Uffici open space? Abbassano la produttività del lavoro

di Andrea Barbieri Carones

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Secondo diversi studi, gli uffici open space abbassano la produttività del lavoro, inibiscono lo scambio di informazioni e stressano i dipendenti.

Un’indagine condotta dall’Università di Berkeley, in California, sul benessere nei luoghi di lavoro ha mostrato che ai dipendenti delle aziende non solo non piacciono gli uffici “open space” ma anche che questi provochino tensione e abbassino la produttività.

Oggi, infatti, molte aziende ricorrono a questa soluzione per risparmiare denaro e per promuovere la collaborazione e l’interazione tra i colleghi, con il concetto che abbattere le pareti fisiche significa anche abbattere i muri che separano le idee, favorendo quindi il libero scambio del penisero proprio come un “mercato comune” in miniatura.

Tutto sbagliato? A sentire i ricercatori, che nei loro risultati hanno inerpellato 65mila dipendenti di tutti i continenti, gli open space fanno male. Il problema più sentito riguarda il rumore, provocato dal brusio delle decine di presenti, dagli squilli dei telefoni, dal rumore delle stampanti e dalle chiacchierate dei propri vicini, dei quali si arriva a sapere vita, morte e miracoli anche senza volerlo. E questo stato non favorisce lo scambio di idee, visto che nel confronto lavorativo con un collega o con un capo si ha sempre il timore che orecchie indiscrete vengano a conoscenza dell’argomento di conversazione togliendo quindi qull’importante tocco di privacy che si avrebbe invece in un ufficio chiuso da 4 mura.

Secondo una docente universitaria di New York, addirittura, negli open space le conversazioni sono di basso spessore fino quasi a toccare la banalità perchè si vorrebbe che nessun altro sentisse le nostre parole. Il risultato? Spesso i colleghi vicini di scrivania comunicano via mail o posta interna come se si trovassero in 2 reparti diversi, annullando quindi il vantaggio di essere gomito a gomito. Ma non solo: in molte occasioni, la chiacchierata più proficua viene fatta in bagno (sempre che i colleghi siano dello stesso sesso) o davanti alla macchinetta del caffè, vero rifugium peccatorum delle grandi aziende con uffici open space.

Dal rumore al calo di concentrazione il passo è breve, come ben sanno i giornalisti delle grandi redazioni di giornali e riviste, quelli dei call centre o i dipendenti di quelle società che hanno optato per questi uffici. Un’altra indagine su questo argomento, effettuata dall’Istituto finlandese di medicina del lavoro, ha mostrato che lavorare in mezzo ad altre persone che parlano riduce la produttività e rende più difficile la concentrazione e il ricordo delle cose. Senza contare che la promuscuità rende più facile la trasmissione di malattie di stagione come raffreddore e influenza – con conseguente aumento dei giorni di assenza dal lavoro – e impossibilità di gestire l’aria condizionata, il ventilatore, il riscaldamento

Che gli open space facciano male alla produttività e al benessere dei dipendenti lo ha detto anche una ricerca del Queensland University of Technology di Brisbane, in Australia, da cui è emerso che “questi uffici hanno causato alti livelli di stress, conflitti, pressione alta e un elevato turnover del personale”.

Gli uffici tradizionali, a questo punto, potrebbero ritornare in auge.