Gen Z: un nuovo equilibrio tra carriera, tempo libero e benessere

di Anna Fabi

3 Novembre 2025 11:01

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I giovani lavoratori italiani mettono al primo posto equilibrio, flessibilità e benessere personale, ridimensionando la carriera tradizionale.

La fotografia scattata dal nuovo Randstad Workmonitor Pulse conferma che il rapporto tra i giovani e il lavoro sta cambiando profondamente. Le generazioni più giovani, in particolare la Gen Z (18-28 anni), stanno riscrivendo le regole dell’occupazione: meno attrazione per la carriera verticale e maggiore attenzione alla qualità della vita, alla flessibilità e ai valori aziendali. Una tendenza che impone alle imprese di ripensare modelli organizzativi, benefit e modalità di engagement.

La priorità non è più la carriera ma l’equilibrio

Solo il 39% dei giovani italiani intervistati considera la carriera una priorità assoluta, contro oltre il 60% della generazione X. Al contrario, per il 70% degli under 30 la condizione irrinunciabile per restare in azienda è l’equilibrio tra vita professionale e privata. Un giovane su due ammette che lascerebbe il lavoro se dovesse sacrificare il proprio benessere psicologico.

La flessibilità diventa così la nuova forma di stabilità: il 65% dei giovani lavoratori italiani considera il lavoro ibrido o da remoto una condizione essenziale nella scelta del datore di lavoro, mentre quasi la metà (47%) ritiene che la possibilità di adattare orari e modalità operative conti più di un aumento di stipendio.

Motivazioni e valori: cosa cercano i giovani nel lavoro

Per la Gen Z, il lavoro resta importante ma deve rispecchiare i propri valori. Oltre il 60% dei giovani italiani dichiara di voler lavorare solo in aziende che si impegnano attivamente su temi come sostenibilità, parità di genere e inclusione. L’appartenenza a un’organizzazione viene percepita come “accettabile” solo se coerente con la propria identità e visione sociale. Questo spostamento valoriale ha effetti anche sulla fedeltà aziendale: il 57% dei giovani lavoratori afferma di essere disposto a cambiare occupazione entro un anno se l’ambiente di lavoro non garantisce motivazione e benessere, mentre solo il 22% considera la stabilità a lungo termine come una priorità.

Il ruolo delle imprese: da employer ad alleato

Le aziende si trovano di fronte a un cambiamento strutturale. I giovani non cercano più solo un datore di lavoro, ma un alleato nella crescita personale. Secondo Randstad, le imprese che investono in programmi di mentoring, formazione continua e welfare personalizzato registrano tassi di retention significativamente più alti tra gli under 30. Inoltre, la relazione tra retribuzione e motivazione appare sempre più complessa: sebbene il 72% della Gen Z ritenga che lo stipendio debba riflettere il valore del proprio contributo, la ricerca di senso e la flessibilità contano quanto, se non più, della componente economica.

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Un mercato del lavoro da ripensare

Il Workmonitor Pulse evidenzia come la nuova cultura del lavoro richieda politiche HR più empatiche e personalizzate. Per le imprese italiane, ciò significa affrontare una sfida duplice: attrarre i giovani talenti in un mercato competitivo e costruire ambienti di lavoro in cui la motivazione sostituisca la mera fedeltà contrattuale.

Secondo Randstad, le organizzazioni che sapranno integrare flessibilità, autonomia e purpose diventeranno i datori di lavoro preferiti dalle nuove generazioni. “Il futuro del lavoro – conclude il report – non sarà più misurato in ore, ma in esperienze significative”.