Manager italiani, cresce sfiducia dipendenti

di Andrea Barbieri Carones

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Un sondaggio tra i dipendenti di aziende medio-grandi rivela che è in calo - e inferiore alla media europea - il livello di fiducia verso i manager.

Del mio manager non mi fido. Sembra questa la parola d’ordine dei dipendenti delle aziende italiane, in base ai risultati del Global Workforce Study (GWS), una ricerca globale condotta ogni due anni da Towers Watson, società che si occupa di consulenza a livello mondiale con 14mila collaboratori in tutto il mondo, che fanno capo alla sede di New York.

In particolare, la preoccupazione per l’incertezza economica incide negativamente sulla fiducia nell’operato dei propri leader, ritenuti non sempre in grado di fronteggiare le sfide che la situazione attuale impone. Con cadenza biennale, Towers Watson indaga sulle aspettative e sulle percezioni dei dipendenti del settore privato su vari aspetti della loro vita lavorativa, individuando gli elementi che maggiormente impattano sulla loro motivazione a contribuire al successo dell’azienda.

Secondo i risultati dell’indagine, il 37% dei dipendenti italiani – presi tra un campione di 1000 dipendenti a tempo indeterminato di società di dimensioni medio-grandi – dichiara di non aver fiducia nel lavoro fatto dal senior maganement della propria azienda (3% in meno rispetto alla media europea), e solo il 38% ritiene che i senior leader si comportino in modo coerente rispetto ai valori aziendali (5% in meno rispetto alla media europea).

Il 42% (ben -11% rispetto alla media europea) ritiene che la propria azienda stia facendo un buon lavoro nel fornire informazioni su come si stia performando rispetto agli obiettivi di business, mentre soltanto il 39% (-10% rispetto alla media europea) crede alle informazioni che riceve dai senior leader. Percentuali decisamente negative, che mostra che i senior manager sono bocciati anche in relazione alla capacità di puntare sull’innovazione: solo il 33% degli intervistati, infatti, ritiene che la propria azienda faccia un buon lavoro nel premiare chi porta idee innovative, e il 36% ritiene che sia efficace nel muoversi velocemente dal creare idee al realizzarle. In entrambi i casi si tratta di percentuali in linea con la media europea. Emerge inoltre che le persone desidererebbero una maggiore responsabilizzazione: solo il 44% (-8% rispetto alla media europea) crede che i lavoratori siano ritenuti responsabili della performance della propria azienda.

Critici i giudizi dei lavoratori anche nei confronti dei capi diretti (Immediate manager): solo il 31% (ben il 14% sotto la media europea) dichiara di aver un riconoscimento verbale per un lavoro ben fatto, mentre il 39% (-7%) ritiene che il proprio capo sia in grado di differenziare la performance fra i bravi e i meno bravi. Solo il 42% afferma di vedere coerenza fra l’operato del proprio capo e le sue parole (-7% rispetto alla media europea e -7% rispetto ai risultati 2010). Sfiducia anche nella capacità del proprio capo di ascoltare attentamente opinioni diverse dalla propria prima di prendere una decisione (solo il 42% da risposta favorevole) e di incoraggiare nuove idee e nuovi modi di fare le cose (42%).

Il 45% ritiene che il proprio capo diretto lo aiuti a migliorare la propria performance, mentre il 53% dichiara di vedersi assegnati compiti adeguati alle proprie competenze e abilità.

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