Premi di produzione nelle PMI: piccole aziende virtuose

di Barbara Weisz

24 Febbraio 2025 15:32

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La metà dei contratti di secondo livello che riconoscono premi di risultato sono riconosciuti nelle piccole aziende: i dati di inizio 2025.

Nella metà dei casi le aziende che riconoscono premi di risultato hanno meno di 50 dipendenti e ricadono nella definizione di piccole imprese. E’ uno dei dati contenuti nel monitoraggio del Ministero del Lavoro sui contratti depositati che prevedono i premi ai lavoratori, aggiornati al 17 febbraio scorso.

A questa data, sono attivi 10.925 contratti, per lo più di tipo aziendale (8.838). La crescita del primo mese e mezzo del 2025 rispetto all’analogo periodo dello scorso anno è del 29,9% rispetto all’anno passato.

Come funzionano i premi di risultato

I premi di produzione sono agevolati fiscalmente, con un’aliquota al 10%, che la manovra 2025 ha prorogato in forma ulteriormente ridotta al 5% fino al 2027. L’aliquota agevolata, che per il triennio 2025-2027 è al 5%, si applica fino a un massimo di 3mila euro annui. La detassazione è prevista solo per il settore privato, si può applicare ai dipendenti con un reddito massimo di 80mila euro e prevede che ci sia una previsione specifica inserita nel contratto di lavoro di secondo livello, aziendale o territoriale.

Conversione in welfare

Il dipendente può decidere di convertire il premio in servizi di welfare, anche questi specificati nei contratti collettivi, che in questo caso non concorrono a formare il reddito da lavoro dipendente. L’eccedenza eventuale può essere sottoposta all’imposta sostitutiva oppure a quella ordinaria, a scelta del lavoratore.

Le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro hanno anche uno sconto del 20% sull’aliquota contributiva a carico del datore di lavoro, su una quota del premio erogato non superiore a 800 euro, somma su cui non è dovuta alcuna contribuzione da parte del dipendente.

Il trend in Italia

Fra i quasi 11mila contratti attivi, 8.865 si propongono di raggiungere obiettivi di produttività, 7.081 di redditività, 5.675 di qualità, mentre 1152 prevedono un piano di partecipazione dei lavoratori all’organizzazione del lavoro e altri 6mila 677 misure di welfare aziendale.

Le imprese che maggiormente li utilizzano sono di piccole dimensioni. Nel dettaglio, il 50% hanno meno di 50 dipendenti e, in base alla classificazione europea, sono quindi piccole imprese. C’è poi un 15% di aziende medie, con numero di dipendenti compreso fra 50 e 99. Il restante 35% ha oltre cento dipendenti.

In tutto i lavoratori italiani a cui si applicano i premi di produttività sono 2 milioni 860mila 820, nella maggior parte dei casi in base a previsioni inserite nei contratti aziendali (2 milioni 23mila 96) e gli altri riferiti a contratti territoriali (837mila 724). Il valore annuo medio del premio risulta pari a 1.565,53 euro.

La scomposizione per settore indica che sono più frequenti nei servizi, 62%, seguiti da industria, 37% e agricoltura, 1%. La distribuzione geografica vede una netta prevalenza del Nord, 73%, seguita dal Centro, 17%, e dal Meridione, 10%.