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ISTAT: l’impresa italiana va a banda larga

di Giacomo Dotta

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L'ISTAT ha diramato nuovi dati sul rapporto tra impresa e Web: le Pmi navigano con meno banda e minore attenzione alle policy per la sicurezza

laquo;A gennaio 2010 il 95,1 per cento delle imprese ha dichiarato di utilizzare il computer e il 93,7 per cento dispone di una connessione ad Internet. L’impiego del computer coinvolge quattro addetti alle imprese su dieci». È questa la prima importate evidenza emergente dal rapporto Istat “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle Imprese” (pdf) pubblicato in giornata dall’istituto italiano di statistica.

Se oltre 9 aziende su 10 si collegano a Internet, l’83% dei casi è tramite linea fissa e nell’84% con la disponibilità di banda larga. I dati evidenziano inoltre un uso delle tecnologie open source nel 15,9% dei casi e di firma digitale nel 23,6% delle imprese. Ma i dati sono fortemente differenziati tra piccola e grande impresa: «L’utilizzo delle reti Intranet ha coinvolto il 21,3% delle piccole imprese, con quote crescenti all’aumentare della dimensione aziendale, fino a raggiungere il 74,4% nelle grandi unità. Analogamente, l’utilizzo di reti Extranet ha interessato il 15,1% delle piccole imprese e il 54,6% di quelle più grandi. I sistemi operativi open source sono stati utilizzati dal 13,9% delle piccole e dal 49,3% delle grandi imprese, mentre la firma digitale, rispettivamente, dal 21,7 e dal 50,0%».

Il divario delle Pmi è forte anche in relazione al tipo di connettività utilizzato: «Le tecnologie di collegamento a Internet in banda larga sono presenti soprattutto tra le imprese con almeno 50 addetti (oltre il 92,9% adotta la connessione fissa a banda larga e l’86,7% quella DSL). La connessione mobile interessa complessivamente circa il 23,0% delle imprese ed è fortemente influenzata sia dalla dimensione aziendale (la percentuale di utilizzo passa dal 19,9% delle imprese con meno di 50 addetti al 71,1% di quelle con oltre 249), sia dall’attività economica, come emerge dal confronto tra le telecomunicazioni (41,7%) e i servizi di ristorazione (8,6%)».

La rete è utilizzata ormai nell’87% dei casi per accedere ai servizi bancari online, nel 65,5% dei casi per carpire informazioni sui mercati e nel 55% per fruire di veri e propri servizi online. Il post-vendita occupa il 50% dei casi. Il 95% delle imprese collegate, inoltre, si collega per ottenere i servizi offerti dalla Pubblica Amministrazione dimostrando in ciò una crescente maturazione da ambo le parti: più vasta la domanda, più organizzata l’offerta, maggiori i risparmi ed i vantaggi correlati per l’intero sistema paese.

Le aziende italiane, inoltre, sono sempre più presenti online ma, al tempo stesso, le Pmi segnano ancora una volta il passo: «A gennaio 2010 la presenza di un sito web coinvolge sei imprese su dieci, raggiungendo livelli del 69,8% nelle imprese dell’industria e l’80,7% in quelle del settore ICT [ma] si passa dal 58,7% delle imprese minori a circa il 90,0 per cento di quelle con almeno 250 addetti»: il ritardo della piccola impresa è dunque in tal senso ancora forte, limando così le possibilità concorrenziali delle piccole imprese rispetto ai grandi nomi che hanno invece la possibilità di investire sul Web con maggior vantaggio commerciale.

Online si compra, online si vende. L’impresa italiana si riversa sul Web sempre di più vedendo la Rete come un vero e proprio mercato ove trovare occasioni e dove riversare la propria offerta. Cresce il ricorso al commercio elettronico, dunque, sia per acquistare beni e servizi utili all’azienda, sia per vendere al consumatore finale la propria produzione: «Da un punto di vista settoriale, i comparti della metallurgia e fabbricazione di metallo (28,7%), dell’energia e fornitura acqua (22,9%), del trasporto (27,2%), degli autoveicoli (23,9%), della produzione di software e di servizi di informazione (25,9%) sono quelli con la maggiore intensità di imprese che realizzano online almeno la metà del loro fatturato totale».

La ricerca dell’Istat restituisce infine importanti cifre utili a delineare l’attenzione che l’impresa italiana ripone nella sicurezza dei propri apparati. Oltre 8 aziende su 10, infatti, avrebbe ormai strutturato in modo adeguato le proprie policy in termini di sicurezza online ed i problemi emergono quindi in gran parte soltanto per motivi di hardware o software (22% dei casi). LA divulgazione di dati sensibili coinvolge il 4,5% dei casi segnalati, mentre gli accessi non autorizzati ammontano al 3%. Raro (1%) il comportamento irregolare da parte di un dipendente.

L’impresa italiana dimostra pertanto crescente sensibilità in un settore ove la cultura informatica è spesso latitante o comunque in forte ritardo rispetto alla media europea. La disponibilità della banda larga e l’attenzione alla sicurezza sono però spesso aspetti a cui fa riferimento soprattutto la grande impresa, mentre le Pmi affidano ancora al capitale umano e ad un certo grado di improvvisazione aspetti del tutto primari nel rapporto tra il business e la Rete. Il che va considerato come un grave problema per l’intero sistema economico nazionale, del quale le Pmi rappresentano un tessuto di secolare ed inestimabile importanza.

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