Il DPCM 2 luglio 2026 arrivato nella Gazzetta Ufficiale il 14 agosto apre la stagione dei bandi su InPA per ministeri, agenzie fiscali ed enti previdenziali. Il contingente autorizzato è di 3.742 assunzioni a tempo indeterminato, con poco meno della metà che non passa da concorso. Nel frattempo, il CCNL Funzioni Centrali firmato il 6 agosto 2026 ha ridefinito anche il tabellare delle quattro aree interessate aggiornando il calcolo del netto in busta paga per chi vincerà i concorsi.
Chi arriva dall’esterno, si contende invece 1.753 posti, concentrati in tre amministrazioni mentre gli altri sono indirizzati al personale in servizio o in arrivo da altri enti (scorrimenti di graduatorie, mobilità volontaria tra enti e progressioni).
- Assunzioni autorizzate dal DPCM 2 luglio 2026
- I posti a concorso pubblico nelle amministrazioni
- Gli stipendi delle quattro aree del comparto Funzioni Centrali
- Mobilità, scorrimenti e progressioni del personale interno
- Le nuove regole di reclutamento
- I bandi sul portale InPA e i tempi di pubblicazione
In sintesi:
- il decreto adottato ai sensi dell’articolo 35, comma 4, del D.Lgs. n. 165/2001 ripartisce i posti in 26 tabelle allegate;
- i bacini più ampi di nuovi bandi sono il Ministero dell’Interno con 759 posti, l’Agenzia delle Entrate con 735 e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli con 181;
- le autorizzazioni riferite al 2025 e al 2026 hanno validità triennale;
- entro il 31 dicembre 2026 le amministrazioni trasmettono alla Presidenza del Consiglio e al MEF i dati sul personale assunto e sulla spesa sostenuta.
- Assunzioni autorizzate dal DPCM 2 luglio 2026
- I posti a concorso pubblico nelle amministrazioni
- Gli stipendi delle quattro aree del comparto Funzioni Centrali
- Mobilità, scorrimenti e progressioni del personale interno
- Le nuove regole di reclutamento
- I bandi sul portale InPA e i tempi di pubblicazione
Assunzioni autorizzate dal DPCM 2 luglio 2026
Il decreto autorizza 3.742 unità di personale a tempo indeterminato, alle quali si aggiungono 50 unità per il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica a titolo ricognitivo, fuori dal totale principale, e 9 posti di magistratura del Consiglio di Stato per i quali il decreto autorizza soltanto a bandire nel triennio 2026-2028, senza assunzione immediata. Le amministrazioni coinvolte comprendono ministeri, agenzie fiscali, INPS, Avvocatura Generale dello Stato, enti parco e autorità di bacino distrettuale.
L’autorizzazione arriva a valle delle cessazioni registrate nel 2024 e nel 2025, con i risparmi di spesa correlati, e ciascuna amministrazione deve muoversi in coerenza con il proprio Piano integrato di attività e organizzazione. Il decreto lascia aperta la possibilità di chiedere una rimodulazione al Dipartimento della funzione pubblica per assumere profili diversi da quelli autorizzati o per modificare le modalità di reclutamento.
I posti a concorso pubblico nelle amministrazioni
Poco meno della metà del contingente complessivo, 1.753 posti, arriva da nuovi concorsi pubblici, e tre amministrazioni ne concentrano la quota più consistente. Chi si candida dall’esterno guarda a questa colonna, non al totale autorizzato.
| Amministrazione | Posti a concorso pubblico |
|---|---|
| Ministero dell’Interno | 759 su 1.086 unità autorizzate |
| Agenzia delle Entrate | 735 su 1.022 unità autorizzate |
| Agenzia delle Dogane e dei Monopoli | 181 su 449 unità autorizzate |
All’Agenzia delle Entrate i posti da concorso si dividono tra 400 funzionari e 335 assistenti, mentre altri 100 funzionari arrivano da scorrimento di graduatorie e 173 assistenti da mobilità. Al Ministero dell’Interno il bando riguarda 378 funzionari e 347 assistenti, oltre a elevate professionalità e operatori. I profili spaziano dagli operatori ai dirigenti, con figure specialistiche come medici e professionisti negli enti previdenziali.
Gli stipendi delle quattro aree del comparto Funzioni Centrali
Chi entra in una di queste amministrazioni ricade nel CCNL Funzioni Centrali, sottoscritto in via definitiva il 6 agosto 2026 per il triennio 2025-2027, che riguarda circa 190 mila dipendenti di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici.
Il contratto porta lo stipendio tabellare a regime dal 1° gennaio 2027, con incrementi differenziati per area professionale su tredici mensilità.
| Area professionale | Aumento mensile lordo a regime |
|---|---|
| Elevate professionalità | 221 euro |
| Funzionari | 161 euro |
| Assistenti | 133 euro |
| Operatori | 126 euro |
Il tabellare copre però solo una parte della busta paga, perché su di esso si innestano l’indennità di amministrazione, che varia da ente a ente ed è una delle ragioni per cui due funzionari di pari area guadagnano cifre diverse al Viminale e all’Agenzia delle Entrate, e i differenziali stipendiali individuali assegnati con procedura selettiva. Il calcolo dello stipendio netto nella Pubblica Amministrazione muove da queste voci e arriva a importi che cambiano anche a parità di inquadramento.
Sul netto incidono poi addizionali regionali e comunali, detrazioni per lavoro dipendente e carichi familiari, con differenze sensibili tra una sede e l’altra a parità di area contrattuale. Chi vuole quantificare la retribuzione del profilo per cui intende candidarsi può partire dal lordo tabellare e ricavare l’importo mensile effettivo con il calcolo dello stipendio netto.
Mobilità, scorrimenti e progressioni del personale interno
Circa 1.989 posti, la quota complementare a quelli banditi, sono coperti attraverso canali chiusi a chi arriva dall’esterno. Le progressioni verticali tra le aree, previste dall’articolo 52, comma 1-bis, del D.Lgs. n. 165/2001, sono riservate al personale già in servizio, mentre la mobilità volontaria attinge a dipendenti di altre amministrazioni pubbliche.
Lo scorrimento delle graduatorie riguarda concorsi già espletati, spesso gestiti dalla Commissione RIPAM, e ha una condizione preliminare: prima di bandire nuove procedure le amministrazioni devono aver immesso in servizio i vincitori già collocati nelle graduatorie vigenti, salvo motivate esigenze organizzative. Le graduatorie restano valide due anni dall’approvazione ai sensi dell’articolo 35, comma 5-ter, del D.Lgs. n. 165/2001, con una deroga per quelle approvate nel 2024 e nel 2025, alle quali l’articolo 4, comma 9, del D.L. n. 25/2025, convertito con modificazioni dalla L. n. 69/2025, non applica il tetto allo scorrimento degli idonei.
Le nuove regole di reclutamento
Il decreto conferma il concorso pubblico come strumento ordinario e prioritario di reclutamento, secondo l’articolo 4, comma 1, del D.L. n. 25/2025. La novità di metodo riguarda la forma della selezione: salvo diversa indicazione nelle tabelle allegate, le autorizzazioni a bandire si intendono riferite al concorso unico organizzato dal Dipartimento della funzione pubblica con il supporto della Commissione RIPAM, e non più a procedure gestite dalla singola amministrazione.
Dal 2026 le amministrazioni con piani assunzionali pari o superiori a dieci unità devono destinare almeno il 15% delle facoltà assunzionali alla mobilità volontaria, con riduzione delle facoltà per l’anno successivo in caso di mancata attivazione. È la ragione per cui quasi tutte le tabelle del decreto assegnano una quota a questo canale prima di aprire un nuovo bando. Per la dirigenza di seconda fascia almeno il 50% dei posti è riservato ai corsi-concorsi della Scuola nazionale dell’amministrazione.
I bandi sul portale InPA e i tempi di pubblicazione
La pubblicazione del decreto in Gazzetta non apre alcuna finestra di candidatura: sono le singole amministrazioni a pubblicare i propri bandi sul portale InPA, dove compaiono requisiti, prove e scadenze. L’accesso alla piattaforma avviene con SPID, CIE, CNS o eIDAS, e la domanda si presenta esclusivamente online.
I tempi variano da ente a ente e dipendono anche dalla disponibilità dei posti vacanti al momento di ciascun bando. La validità triennale delle autorizzazioni riferite al 2025 e al 2026 lascia alle amministrazioni un margine ampio, il che rende plausibile una distribuzione delle procedure lungo più esercizi anziché una tornata concentrata.