L’Ufficio Studi Confcommercio stima per il 2026 una crescita del PIL italiano dello 0,9% e dei consumi dell’1,2%, sostenuta da occupazione ai massimi, turismo in ripresa e prezzi di fondo sotto il 2%. L’analisi sulle prospettive dell’economia, diffusa l’8 giugno 2026 in vista dell’Assemblea Generale del 10 giugno a Roma, descrive uno scenario lontano da ipotesi recessive nonostante le tensioni internazionali e il rischio energetico.
La previsione colloca Confcommercio su una traiettoria più alta delle istituzioni: l’Istat, nella nota del 5 giugno 2026, indica un PIL 2026 allo 0,7%, mentre l’OCSE si ferma allo 0,4%. A spingere la domanda interna sono le intenzioni di spesa delle famiglie e un turismo estivo ai livelli più alti dal 2020.
In sintesi
- l’Ufficio Studi Confcommercio stima per il 2026 un PIL in crescita dello 0,9% e consumi a +1,2%, dopo il +1% del 2025;
- la previsione è più alta di quelle di Istat (+0,7%, nota del 5 giugno 2026) e OCSE (+0,5%);
- l’inflazione di fondo è indicata all’1,8%, sotto la soglia del 2%, con l’occupazione ai massimi storici;
- tra le famiglie, a maggio il 29% prevedeva acquisti di elettrodomestici, il 24,5% di mobili e il 23,5% lavori di ristrutturazione;
- sul turismo, il 38,5% degli italiani ha già programmato una vacanza estiva, il valore più alto dal 2020.
Le stime di Confcommercio per il PIL 2026
L’Ufficio Studi Confcommercio stima per il 2026 un PIL in aumento dello 0,9% e consumi in crescita dell’1,2%, in accelerazione rispetto al +1% del 2025. L’inflazione di fondo è attesa all’1,8%, mentre l’occupazione si mantiene sui massimi storici. Per l’associazione il quadro, pur complesso, è distante da scenari recessivi.
Confcommercio più ottimista di Istat e OCSE
La stima dell’Ufficio Studi Confcommercio è più alta di quelle delle principali istituzioni. Le previsioni a confronto sul PIL italiano 2026: la stima dell’Ufficio Studi Confcommercio indica una crescita dello 0,9%; l’Istat, nella nota del 5 giugno 2026, si ferma allo 0,7%, analogamente alle stime di Confindustria sul PIL; l’OCSE colloca il PIL italiano allo 0,5%. Il divario con i numeri di Confcommercio riflette un peso maggiore attribuito a domanda interna, occupazione e servizi, in un anno in cui i consumi crescono più del prodotto complessivo.
Consumi e intenzioni di acquisto delle famiglie
Le intenzioni di spesa rilevate a maggio dall’Ufficio Studi Confcommercio mostrano famiglie ancora disposte a investire sui beni durevoli. Le quote più alte riguardano:
- l’acquisto di elettrodomestici, indicato dal 29% degli intervistati;
- l’acquisto di mobili, segnalato dal 24,5%;
- i lavori di ristrutturazione della casa, in programma per il 23,5%.
Anche dove alcuni comparti non hanno recuperato i livelli degli anni precedenti, la domanda delle famiglie si conferma solida.
Turismo, il 38,5% ha già programmato le vacanze
Il turismo è il motore più visibile della ripresa: il 38,5% degli italiani ha già programmato una vacanza per l’estate, la quota più alta dal 2020 secondo l’Ufficio Studi Confcommercio. Il quadro, però, non è uniforme: il 30,9% dichiara che non andrà in vacanza e il 30,6% non ha ancora deciso, segno che l’incertezza incide ancora sulle scelte di spesa.
La spinta della stagione vale soprattutto quando non si traduce in rincari dei listini.
Per Sangalli servono investimenti e competitività
Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli legge i dati come segnali di tenuta, da consolidare sul terreno produttivo. La crescita dei primi mesi, osserva, non basta da sola a rendere il 2026 un anno di accelerazione: per il presidente occorre «rafforzare investimenti e competitività per ritrovare la via di una crescita più robusta». La fragilità emerge quando il costo dell’energia supera la capacità delle imprese del terziario di assorbirlo nei margini.