Ti ascolto: dunque, tu mi ascolti

di Nicola Aldo Glatro

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Analizziamo un eccellente strumento, anzi uno strumento decisivo, per migliorare le nostre relazioni con gli altri, e trarne (debito) profitto: l'ascolto attivo

Ricorriamo ad un esempio illustre (e in voga): Barak Obama. Sono quasi alle cronache di tutti i giorni i suoi continui “colpi” diplomatici, le aperture che riesce ad ottenere da controparti fino ad alcuni mesi fa piuttosto ostili verso gli Stati Uniti. Chiaramente, Obama si sta mettendo nei panni degli altri, e non si è arroccato sulle sue posizioni e sugli interessi esclusivi degli Stati Uniti. A dire il vero, ci sono analisti che affermano che stia fin troppo perdendo di vista gli interessi della sua nazione (ad esempio gli Stati Uniti si sono accollati gran parte dell’onere di rifinanziamento dell’FMI, il quale presumibilmente andrà a riversarlo principalmente in aree di maggiore “pertinenza” europea), ad ogni modo rimane il fatto che il neoeletto presidente sta favorendo il diffondersi di un’atmosfera di distensione e di dialogo. L’elemento cardine per favorire questo tipo di processo è l’ascolto.

L’ascolto, in un rapporto, ha due funzioni fondamentali, che si traducono in enormi vantaggi: raccogliere dati preziosi, e dare importanza alla controparte (ottenendone in cambio, come naturale conseguenza). Il tutto, come sempre, col dovuto equilibrio, poiché esistono persone egocentriche che prendono (e perfino pretendono!) tanto e danno poco. Occorre, in ogni caso, prestare attenzione ad un bisogno fondamentale dell’essere umano: il riconoscimento. Essere riconosciuti dagli altri, ovvero si desidera che venga riconosciuta la propria identità, il proprio io, e con esso le nostre esigenze e difficoltà (in genere reali, a volte presunte…), le nostre aspirazioni.

Inoltre, e non meno importante, conoscere meglio l’altro vuol dire tenere meglio sotto controllo la componente emotiva del rapporto, che a volte sfocia in paura, negazione, rabbia. La componente emotiva non può essere azzerata del tutto, ma esistono i modi per gestirla, e ascoltare l’altro è uno di questi.

Anche la capacità di ascolto può essere affinata al punto di diventare un’arte. La strada verso la padronanza di quest’arte passa attraverso l’ascolto attivo. Ossia, come si può intuire, un ascolto che non si limita a recepire, ma che “prende l’iniziativa” per stimolare e gratificare la controparte, e in tal modo testimoniarle riconoscimento. Per offrire questa testimonianza nel miglior modo possibile bisogna sforzarsi di non giudicare. Si accetta l’altro com’è, semplicemente lo si ascolta, e anzi gli si dimostra che si va oltre l’ascolto, si punta alla comprensione. Le tecniche per conseguire questo obiettivo sono diverse e articolate, pur se sostanzialmente semplici e di facile padronanza. Basta un po’ di pratica (e di pazienza).

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