrà precisarne il funzionamento.
Investimenti finanziabili e progetti ammessi dal decreto
Sono finanziabili tre famiglie di investimenti produttivi, individuate dall’art. 2, comma 3, del DPCM 10 giugno 2026 e riprese dal decreto ministeriale. Il programma deve avere dimensione inferiore a 20 milioni di euro, con una soglia minima che secondo la disciplina generale dello strumento si attesta a 5 milioni.
Le tre linee riguardano lo sviluppo, ingegnerizzazione, testing e produzione di nuovi veicoli, soluzioni di mobilità e sistemi di alimentazione e propulsione a basse emissioni; lo sviluppo di parti, componenti, sistemi e tecnologie avanzate per la mobilità sostenibile, autonoma, connessa, intelligente e sicura; la diversificazione e riconversione industriale verso tecnologie strategiche ad alta intensità di ricerca. Su quest’ultima linea il DPCM apre esplicitamente ai settori a potenziale dual-use, purché conservino interoperabilità tecnologica o funzionale con la mobilità sostenibile: una porta che riguarda direttamente i fornitori meccanici in cerca di sbocchi fuori dall’auto.
Agli investimenti produttivi possono affiancarsi progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale e percorsi di formazione del personale, questi ultimi entro il limite del 10% dell’investimento complessivo.
Contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato fino al 75%
L’agevolazione arriva a coprire il 75% delle spese ammissibili e combina due forme, il contributo a fondo perduto e il finanziamento agevolato. Il ministero non ha diffuso la ripartizione fra le due componenti né le intensità differenziate per dimensione d’impresa.
Sul fondo perduto restano quindi da definire due elementi che pesano sulla valutazione di convenienza del progetto: la percentuale attribuita a ciascuna forma di aiuto e l’elenco delle voci di spesa ammesse. Entrambi saranno leggibili solo nel testo del decreto ministeriale e nelle disposizioni attuative. Fino ad allora, qualsiasi ipotesi su macchinari, software, brevetti o opere murarie riferita a questa misura è priva di riscontro sulla fonte.
I 300 milioni assorbono l’intera linea del Fondo Automotive
I 300 milioni annunciati non sono una dotazione aggiuntiva: coincidono con la somma esatta di tutte le annualità già assegnate ai mini contratti di sviluppo dalla ripartizione del Fondo Automotive. L’art. 2, comma 2, del DPCM 10 giugno 2026 destina alla misura 100 milioni di risorse residue del 2025 e poi 70, 30, 40 e 60 milioni dal 2027 al 2030.
| Annualità del Fondo Automotive | Risorse ai mini contratti di sviluppo |
|---|---|
| Residui 2025 | 100 milioni |
| 2026 | nessuno stanziamento |
| 2027 | 70 milioni |
| 2028 | 30 milioni |
| 2029 | 40 milioni |
| 2030 | 60 milioni |
| Totale | 300 milioni |
La lettura ha una conseguenza pratica per chi valuta la domanda di agevolazione. Il decreto porta a sportello in una sola volta una linea distribuita su cinque esercizi, e sull’annualità 2026 non esiste competenza: l’intera quota 2026 della filiera, 133.675.237 euro, è assegnata dall’art. 2, comma 1, agli Accordi per l’innovazione. L’unica tranche immediatamente disponibile è quella dei 100 milioni residui del 2025, un terzo della dotazione complessiva.
Sportello mini contratti di sviluppo, le novità 2026
Il precedente sportello dei mini contratti di sviluppo, che aveva la stessa dotazione da 300 milioni e la stessa forbice di investimento, si è chiuso il 27 maggio 2025. I due interventi condividono dunque lo strumento agevolativo, introdotto dal DL n. 60/2024 e disciplinato dal decreto ministeriale 12 agosto 2024, ma poggiano su risorse e regole diverse.
- Lo sportello 2025 rientrava nella piattaforma europea STEP, finanziava tecnologie digitali, deep tech, energie pulite e biotecnologie, e limitava gli investimenti alle regioni meno sviluppate del PN RIC, senza l’Abruzzo.
- La misura per l’automotive attinge invece al Fondo istituito dall’art. 22 del DL 1° marzo 2022, n. 17, finanzia esclusivamente progetti della filiera della mobilità e include l’Abruzzo fra le regioni della riserva meridionale.
Per fare un esempio, un’impresa della componentistica abruzzese esclusa nel 2025 rientra quindi fra i destinatari.
Domande valutate in ordine cronologico
Le domande saranno valutate secondo l’ordine cronologico di presentazione, attraverso un’istruttoria articolata in due fasi, e la concessione dovrà essere deliberata entro 120 giorni dal ricevimento dell’istanza. La data di apertura dello sportello e le modalità di invio saranno fissate con un successivo decreto direttoriale. L’ordine cronologico premia chi arriva con il progetto già istruito, perché la dotazione si consuma nell’ordine di arrivo e non per graduatoria di merito.
Nella disciplina generale dei mini contratti di sviluppo la gestione è affidata a Invitalia, che cura anche l’istruttoria delle istanze; lo stesso assetto è atteso per la linea automotive. Le informazioni sull’intervento saranno pubblicate sulla piattaforma Incentivi.gov.it, mentre in Gazzetta Ufficiale è atteso l’avviso sintetico previsto dall’art. 8 della legge 27 ottobre 2023, n. 160.