La detassazione della tredicesima torna nel confronto sulla Legge di Bilancio 2027, l’ultima della legislatura Meloni, come proposta di partito. Il presidente della Commissione Finanze della Camera, Marco Osnato (FdI) sosterrà l’ipotesi di sostituire l’IRPEF ordinaria sulla mensilità aggiuntiva con un’imposta secca. Da Forza Italia, Antonio Tajani chiede invece l’azzeramento del prelievo sulle tredicesime più basse.
In sintesi:
- oggi sulla tredicesima il sostituto d’imposta applica le aliquote IRPEF senza riconoscere le detrazioni per lavoro dipendente e per carichi di famiglia, in base all’art. 23, comma 2, lettera b), del DPR 600/1973, con le aliquote del 23%, 33% e 43% vigenti dal periodo d’imposta 2026 per effetto dell’art. 1, comma 3, della L. 199/2025;
- Fratelli d’Italia propone di sostituire l’IRPEF ordinaria con un’imposta del 15% per i redditi fino a 15mila euro, per un costo stimato di 500 milioni di euro, con l’obiettivo di scendere al 10% e raddoppiare la soglia;
- Forza Italia chiede un intervento più ampio, con l’esenzione totale sulle tredicesime più basse e un prelievo crescente al salire dell’importo;
- il Governo non ha assunto alcun impegno sulla misura e ha finora annunciato per il 2027 la sola proroga della detassazione al 5% sugli aumenti da rinnovo contrattuale;
- per diventare norma la detassazione dovrà comparire fra le misure articolate nel Documento programmatico di finanza pubblica, essere sintetizzata nel Documento programmatico di bilancio trasmesso alla Commissione europea, entrare nel disegno di legge di bilancio ed essere approvata dalle Camere entro il 31 dicembre.
Tredicesima tassata più dello stipendio
Sulla mensilità aggiuntiva il prelievo pesa di più che sulle altre mensilità perché il sostituto d’imposta applica le aliquote IRPEF senza riconoscere le detrazioni. L’art. 23, comma 2, lettera b), del DPR 600/1973 dispone che sulle mensilità aggiuntive e sui compensi della stessa natura la ritenuta si calcoli con le aliquote dell’imposta sul reddito delle persone fisiche ragguagliando a mese i corrispondenti scaglioni annui; le detrazioni per carichi di famiglia e per lavoro dipendente previste dagli articoli 12 e 13 del TUIR sono invece riferite dalla lettera a) ai periodi di paga ordinari.
Tradotto: la tredicesima netta è sempre inferiore allo stipendio netto di un mese qualsiasi, a parità di lordo. È questa asimmetria a rendere la mensilità aggiuntiva il bersaglio facile a un anno dal voto, perché l’effetto sarebbe immediatamente visibile.
Le ipotesi rimaste fuori dalla Manovra 2026
La proposta di detassazione della tredicesima era stata avanzata dal Governo un anno ma era rimasta fuori per ragioni di coperture. In Manovra 2026 erano emerse infine due varianti: l’azzeramento integrale dell’IRPEF sulla mensilità aggiuntiva, valutato attorno ai 15 miliardi di euro annui e un’aliquota ridotta al 10% senza limiti di reddito, stimata fra 2,5 e 3 miliardi. Le risorse andarono alla riduzione del secondo scaglione IRPEF e alla detassazione degli aumenti contrattuali.
L’ipotesi 2027 nasce invece con un tetto di reddito che ne ridurrebbe il costo e ne circoscriverebbe la platea. È la differenza che la rende finanziabile e, allo stesso tempo, spiega perché il beneficio annunciato e quello che riceverebbero i destinatari della versione minima non coincidano.
Proposta FdI: flat tax sulla tredicesima
L’ipotesi illustrata da Osnato sostituirebbe l’IRPEF ordinaria sulla tredicesima con un’imposta sostitutiva del 15% o del 10%, per un risparmio netto che il presidente della Commissione Finanze quantifica fra 200 e 500 euro a seconda del reddito. La versione minima applica il 15% ai lavoratori con reddito fino a 15mila euro e vale circa 500 milioni di euro; l’ambizione dichiarata è arrivare al 10% allargando la platea, in funzione delle risorse disponibili.
La Presidenza del Consiglio non ha finora indicato la tredicesima fra le voci della manovra 2027. Il primo riscontro arriverà con il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), che il Governo trasmette al Parlamento entro il 2 ottobre e che articola le misure della manovra con i relativi effetti finanziari, prima della sintesi inviata alla Commissione europea con il Documento programmatico di bilancio (Dpb) entro il 15 ottobre.
La tecnica normativa evocata non è comunque nuova nel lavoro dipendente. L’art. 1, comma 182, della L. 208/2015 assoggetta i premi di risultato a un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali, la cui aliquota è scesa all’1% per il 2026 e il 2027 entro un tetto di 5.000 euro per effetto dell’art. 1, commi 8 e 9, della L. 199/2025. La stessa manovra ha introdotto la detassazione degli aumenti da rinnovo contrattuale, che il Governo ha annunciato di voler prorogare al 2027.
Ipotesi detassazione, calcoli per RAL
Il risparmio dipenderebbe dall’aliquota marginale del lavoratore, quindi crescerebbe con il reddito. La tabella confronta l’IRPEF oggi dovuta sulla tredicesima con le due ipotesi di imposta sostitutiva, applicando le aliquote 2026 del 23%, 33% e 43%.
| RAL | IRPEF sulla tredicesima | Stima risparmio con imposta al 15%-10% |
|---|---|---|
| 15.000 euro | 241 euro | 84 – 136 euro |
| 20.000 euro | 321 euro | 112 – 182 euro |
| 25.000 euro | 402 euro | 140 – 227 euro |
| 30.000 euro | 482 euro | 168 – 272 euro |
| 35.000 euro | 807 euro | 440 – 562 euro |
| 40.000 euro | 922 euro | 503 – 643 euro |
| 50.000 euro | 1.153 euro | 629 – 803 euro |
I valori assumono tredicesima pari a una mensilità su tredici, contributi a carico del lavoratore al 9,19% secondo la circolare INPS n. 6 del 30 gennaio 2026, imposta sostitutiva applicata al solo imponibile della mensilità aggiuntiva e detrazioni invariate. Chi ha una retribuzione lorda diversa da quelle in tabella o ha lavorato solo una parte dell’anno può ottenere l’importo effettivo della propria mensilità con il calcolo della tredicesima e applicare le percentuali al valore che ne risulta, decurtato dei contributi.
Il confronto mostra uno scarto importante fra la stima politica e la potenziale platea dell’ipotesi di partenza. Nella fascia fino a 15mila euro di reddito il beneficio varrebbe 84 euro con l’aliquota al 15% e 136 euro con quella al 10%, mentre la forbice fra 200 e 500 euro si raggiunge dai 25mila euro in su con l’imposta al 10% e solo oltre i 30mila con quella al 15%. Il salto visibile fra le RAL da 30mila e 35mila euro dipende dal secondo scaglione IRPEF, che scatta oltre 28mila euro di reddito imponibile.
Costi della misura in Manovra 2027
La soglia di reddito minima proposta da Osnato, con aliquota al 15% per i redditi fino a 15mila euro, è fissata attorno ai 500 milioni di euro. La seconda opzione vedrebbe ridotta l’aliquota al 10% alzando il tetto quasi al doppio, verso i 30mila euro.
Il conto andrebbe inserito in una Manovra 2027 che, secondo le indiscrezioni, si muoverebbe attorno ai 30 miliardi di euro e dovrebbe finanziare anche l’estensione del secondo scaglione IRPEF fino a 60mila euro, la conferma del bonus mamme e le misure per le imprese. Sono proposte che concorrono sullo stesso spazio fiscale, e nessuna di esse è al momento coperta da uno stanziamento.
Proposta Forza Italia: detassazione totale delle tredicesime
La posizione di Forza Italia va oltre l’imposta sostitutiva e punta all’esenzione piena, almeno per le retribuzioni più basse. In un’intervista a Milano Finanza del 21 agosto 2026 il vicepremier Antonio Tajani, che parla nella veste di segretario del partito, ha collegato la richiesta al livello dei salari italiani:
Vogliamo poi detassare le tredicesime fino al 100%, se possibile
La formula usata dal leader azzurro contiene già la riserva sulle coperture. Il pacchetto fiscale di Forza Italia comprende anche l’IRPEF al 33% fino a 60mila euro, una flat tax incrementale al 5%, la detassazione di straordinari e premi di produttività e l’abolizione del bollo auto: un elenco di proposte che dovrà passare dal confronto di coalizione prima di arrivare nel testo della manovra.
Addizionali, incapienti e soglie del taglio del cuneo
Se la misura arrivasse in Parlamento, il beneficio effettivo dipenderebbe da tre fattori.
- Il primo riguarda le addizionali regionali e comunali: nel modello dei premi di risultato l’imposta sostitutiva le assorbe, e un’analoga formulazione aumenterebbe il vantaggio netto rispetto ai calcoli fondati sulla sola IRPEF.
- Il secondo riguarda i lavoratori incapienti. Chi ha un reddito entro la no tax area di 8.500 euro non versa IRPEF, perché l’imposta è azzerata dalla detrazione di 1.955 euro prevista dall’art. 13, comma 1, lettera a), del TUIR nella formulazione confermata dalla L. 207/2024: su quella fascia non esiste imposta da risparmiare e un prelievo sostitutivo secco, in assenza di clausole di salvaguardia, produrrebbe un peggioramento anziché un vantaggio.
- Il terzo riguarda il taglio del cuneo fiscale disciplinato dall’art. 1, commi 4-9, della L. 207/2024, che riconosce una somma esente ai redditi fino a 20mila euro e una detrazione aggiuntiva fra 20mila e 40mila euro, decrescente fino ad azzerarsi. Poiché quelle misure sono ancorate a soglie di reddito, il modo in cui una tredicesima assoggettata a imposta sostitutiva verrebbe computata sposterebbe il risultato finale per chi si trova vicino alle soglie.
Qualunque proposta politica di modifica alla normativa vigente, se sarà realmente accolta positivamente dal Governo, dovrà comunque passare dal Documento programmatico di finanza pubblica di ottobre per il necessario inquadramento finanziario nell’ambito della disegno di Legge di Bilancio 2027.