Voglia di Open Source in Svizzera

di Roberta Donofrio

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È stata rivolta in questi giorni all?Esecutivo Svizzero un?interpellanza sull?utilizzo dei software open source nella pubblica amministrazione

Open source si. Open source no. Il parlamentare svizzero Walter Donzé ha rivolto la questione della conversione dei sistemi informativi del settore pubblico direttamente al Governo.

Particolari chiarimenti sono stati richiesti sulle iniziative che la Confederazione intende attuare per svincolare l’amministrazione pubblica dai fornitori di programmi come Microsoft.

A spingere il parlamentare a sollecitare l’Esecutivo, è stato il proliferare del software open source presso le amministrazioni pubbliche di altri paesi, e, in maniera particolare, il buon esito della sperimentazione della provincia autonoma di Bolzano, dove tutte le postazioni dell?amministrazione pubblica sono state dotate del pacchetto OpenOffice. Un?esperienza che la Commissione Europea ha eletto a modello attuabile anche in altri paesi.

Tra i vantaggi ottenuti grazie all?acquisizione dei nuovi software oltre il consistente risparmio finanziario legato all?eliminazione licenze, c’è anche un livello di sicurezza più alto. Con il codice sorgente del programma a disposizione degli utenti è infatti possibile apportare correzioni in tempi significativamente più brevi.

Ma i risultati positivi dei comuni che hanno attuato la conversione non sembrano essere sufficienti a giustificare il cambiamento. «Al momento attuale, gli eventuali vantaggi risultanti dal passaggio a OpenOffice sarebbero vanificati dai costi di una migrazione che concernerebbe ben 34’000 computer, senza considerare le spese legate alla formazione » dichiara Martin Feller, portavoce dell’Ufficio federale dell’informatica, «Molti programmi specifici sono legati a Microsoft, ragion per cui un cambiamento risulterebbe oneroso e difficile».

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