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Manovra 2026: Giorgetti punta su ceto medio e rigore, opposizioni al contrattacco

di Anna Fabi

10 Novembre 2025 08:02

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Durante le audizioni parlamentari emergono le principali misure della Legge di Bilancio, le posizioni in campo e gli emendamenti più probabili.

La Legge di Bilancio 2026 si avvia verso la fase finale di approvazione con un pacchetto stimato fra 18 e 19 miliardi di euro, destinato a sostenere il reddito medio e gli investimenti in un contesto di conti pubblici sotto pressione. Davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sono state illustrate le misure principali, sono emerse le critiche di istituti come Banca d’Italia e Istat, e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha rilasciato dichiarazioni molto chiare.

Le audizioni parlamentari – con le partecipazioni di istituti come Istat, Banca d’Italia e l’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) – hanno messo in evidenza sia le potenzialità delle misure in Manovra 2026 sia le criticità rimaste aperte.

Le misure in Manovra 2026 e i loro effetti

La Manovra 2026 appare come un equilibrio delicato tra la volontà di alleggerire la pressione fiscale sul ceto medio e la necessità di contenere il debito pubblico. Sul fronte della spesa, è pensata per stimolare investimenti ma in un quadro con margini limitati: secondo Confindustria servirebbero 8 miliardi all’anno per Industria 4.0, ma la manovra ne prevede circa 4 per il 2026.

  • Taglio IRPEF: riduzione dell’aliquota al 33% per la fascia tra 28 mila e 50 mila euro; benefici stimati in circa 230-400 euro annui per contribuente, minor gettito ~2,9-3 mld.
  • Incremento cedolare secca sugli affitti brevi: destinato a recuperare gettito e riequilibrare mercato immobiliare.
  • Contributo di banche e assicurazioni: due settori indicati come “pagatori” nel triennio 2026-28, con oneri stimati in oltre 4-5 miliardi.

Le famiglie con reddito medio-alto potrebbero beneficiare in misura più marcata del taglio IRPEF, mentre le fasce più basse rischiano di restare ai margini. Per le imprese, soprattutto quelle orientate agli investimenti e all’innovazione, il potenziale stimolo è presente ma la dotazione sembra inferiore alle attese. Gli enti locali continuano a lamentare vincoli che ostacolano l’erogazione dei servizi.

Governo fermo su taglio IRPEF e rigore fiscale

Il governo guidato da Giorgia Meloni, con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in prima linea, ha ribadito i tre pilastri della manovra: un approccio “crescita & stabilità”, il sostegno al reddito medio e la preservazione del rigore sui conti pubblici. Tra le misure centrali figura il nuovo taglio dell’aliquota IRPEF per la fascia di reddito tra 28 mila e 50 mila euro (da 35% a 33%), stimato in un minor gettito di circa 2,9-3 miliardi all’anno.

Giorgetti ha difeso la scelta affermando che si tratta di «un intervento volto a tutelare i contribuenti con redditi medi», evidenziando che il fiscal drag era stato contenuto fino a 35 mila euro e che ora si vuole rispondere anche alle fasce poco protette.

siamo intervenuti sul ceto medio perché i ceti più svantaggiati sono stati negli anni scorsi attenzionati», ha detto, evidenziando la volontà di mantenere il rigore mentre si supportano le fasce di reddito medio.

In particolare, ha spiegato che il taglio IRPEF per redditi fra 28 mila e 50 mila euro «tuteliamo i redditi medi» e che l’intervento non è destinato ai “ricchi” secondo la definizione del governo. «Sono intervenuti… sul ceto medio… e abbiamo coperto anche la fascia fino a 50 mila euro», ha affermato.

Sulle imprese e gli investimenti, il ministro ha dichiarato che «sugli iperammortamenti e superammortamenti cercheremo una soluzione» perché «danno un impulso quasi automatico per rinnovare e investire: renderli pluriennali sarebbe una bella cosa».

Richieste e critiche dalle opposizioni e nelle audizioni

Istat e UPB hanno evidenziato che oltre l’85% delle risorse del taglio IRPEF finirebbero ai due quinti più ricchi della distribuzione del reddito. Le istituzioni di controllo economico hanno messo in luce che il taglio IRPEF «beneficerà maggiormente le famiglie più ricche», con l’85 % delle risorse concentrate nei quinti più alti della distribuzione del reddito.

Le audizioni di enti locali e autonomie territoriali hanno inoltre segnalato rischi di indebolimento dei servizi essenziali. ANCI e UPI hanno denunciato che la legge di bilancio non affronta adeguatamente la finanza locale, con tagli di spesa corrente stimati in 460 milioni per il 2026 e criticità sulla copertura dei LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni).

Le opposizioni – tra cui Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Europa Verde – hanno contestato la manovra definendola «un regalo ai più ricchi». Per la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, «il ministero dovrebbe guardare i dati dell’Istat» e non quelli “del Pd”. «Il governo continua a fare propaganda», ha attaccato.

Emendamenti: dove si giocherà la partita parlamentare

Le audizioni parlamentari sono ufficialmente chiuse e i relatori sono stati nominati: il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato al 14 novembre. Nella fase iniziale della discussione, gli emendamenti più attesi riguardano diversi capitoli della manovra. Oltre al dibattito sul taglio dell’IRPEF e sul contributo a carico del settore bancario, si chiede un pacchetto di correttivi su pensioni, affitti e finanza locale.

Per il capitolo previdenza, tra le proposte c’è un intervento di incremento delle pensioni minime, con un possibile aumento di 20 euro mensili, e l’estensione dell’APE Sociale a nuove categorie di lavoratori. Sul fronte delle locazioni, i gruppi di maggioranza stanno valutando una revisione della misura che porta la cedolare secca dal 21% al 26% per gli affitti brevi: l’obiettivo sarebbe ridurre l’impatto per chi affitta un solo immobile o non utilizza piattaforme digitali di intermediazione.

Ulteriori emendamenti puntano a rafforzare il sostegno agli enti locali e ai territori, con un possibile incremento dei fondi per i Livelli Essenziali delle Prestazioni e per i programmi di edilizia residenziale sociale. Si discute anche di un correttivo al Fondo di coesione per accelerare i progetti nelle regioni del Mezzogiorno. Nella fase finale del dibattito parlamentare per i possibili correttivi potrebbero trovare posto anche:

  • ritocchi al taglio IRPEF per rendere il beneficio ancor più progressivo, guardando alle fasce medio-basse;
  • misure a sostegno degli enti locali, ad esempio un incremento dei fondi per i LEP o la stabilizzazione delle dotazioni per Comuni e Province;
  • limatura sul contributo da banche e assicurazioni, con diluizione o misure compensative per evitare effetti negativi sul credito;
  • aggiustamenti sugli incentivi alle imprese, con emendamenti mirati ad aumentare la dotazione per investimenti industriali.

Come abbiamo visto, il governo punta su alcuni interventi simbolici, ma le critiche sollevate in audizione e le richieste di emendamento indicano che la partita parlamentare sarà intensa. La definizione finale del testo, con il rispetto dei saldi e l’attuazione concreta delle misure, sarà il vero banco di prova.

Il margine di manovra resta comunque limitato: il “tesoretto” disponibile per le modifiche è stimato in circa 100 milioni di euro annui, da destinare con equilibrio per non alterare i saldi di bilancio fissati dal governo.