Per Deloitte l’intelligenza artificiale può trasformare l’identità digitale, già usata da milioni di italiani per entrare nei servizi online di pubbliche amministrazioni e aziende private, in uno strumento che valuta in tempo reale il rischio di ogni accesso e previene le frodi.
Lo studio, realizzato come Knowledge Partner della prima edizione di WeSec – Il Salone della Sicurezza promosso da ABI e svolto a Milano il 22 e 23 settembre, registra anche il sorpasso delle PMI italiane sulla media europea per intensità digitale.
In sintesi:
- nel 2025 il 79,5% delle PMI italiane da 10 a 249 addetti svolge almeno 4 delle 12 attività digitali misurate dall’Istat, contro il 71% della media UE rilevato da Eurostat;
- al 31 agosto 2026 la Carta d’Identità Elettronica conta 13,8 milioni di utenti attivi online negli ultimi dodici mesi, secondo il Ministero dell’Interno;
- un modello di machine learning testato su 1,85 milioni di transazioni bancarie, citato da Deloitte, ha ridotto del 54% i falsi positivi dei controlli antifrode;
- imprese e professionisti con servizi online possono integrare l’accesso con CIE aderendo alla federazione gestita dal Ministero dell’Interno.
PMI italiane più digitali della media UE
Il 79,5% delle piccole e medie imprese italiane ha raggiunto nel 2025 almeno un livello base di intensità digitale, cioè svolge quattro o più delle dodici attività del Digital Intensity Index, dalla banda larga al cloud fino all’uso dell’intelligenza artificiale. Il report Deloitte confronta il dato con il 72,8% della media EU20, mentre sull’insieme dei Ventisette l’ultima rilevazione Eurostat si ferma al 71%.
Rispetto all’obiettivo europeo del 90% di PMI digitalizzate entro il 2030, l’Italia ha coperto l’88,3% del percorso secondo l’Istat, contro il 68,1% del 2023.
Il recupero riguarda anche i cittadini: secondo i dati Eurostat ripresi da Deloitte, in dieci anni il divario con l’Europa nella quota di popolazione che usa stabilmente internet è sceso da 14 punti a meno di 4. Lo scarto più ampio riguarda i servizi pubblici online, utilizzati dal 43,5% degli italiani contro il 66,7% della media EU20.
Utenti CIE e accessi online: i dati del Viminale
La CIE – Carta d’Identità Elettronica è usata per entrare nei servizi online da più persone di quante ne indichi il report Deloitte, che ne contava circa 12 milioni negli ultimi dodici mesi. Il contatore del Ministero dell’Interno, aggiornato al 31 agosto 2026, riporta questi valori:
| Indicatore (ultimi 12 mesi) | Valore al 31 agosto 2026 |
|---|---|
| Utenti attivi con almeno un accesso online | 13,8 milioni |
| Accessi online con CIE | 239,6 milioni |
| Accessi medi per utente | 17,4 |
Con più di un accesso al mese per utente, la CIE è uno strumento d’uso abituale per chi l’ha attivata. Deloitte la descrive come un’infrastruttura di fiducia per l’accesso ai servizi di PA e privati, base su cui innestare i controlli basati sull’intelligenza artificiale.
Intelligenza artificiale e identità digitale contro le frodi
Secondo Deloitte l’intelligenza artificiale trasforma l’identità digitale da strumento statico di autenticazione a motore di intelligenza contestuale, che valuta in tempo reale il rischio di ogni accesso e di ogni operazione incrociando la posizione, le caratteristiche della transazione e il comportamento dell’utente.
L’identità non si verifica più una sola volta al login: con l’autenticazione continua il controllo prosegue per tutta l’interazione. Il report cita uno studio su 1,85 milioni di transazioni bancarie in cui un modello di machine learning ha ridotto del 54% i falsi positivi, cioè le operazioni legittime bloccate per errore, rispetto a un sistema a regole statiche, con un risparmio stimato intorno ai 200mila euro.
«Identità digitale e intelligenza artificiale si configurano come architetture sempre più complementari e interdipendenti», afferma Luigi Capitanio, Strategy and Business Design leader di Deloitte Emea.
Per Capitanio la prima garantisce fiducia, sicurezza e interoperabilità in linea con l’evoluzione delle norme, la seconda abilita la valutazione dinamica del rischio, e le organizzazioni capaci di integrare tecnologie, dati e governance possono trasformare la sicurezza in un vantaggio competitivo.
La stessa tecnologia alimenta nuove minacce: il report segnala deepfake, frodi da identità sintetica e phishing generato con l’IA. Con la diffusione degli agenti IA, sistemi che pianificano ed eseguono operazioni per conto dell’utente, Deloitte indica tre requisiti per la fiducia: autenticità verificabile, integrità dei dati e delle istruzioni, affidabilità by design. Il modello si estende oltre le banche, a sanità, trasporti e servizi ai consumatori.
Accesso con CIE nei servizi online delle imprese
Anche le imprese private possono offrire ai clienti l’accesso con CIE ai propri servizi online: la federazione “Entra con CIE” del Ministero dell’Interno ammette fornitori di servizi pubblici e privati, che aderiscono direttamente o tramite un aggregatore che mette a disposizione l’infrastruttura.
L’utente si autentica con tre livelli di sicurezza crescenti:
- livello 1, con nome utente e password;
- livello 2, con le credenziali del livello 1 più un codice OTP via SMS o una notifica sull’app CieID;
- livello 3, con la lettura della carta fisica tramite tecnologia NFC.
L’adesione si gestisce sul portale di federazione e prevede l’autorizzazione amministrativa, la designazione di un referente tecnico e la scelta del protocollo e dell’ambiente di integrazione, secondo il Manuale operativo per gli erogatori di servizi pubblici e privati. Per una PMI con area clienti, e-commerce o servizi in abbonamento, l’accesso con CIE aggancia la registrazione a un’identità verificata dallo Stato, la base su cui il report Deloitte colloca la valutazione del rischio con l’intelligenza artificiale.