Codici ATECO 2025, le 22 sezioni e come cambiare il codice in visura

di Noemi Ricci

3 Agosto 2026 09:01

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Dalla lettera di sezione alle sei cifre della sottocategoria, come si legge un codice ATECO e cosa fare quando quello registrato non descrive più l'attività svolta

Con la classificazione ATECO 2025 le sezioni sono passate da ventuno a ventidue e quasi tutte hanno cambiato lettera: le attività finanziarie non sono più sotto la K e i servizi di informazione non sono più sotto la J. Il codice ATECO determina inquadramento previdenziale, tariffa INAIL, applicazione degli ISA e accesso a bandi e agevolazioni, e un codice che descrive male l’attività si porta dietro conseguenze su tutti questi fronti.

In sintesi:

  • ATECO 2025 conta 3.257 codici distribuiti su sei livelli gerarchici, dalla sezione alla sottocategoria a sei cifre;
  • le sezioni sono 22, contro le 21 della versione precedente, per effetto dello scorporo della nuova sezione K;
  • la variazione dell’attività va comunicata entro 30 giorni ai sensi dell’articolo 35 del DPR 633/1972;
  • l’omessa dichiarazione di variazione costa da 500 a 2.000 euro secondo l’articolo 5, comma 6, del D.Lgs. 471/1997.

Cosa sono i codici ATECO e chi li stabilisce

I codici ATECO sono il sistema con cui l’ISTAT classifica le attività economiche esercitate in Italia. La sigla sta per Attività Economiche e la classificazione è la versione nazionale della NACE europea, a sua volta derivata dalla ISIC delle Nazioni Unite: la struttura è comune a tutti i Paesi dell’Unione fino alla quarta cifra, mentre il quinto e il sesto livello sono nazionali e servono a rappresentare le specificità del tessuto produttivo italiano.

La classificazione nasce per finalità statistiche, e dal 2008 è adottata come regola comune di codifica da tutta la pubblica amministrazione, con usi fiscali, previdenziali e camerali. La versione in vigore è ATECO 2025, derivata dalla NACE Rev. 2.1 adottata con il Regolamento delegato (UE) 2023/137: sostituisce ATECO 2007 aggiornamento 2022 e sarà a sua volta soggetta ad aggiornamenti a cadenza più ravvicinata, gestiti dall’ISTAT con il Comitato ATECO permanente costituito nel gennaio 2026.

A cosa serve il codice ATECO per imprese e Partite IVA

Il codice ATECO identifica l’attività esercitata davanti all’Agenzia delle Entrate, alla Camera di Commercio, all’INPS e all’INAIL, e da quella identificazione discendono obblighi e opportunità molto diverse tra loro. Serve in particolare:

  • per l’apertura della partita IVA, perché la tipologia di attività va comunicata all’Agenzia delle Entrate secondo la classificazione vigente;
  • per l’inquadramento previdenziale e per l’attribuzione del codice statistico contributivo che determina gli obblighi verso l’INPS;
  • per la classificazione tariffaria INAIL e per l’individuazione del livello di rischio ai fini della sicurezza sul lavoro;
  • per la partecipazione a bandi pubblici e gare d’appalto che circoscrivono la platea dei partecipanti a determinate attività;
  • per l’accesso ad agevolazioni e incentivi riservati a settori individuati per codice.

Un’impresa che svolge più attività ha un codice primario, riferito all’attività che contribuisce in misura maggiore al valore aggiunto, e uno o più codici secondari per le altre. La distinzione conta, perché è il codice primario a guidare l’inquadramento contributivo e, nella maggior parte dei casi, l’ammissibilità alle agevolazioni.

Struttura del codice ATECO 2025 su sei livelli

Un codice ATECO 2025 completo ha sei cifre e può essere preceduto dalla lettera della sezione. La struttura gerarchica procede dal generale al particolare su sei livelli, e ciascun livello incorpora i precedenti: sezione identificata da una lettera maiuscola, divisione a due cifre, gruppo a tre cifre, classe a quattro cifre, categoria a cinque cifre, sottocategoria a sei cifre. Il codice J 58.11.00, per esempio, individua l’edizione di libri all’interno delle attività editoriali.

La classificazione contiene 3.257 codici, distribuiti in 22 sezioni, 87 divisioni, 287 gruppi, 651 classi, 920 categorie e 1.290 sottocategorie. I primi quattro livelli sono armonizzati a livello europeo, il quinto e il sesto sono nazionali: è la ragione per cui due imprese che svolgono la stessa attività in Italia e in Germania condividono le prime quattro cifre e divergono nel dettaglio successivo.

Le 22 sezioni della classificazione ATECO 2025

Le sezioni sono i macrosettori della classificazione e sono passate da 21 a 22 perché la vecchia sezione J, che raccoglieva i servizi di informazione e comunicazione, è stata divisa in due. La conseguenza pratica riguarda tutte le lettere successive, che hanno slittato di una posizione: le attività finanziarie e assicurative sono ora in L e non più in K, le attività immobiliari in M, l’istruzione in Q, e le organizzazioni extraterritoriali chiudono l’elenco in V al posto della vecchia U.

Sezione Attività comprese e divisioni
A Agricoltura, silvicoltura e pesca (divisioni 01-03)
B Attività estrattive (05-09)
C Attività manifatturiere (10-33)
D Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata (35)
E Fornitura di acqua, gestione di reti fognarie, trattamento dei rifiuti e risanamento (36-39)
F Costruzioni (41-43)
G Commercio all’ingrosso e al dettaglio (46-47)
H Trasporto e magazzinaggio (49-53)
I Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (55-56)
J Attività editoriali, trasmissioni radiofoniche e produzione e distribuzione di contenuti (58-60)
K Telecomunicazioni, programmazione e consulenza informatica, infrastrutture informatiche e altri servizi d’informazione (61-63)
L Attività finanziarie e assicurative (64-66)
M Attività immobiliari (68)
N Attività professionali, scientifiche e tecniche (69-75)
O Attività amministrative e di servizi di supporto (77-82)
P Amministrazione pubblica e difesa, assicurazione sociale obbligatoria (84)
Q Istruzione e formazione (85)
R Attività per la salute umana e di assistenza sociale (86-88)
S Attività artistiche, sportive e di divertimento (90-93)
T Altre attività di servizi (94-96)
U Attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico e produzione di beni e servizi per uso proprio (97-98)
V Attività di organizzazioni e organismi extraterritoriali (99)

La sezione da sola non basta a individuare un’attività: due imprese classificate in C possono trovarsi a distanza siderale l’una dall’altra, perché la sezione manifatturiera copre da sola ventiquattro divisioni. La lettera serve a orientarsi nel primo livello, il codice a sei cifre è quello che vale davanti alle amministrazioni.

Come scegliere il codice ATECO per la propria attività

La scelta del codice precede l’apertura della partita IVA e conviene affrontarla partendo dalla descrizione dell’attività effettivamente svolta, non dal nome del mestiere. La classificazione ragiona per prodotti realizzati e servizi resi: con ATECO 2025 il canale di vendita non distingue più le attività commerciali, quindi il commercio via internet non ha codici dedicati e si classifica in base a ciò che viene venduto.

Lo strumento di riferimento è il navigatore ATECO dell’ISTAT, che permette di risalire al codice partendo dalla descrizione dell’attività e di percorrere la gerarchia livello per livello. L’Istituto avverte che il codice così individuato non ha valore legale, e può comunque essere utilizzato in sede di registrazione presso il Registro delle Imprese e l’Anagrafe Tributaria. Nei casi dubbi, quando l’attività ricade a cavallo di più voci, il confronto con il commercialista o con l’ufficio camerale evita una codifica che poi si trascina per anni.

Dove trovare il proprio codice ATECO

Il codice già attribuito compare in tre documenti facilmente reperibili: il certificato di attribuzione della partita IVA rilasciato dall’Agenzia delle Entrate, la visura camerale scaricabile senza costi dal cassetto digitale dell’imprenditore, e il cassetto fiscale nell’area riservata del sito dell’Agenzia. Il confronto tra i primi due è il controllo che vale la pena fare periodicamente, perché il codice in visura e quello in Anagrafe Tributaria possono divergere.

Come cambiare il codice ATECO in visura e nel cassetto fiscale

Quando l’attività esercitata cambia, la variazione va comunicata entro 30 giorni ai sensi dell’articolo 35 del DPR 633/1972. Il canale dipende dalla posizione del soggetto: i contribuenti iscritti al Registro delle Imprese utilizzano la Comunicazione Unica al Registro delle Imprese, che raggiunge con un solo invio Camera di Commercio, Agenzia delle Entrate, INPS e INAIL; chi non è tenuto all’iscrizione al Registro o al REA invia direttamente all’Agenzia il modello AA9/12 se persona fisica, i modelli AA7/10 e AA5/6 negli altri casi, il modello ANR/3 per i soggetti non residenti identificati ai fini IVA.

Dal 12 febbraio 2026 l’applicativo ComUnica non è più disponibile e la pratica si predispone con DIRE, il servizio del sistema camerale, oppure con i software telematici abilitati. In entrambi i casi serve la firma digitale del titolare o del legale rappresentante, e la pratica sconta diritti di segreteria e imposta di bollo.

Correzione del codice assegnato con la riclassificazione 2025

Le imprese iscritte al Registro delle Imprese non hanno scelto il proprio codice ATECO 2025: lo hanno ricevuto d’ufficio dalla Camera di Commercio a partire dal 1° aprile 2025, sulla base della tabella di riclassificazione ISTAT. Dove la corrispondenza era univoca il nuovo codice è l’unico possibile; dove al vecchio codice ne corrispondevano più di uno, il sistema ha assegnato quello statisticamente più probabile, che può non essere il più aderente al caso singolo. Le corrispondenze tra vecchia e nuova codifica sono raccolte nella tavola di corrispondenza tra ATECO 2025 e ATECO 2022, aggiornata dall’ISTAT nel luglio 2026.

La finestra gratuita per correggere quell’assegnazione si è chiusa: il servizio Rettifica ATECO 2025, attivo dall’aprile 2025, è dismesso dal 1° aprile 2026. Chi oggi trova in visura un codice che descrive male l’attività segue la via ordinaria della Comunicazione Unica descritta sopra.

Aggiunta di un codice ATECO secondario

L’avvio di una seconda attività accanto a quella principale non sostituisce il codice esistente, lo affianca. Anche in questo caso la comunicazione avviene con pratica telematica di Comunicazione Unica, con l’indicazione dell’attività secondaria e della data di inizio. Quando l’attività aggiunta è soggetta a segnalazione certificata di inizio attività o a comunicazione al SUAP, la trasmissione allo Sportello unico è contestuale a quella camerale.

Sanzioni per la mancata comunicazione della variazione

Le conseguenze della mancata comunicazione viaggiano su due binari distinti, con norme e importi propri, e vale la pena tenerli separati perché la stessa omissione può essere contestata su entrambi.

Sul fronte fiscale, l’articolo 5, comma 6, del D.Lgs. 471/1997 punisce con sanzione da 500 a 2.000 euro chi non presenta la dichiarazione di inizio o variazione di attività prevista dagli articoli 35 e 35-ter del DPR 633/1972, o la presenta con indicazioni incomplete o inesatte. L’Agenzia delle Entrate, nella risposta a interpello n. 450 del 2023, ha chiarito che anche la presentazione tardiva è sanzionabile e che la violazione è regolarizzabile con il ravvedimento operoso dell’articolo 13 del D.Lgs. 472/1997.

Sul fronte camerale, l’articolo 2630 del Codice civile punisce l’omessa esecuzione di denunce, comunicazioni e depositi al Registro delle Imprese con sanzione da 103 a 1.032 euro per chi riveste funzioni in una società o in un consorzio, ridotta a un terzo se l’adempimento arriva nei trenta giorni successivi alla scadenza. Per gli imprenditori individuali il riferimento è l’articolo 2194 del Codice civile, con sanzione da 10 a 516 euro. La regolarizzazione entro il mese dalla scadenza è quindi la differenza tra una sanzione ridotta e una piena, ed è la ragione per cui la variazione conviene trattarla come una scadenza e non come una formalità rinviabile.