Sono l’unico erede di mia sorella: i contributi versati all’INPS sono riscattabili e/o utilizzabili nella mia qualità di erede?
I contributi versati all’INPS non sono riscattabili dagli eredi nel senso tecnico del termine: il riscatto contributivo è un istituto personale e non si trasferisce per successione. Esistono tuttavia due prestazioni specifiche che l’INPS riconosce ai familiari superstiti quando il defunto non aveva ancora maturato i requisiti per la pensione indiretta — ed entrambe riguardano direttamente la sua situazione di erede.
Indennità per morte e una tantum: chi ne ha diritto e quando
Se sua sorella non aveva raggiunto i requisiti contributivi per la pensione indiretta ed era assicurata all’INPS prima del 1996 (rientrando nel sistema retributivo o misto), l’indennità per morte spetta esclusivamente al coniuge superstite o, in sua mancanza, ai figli. In questo caso i fratelli e le sorelle ne sono esclusi.
Se invece sua sorella era iscritta all’INPS dal 1° gennaio 1996 in poi (ricadendo nel contributivo puro) è prevista un’indennità una tantum, pari all’importo mensile dell’assegno sociale moltiplicato per gli anni di contribuzione accreditati. Questa prestazione spetta agli stessi soggetti della pensione indiretta secondo una gerarchia precisa: coniuge, figli, genitori. Solo in assenza di tutti questi soggetti subentrano fratelli e sorelle, a condizione che siano celibi o nubili, inabili al lavoro, non titolari di altra pensione e a carico della defunta al momento del decesso.
Inoltre, per accedere all’indennità una tantum è necessario che il proprio reddito annuo non superi il limite previsto per l’assegno sociale, aggiornato ogni anno dall’INPS e la domanda va presentata telematicamente all’INPS, entro dieci anni dal decesso.
Hai una domanda che vorresti fare ai nostri esperti?
Chiedi all'espertoRisposta di Barbara Weisz