Le donne guadagnano meno, ma…

di Barbara Weisz

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Se in azienda, in generale, il gentil sesso ha stipendi più bassi degli uomini del 20%, fra i dirigenti la forbice si riduce al 2%. Le donne manager, però sono poche, ancor meno le top. Un'indagine di NorthgateArinso

Guadagnano meno degli uomini e fanno più fatica ad arrivare agli incarichi manageriali. Ma se le donne hanno stipendi mediamenti inferiori del 20% a quelli degli esponenti del sesso forte in ruoli analoghi, quando fanno carriera la forbice si riduce drasticamente. Lo rileva una ricerca di NorthgateArinso, società di consulenza specializzata in risorse umane, condotta su un panel di 82 aziende operanti in Italia, per un totale di 487mila 288 dipendenti.

Il divario medio di retribuzione annua lorda del 20% a favore degli uomini è calcolato a parità di settore merceologico e di curriculum. Considerando però gli incarichi che vanno dalla fascia alta del middle management fino ai top executive, la differenza non arriva al 2%.

Sembra quindi che la situazione stia cambiando rispetto a quella fotografata dal quotidiano inglese Guardian (che però si riferisce al mercato britannico e ai compensi del 2007-2008) secondo cui fra le donne ai vertici delle prime 100 società quotate a Londra le meglio pagate guadagnano un decimo degli uomini meglio pagati. Solo nove, fra queste signore, hanno ricevuto più di un milione di sterline, contro 269 uomini. E solo cinque hanno superato la media maschile, pari a 2,3 milioni di euro.

Il problema, ovunque e ancora oggi, è che le top sono poche. Secondo l’indagine di NorthgateArinso in Italia, salendo nella gerarchia aziendale, scende la presenza femminile: fra gli impiegati le quote rosa sono al 34%, fra i quadri diminuiscono al 22%, la dirigenza viene conquistata solo da un 12% di donne, e la percentuale si riduce al 6% per le posizioni di board management.

Un’analisi di Aliberti Governance Advisors evidenzia che, sempre in Italia, a fine luglio le donne nei cda delle società quotate erano il 6,3%, contro il 9,7% dell’Europa, il 14,1% del Nord America e il 20,5% dei paesi scandinavi. Si registra comunque un lieve miglioramento dal 5,8% di fine 2008 e dal 4,7% di fine 2006.

La crisi, dicono gli economisti, sta un pò rimescolando le carte, e ci sono analisi, come riporta il settimanale americano Newsweek, secondo cui le donne rappresentano il vero mercato emergente mondiale, più di India e Cina messe insieme. I ricercatori stimano che in cinque anni il reddito globale femminile crescerà del 50%, contro il 30% di quello maschile.

Tornando in Italia, fra i punti critici del mercato si evidenzia quello delle valutazioni delle performances (che non riguarda solo le donne, naturalmente). Diversamente da quanto accade negli Stati Uniti, e in alcuni paesi del nord Europa, nella Penisola oltre l’80% dei manager riceve una valutazione mediamente buona, indipendentemente dal raggiungimento degli obiettivi. C’è, insomma, un sistema meno meritocratico e più garantista.

Qualche malizioso potrebbe obiettare che qualcosa non ha funzionato benissimo nemmeno al di là dell’oceano, visti i super bonus criticati persino dalla Casa Bianca. In realtà, spiega Sabino Pisano, Business Development Director di NorthgateArinso Italia, i bonus dei top manager non rappresentano «la realtà americana nella sua interezza», e anzi «rispetto alla popolazione soggetta a processi di performance, sono un numero esiguo, mentre per i middle e senior management la valutazione risulta corretta e non sono riscontrabili evidenze significative su base statistica tali da dimostrarne l’inefficacia».

E comunque, conclude Pisano, «l’attuale crisi mondiale ha sì evidenziato forti contraddizioni» nel sistema americano che però, «allo stesso tempo sembra essere il primo caso dove per decisione presidenziale, si potrà realmente dire no achievement, no bonus».

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