Intervista a Duccio Lunari di Pro Web Consulting

di Redazione PMI.it

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Brand Reputation, posizionamento su Google, importanza della SEO: a tu per tu con un esperto, il Sales & Marketing Director di Pro Web Consulting.

Migliorare la visibilità sui motori di ricerca, assicurarsi la home page su Google e sfruttare al meglio le risorse SEO per potenziare la presenza online: le aziende e i professionisti hanno in comune questi obiettivi, ma per raggiungerli affidarsi agli esperti del settore è fondamentale. Ne parliamo con Duccio Lunari, Sales & Marketing Director della SEO agency svizzera “Pro Web Consulting“. 

=> Brand reputation: quanto conta per i manager?

Costruire una Brand Reputation positiva e solida rappresenta ormai una delle priorità delle aziende e dei professionisti: quali sono le “armi” a disposizione per contrastare una reputazione online negativa? 

«Innanzitutto, mi verrebbe da dire che il modo migliore per prevenire una reputazione negativa è… lavorare bene. Scherzi a parte, la SEO è certamente un’arma potente, se posta nelle mani di veri professionisti del settore: proprio per questa volontà di specializzazione ed eccellenza, noi di Pro Web Consulting offriamo servizi mirati, siamo un’agenzia SEO verticale.

I Social, ad esempio, sono ancora poco usati dai brand come arma di difesa: forse uno dei primi interventi efficaci è stato quello recente di Eni contro il programma televisivo Report.

Lato SEO, invece, attraverso l’ottimizzazione del sito ufficiale e la promozione di contenuti positivi sul brand in questione, i risultati negativi possono essere davvero confinati alle pagine più remote di Google: va ribadito, è solo la prima pagina quella che conta davvero. Numeri alla mano, una reputazione compromessa può causare danni ingenti al business aziendale. Se l’83% dei surfer della Rete sostiene di farsi influenzare dalle informazioni reperite online, ne consegue che un problema di Brand Reputation può incidere pesantemente sul fatturato e persino sulle azioni di un’azienda.» 

Commenti negativi degli utenti sui social network e contenuti non lusinghieri, o poco veritieri, sulla prima pagina di Google: cosa rischia di compromettere maggiormente l’immagine virtuale di un’azienda? 

«Spesso si tende a considerare quello dei Social l’ambito più insidioso, per la quasi totale libertà d’espressione concessa agli utenti: in realtà, influencer e contenuti virali a parte, una critica su un servizio, brand o prodotto, espressa su Facebook o Twitter resta circoscritta alla più o meno ampia cerchia di amici e contatti del soggetto.

Al contrario, un risultato negativo posizionato sulla prima pagina di Google avrà un impatto considerevole: una crisi di reputazione sui motori di ricerca ha una durata decisamente superiore rispetto a qualsiasi altro medium, perché dal Web nulla si cancella in modo definitivo. Inoltre, si calcola che quando la crisi nasce su un altro canale di comunicazione – TV, campagne adv “sbagliate” etc. – le ricerche online legate al nome brand subiscono un’impennata, gettando la proverbiale benzina sul fuoco.» 

Il Diritto all’Oblio rappresenta una risorsa importante per richiedere la rimozione dal Web dei contenuti ritenuti lesivi: quali sono i vantaggi e i limiti di questo strumento? 

«Il Diritto all’Oblio è uno strumento messo a disposizione dallo stesso Google a partire da maggio 2014: in pratica, a fronte di una documentazione concreta che testimoni la non-veridicità di contenuti presenti in Rete, è possibile chiederne la de-indicizzazione in quanto lesivi dell’immagine di un’azienda o di un singolo.

Solo in Italia, ad oggi sono state presentate oltre 26.000 richieste, per un totale di circa 85.700 URL di cui si chiede la rimozione, delle quali poco più del 30% è stato effettivamente de-indicizzato. Ovviamente, “rimozione” non è un termine da prendere alla lettera: il contenuto rimane visibile in Rete, è solo escluso dal ranking di Google.

I limiti riguardano soprattutto la dimensione geografica: innanzitutto, il servizio funziona solo sui motori di ricerca europei, non su Google.com. Inoltre, i risultati negativi vengono “oscurati” soltanto a livello nazionale: se chiedo la rimozione di una URL da google.it, questa sarà comunque visibile se ricercata su google.fr. Il Cnil, cioè il Garante per la Privacy francese, si è anche scontrato con Google, proprio per superare tale limitazione.» 

Quali sono i settori che nel 2016 si avvarranno maggiormente della SEO? E perché includerla nella propria strategia di Web Marketing?

«Il perché è semplice: innanzitutto, circa il 50% del traffico verso un sito web deriva da ricerche organiche. Una buona strategia SEO agisce proprio sull’organico, incrementando la visibilità e, di conseguenza, il ritorno economico di qualsiasi realtà. Infatti, la SEO è trasversale per ambito e tipologia di business, vale tanto per gli e-commerce quanto per i siti di contenuti, tanto per il B2B quanto per il B2C. Un esempio su tutti è l’editoria: quello che sembrerebbe un settore in crisi anche a causa del Web sta trovando un’ancora di salvezza proprio sul Web, e grazie alla SEO in particolare, come abbiamo spiegato durante il nostro workshop allo IAB Forum di dicembre, relativo alla success story di Sale&Pepe. » 

Per approfondimenti: Pro Web Consulting.

 

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