Team building

di Rosanna Marchegiani

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La creazione di un team passa attraverso una serie di metodologie esperienziali il cui obiettivo è formare persone attraverso un'esperienza concreta

“Team building” letteralmente sta per costruzione del gruppo. Negli ultimi anni se ne fa un gran parlare: le aziende danno una grande importanza al lavoro di gruppo e aumentano i corsi che hanno come finalità la creazione del gruppo a discapito, talvolta, di quelli con un contenuto di tipo tecnico-professionale.

I ruoli professionali, oggi, sono cambiati: i processi produttivi sono più complessi, come pure le funzioni da svolgere. Non è più possibile avere una conoscenza discreta di tante cose diverse, ma è necessario conoscere benissimo poche cose. Ecco allora che si assiste ad uno sminuzzamento e ad una redistribuzione delle conoscenze in un gruppo di persone. Si creano così sinergie, si completano le competenze, si ottiene un risultato che non è la semplice somma dei risultati ottenibili dai singoli.

Ma un gruppo di persone non forma necessariamente una squadra. Dà qui nasce l’interesse verso il team building. Un intervento di team building in azienda serve a far conoscere le persone in modo più profondo, a creare tra esse dei legami, ad incrementare la stima nei colleghi, a motivare il gruppo e a suscitare compattezza e collaborazione.

Con questa espressione si intendono una serie di metodologie, sviluppate soprattutto negli Stati Uniti e nell’Europa del Nord, che si basano sulla formazione esperienziale, cioè sul far vivere direttamente ai partecipanti una certa esperienza nella certezza che, l’aver sperimentato in prima persona un determinato evento ha un valore formativo certamente maggiore rispetto a quanto si può apprendere da un corso tradizionale.

Le metodologie esperienziali hanno come obiettivo quello di formare gli individui su elementi collegati al campo degli atteggiamenti e sono tante. Nell’outdoor training, ad esempio, il gruppo diventa il luogo nel quale si apprende attraverso una serie di attività che interessano soprattutto la sfera cognitivo-emotiva piuttosto che quella razionale. All’attività vera e propria si affiancano considerazioni e valutazioni successive sull’accaduto e la generalizzazione di quanto appreso con l’applicazione ad altre occasioni.

Se l’obiettivo dell’azienda è quello di favorire il lavoro di squadra si può utilizzare la vela o il rugby: sport dove non esistono prime donne, ma solamente il gruppo.

Se, invece, quello che sta a cuore all’impresa è favorire la creatività del gruppo ci si può immergere in gare di cucina o  in gare con le costruzioni o si può pensare alla realizzazione di un film. Se poi è fondamentale imparare l’arte dell’improvvisazione può essere utile organizzare uno spettacolo teatrale o una jam session di percussioni.

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