Tratto dallo speciale:

Manovra 2026: più riforme e investimenti per sostenere la crescita

di Barbara Weisz

8 Ottobre 2025 14:52

logo PMI+ logo PMI+
Audizioni parlamentari sul Documento programmatico di finanza pubblica: Banca d'Italia e Corte dei Conti chiedono riforme per la crescita in Manovra 2026.

La Banca d’Italia insiste sul fatto che nella Legge di Bilancio 2026 «gli interventi di copertura dovranno essere certi» e chiede di «limitare gli incrementi di spesa o le riduzioni di entrate di natura temporanea». La Corte dei Conti sottolinea l’esigenza di «sostenere la domanda interna e i redditi del ceto medio attraverso interventi di riduzione del prelievo fiscale» e di mettere a punto «misure indirizzate a rilanciare la crescita».

Sono questi i principali rilievi mossi nel corso delle audizioni davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica (Dpfp) approvato dal Governo, che contiene i numeri in base ai quali predisporre la Manovra.

Le audizioni sulla Manovra 2026

L’incertezza geopolitica e la guerra commerciale continuano a creare un’incertezza che impatta sulle politiche economiche. Ed anche se il DPFP presenta elementi positivi, soprattutto sul fronte del rientro del deficit, resta necessario predisporre politiche di crescita.

Bankitalia richiede riforme per la crescita

Per la Banca d’Italia l’economia si mantiene «su un percorso di crescita moderata, stimata per il 2025 nell’ordine di circa mezzo punto percentuale, dal DPFP e dai principali previsori. Nel prossimo triennio si prevede che l’aumento del PIL resti inferiore all’1% all’anno». La politica di bilancio «rimane improntata alla prudenza», che per un paese ad alto debito pubblico come l’Italia «è meritoria quanto doverosa». Ma «va coniugata con riforme strutturali che sostengano la crescita e l’innovazione».

La Manovra, «delineata nelle sue linee più generali nel DPFP, appare incentrata su una ricomposizione del bilancio e prevede un limitato aumento del disavanzo nel 2027-28 rispetto all’andamento tendenziale. Il Documento non include informazioni sufficienti per avanzare valutazioni sulle singole misure». Ci sono però due richieste al decisore politico: «gli interventi di copertura dovranno essere certi. Sarebbe inoltre opportuno limitare gli incrementi di spesa o le riduzioni di entrate di natura temporanea: hanno effetti solo transitori sulla domanda, aumentano il livello del debito e risultano spesso difficili da rimuovere».

Per favorire competitività e crescita, secondo Via Nazionale bisogna aumentare le risorse a favore di investimenti, ricerca e istruzione, razionalizzare le spese fiscali, rimuovere gli elementi del sistema tributario che scoraggiano la crescita dimensionale delle imprese, arginare l’erosione della base imponibile IRPEF. La revisione del PNRR «è un’importante occasione da cogliere».

Il contesto economico resta caratterizzato da notevoli incertezze geopolitiche, e questo rappresenta il maggior fattore di rischio pur essendo solide le condizioni delle imprese e delle famiglie.

La Corte dei Conti chiede politiche espansive

Molto simili le considerazioni della Corte dei Conti sul quadro macroeconomico e sulle incertezze che comporta per l’economia. Anche la magistratura contabile pone un accento particolare sull’esigenza di predisporre politiche espansive efficaci, con l’obiettivo di potenziare «la domanda interna e i redditi del ceto medio attraverso interventi di riduzione del prelievo fiscale, di sostegno agli investimenti e al sistema di incentivi alle imprese e di salvaguardia nel tempo della spesa sanitaria».

Le politiche economiche devono, da un lato, mantenere il controllo sui conti pubblici, e, dall’altro, «garantire una più attenta selezione degli interventi da avviare». Centrali le misure indirizzate a rilanciare la crescita, che, «pur tenendo conto della programmazione delle spese per la difesa, dovranno essere in grado di proseguire nel percorso avviato di modernizzazione del Paese nonché di stimolare l’incremento della produttività, il rilancio dei consumi, gli interventi per la sanità e per completamento degli investimenti infrastrutturali ed infine il rafforzamento delle capacità di ricerca e innovazione a sostegno del tessuto produttivo, economico e sociale del Paese».