Sono dipendente part-time (24 ore settimanali), impiegata con il CCNL del Commercio. Vorrei aprire partita IVA e fruire dell’esonero dal versamento contributivo INPS per la prevalenza del contratto da dipendente in termini di guadagni e ore di lavoro. Ho i requisiti?
Con i dati che indica, non si può affermare che lei abbia già diritto all’esonero dal versamento contributivo INPS sulla futura partita IVA. Per il dipendente con Partita IVA il contratto part-time e il fatto che la prevalenza del lavoro dipendente non bastano. La risposta dipende soprattutto dal tipo di attività che intende aprire con Partita IVA. Se è commerciale o artigiana, scatta infatti l’obbligo di iscrizione alla gestione speciale INPS per Artigiani e Commercianti. Se invece è professionale il quadro di legge cambia e si applicano regole diverse.
Attività commerciale senza esonero INPS automatico
L’INPS richiede che, per l’iscrizione alla gestione Commercianti, l’attività nell’impresa abbia carattere personale, abituale e prevalente. Questo significa che il part-time non garantisce di per sé l’esonero e nemmeno lo esclude in assoluto.
È qui che il suo caso si distingue da quello più lineare del dipendente full-time. Nel part-time la soglia di sicurezza si abbassa e la prevalenza dell’attività autonoma può essere contestata con maggiore facilità.
Non esiste una regola generale per cui, superata una certa soglia oraria o reddituale, l’esonero debba essere riconosciuto. Nel part-time, l’INPS valuta:
- il tempo effettivamente dedicato all’attività autonoma;
- il ruolo personale svolto nell’eventuale impresa commerciale o artigiana;
- la presenza o meno di organizzazione autonoma, collaboratori o dipendenti;
- la continuità dell’attività con Partita IVA durante l’anno;
- il peso economico delle due attività, che da solo però non chiude la questione.
Per questo motivo, con un contratto da 24 ore settimanali, la risposta più prudente e corretta è che l’esonero non può essere dato per acquisito.
Se la Partita IVA è professionale il problema si sposta
Se l’attività che intende avviare non è commerciale ma professionale, il tema dell’esonero dai contributi fissi cambia del tutto. In questo scenario, infatti, non si parla di gestione Commercianti ma di contribuzione dovuta alla Gestione Separata, salvo che esista una cassa professionale di categoria.
Le Partite IVA non sempre possono evitare i contributi previdenziali. In altre parole, la prevalenza del lavoro dipendente non le consente di evitare in automatico i contributi sulla nuova attività professionale. In questo caso, il rapporto di lavoro dipendente e la Partita IVA convivono ma ciascun reddito segue le sue regole previdenziali.
Tornando al suo caso, se la nuova attività:
- è commerciale o artigiana, l’esonero non è automatico e la prevalenza andrà verificata in concreto;
- è professionale, la contribuzione alla Gestione Separata resta in linea di principio dovuta sui compensi prodotti.
La prevalenza del lavoro dipendente in termini di reddito o di ore può aiutare nella valutazione, ma non basta da sola a blindare l’esenzione.
Cosa verificare prima di aprire partita IVA
Prima di aprire la posizione IVA, conviene quindi individuare con precisione il codice attività e di conseguenza la gestione previdenziale a cui la nuova attività verrà ricondotta. È questo il passaggio che decide se si entra in una gestione speciale commercianti o artigiani, oppure nella Gestione Separata.
Solo dopo questa verifica si può capire se esistono i margini per evitare la doppia contribuzione oppure se la nuova attività porterà con sé un secondo obbligo previdenziale. Con i dati oggi disponibili, non si può quindi parlare di requisiti già maturati per l’esonero INPS.
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Chiedi all'espertoRisposta di Anna Fabi