Smart Working? Si, ma senza esagerare?

di Chiara Basciano

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I dati dell'Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano.

Un’indagine dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, presentata durante la Unified Communications Conference 2013, mette in luce come le imprese italiane si stiano via via aprendo alla tecnologia per aumentare la produttività aziendale e ridurre i costi, mentre ancora sono indietro per quel che riguarda la flessibilità di orario e di luogo di lavoro.

Per quanto quindi oggi si utilizzino in azienda strumenti tecnologici che abilitano la comunicazione e la collaborazione anche a distanza, si mantiene viva una certa resistenza, tutta culturale, all’adozione del telelavoro come prassi consolidata. E se alcuni dati confermano come grazie all’adozione del lavoro a distanza i benefici per l’impresa siano pari a un aumento di produttività del lavoratore in media del 25% e una riduzione dei costi e dei tempi di trasferta del 20-40%, ancora oggi il 50% dei manager teme per la perdita del controllo, mentre per il 56% ci sono difficoltà di coordinamento e collaborazione.

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Eppure, stando a quel che confermano i 200 manager italiani intervistati (88 chief information officer, 65 responsabili delle risorse umane e 81 responsabili delle line of business), i budget per tutto quel che riguarda gli investimenti per infrastrutture e tecnologie di collaboration sono in netta crescita. Il 54% dei chief information officer ha dichiarato che nel 2012 erano previsti piani di sviluppo pluriennali, con budget superiori a 100 mila euro nel 16% dei casi e a oltre un milione di euro nel 2%.

Il problema, a quanto segnalano gli esperti, è rappresentato dai pochi investimenti nelle piattaforme di knowledge management, di social networking e nelle community, dove i dati parlano di budget inferiori ai 25 mila euro nel 79% dei casi e nulli per il 16% delle aziende.