Sei un bravo mentore?

di Teresa Barone

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Il rapporto tra mentore e allievo non è mai a senso unico: ecco come capire se si è portati per questo ruolo.

Ricoprire il ruolo di mentore rappresenta un impegno non da poco, una posizione che richiede un notevole investimento di tempo e una buona dose di costanza e pazienza.

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Diventare il mentore di qualcuno, quindi, non è un onere da prendere alla leggera soprattutto se si ritiene di non possedere sufficiente capacità di ascolto, così come di non aver maturato abbastanza esperienza su vari settori e di non essere in grado di esprimere giudizi e feedback del tutto onesti e obiettivi.

Quali sono gli interrogativi da porsi prima di compiere questa scelta? Il mentore, innanzitutto, deve essere sicuro di non essere un maniaco del controllo: il loro ruolo consiste nel fornire consulenza e sostegno evitando qualsiasi prevaricazione, facendo in modo che i propri assistiti maturino consapevolezza e capacità di problem solving.

Il rapporto di fiducia che si instaura tra il coach e la risorsa junior è fondamentale ma non si tratta di una conquista istantanea. È necessario creare un ambiente in cui l’allievo si senta a suo agio e capisca di non essere giudicato, ma semplicemente aiutato.  

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La relazione tra il mentore e il suo allievo è sempre reciprocamente vantaggiosa e non si basa su una comunicazione a senso unico. Anche colui che guida e insegna, infatti, può beneficiare del contributo offerto dal suo mentee spesso fonte di punti di vista differenti e – non di rado – di competenze in aree specifiche, come i social media e la tecnologia.

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