La crisi non sgonfia i bonus della finanza

di Barbara Weisz

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Negli Usa e in Gran Bretagna oltre la metà degli executive prenderà un bonus più alto. Sale il monte retribuzioni delle cinque maggiori banche Usa

Inizia la stagione dei bonus a Wall Street e non solo. A dispetto della crisi, le prime indicazioni che emergono indicano che rispetto all’anno precedente il 2010 ha visto spesso un aumento di questa parte variabile del compenso.

Da una survey di Efinancial Careers risulta che in realtà l’austerity ha avuto qualche effetto, perché ad esempio negli Usa, il bonus medio è sceso del 5%. Ma se questo dato riguarda appunto i valori medi, fra gli executive della survey il 56% dichiara che il proprio premio è aumentato, mentre solo il 19% spiega di averlo visto diminuire. I dati riguardano il settore finanziario e in particolare le banche. Ed evidenzia come oltre la metà degli addetti del settore abbia registrato un rialzo. Situazione molto simile in Gran Bretagna, dove il 49% dei bonus è salito contro un 25% che invece ha segnato una flessione.

Il bonus medio dei dipendenti della banca di Sua Maestà è stato di 84mila409 sterline, circa 135mila dollari, il 5% dell’anno precedente. Nel Regno Unito la situazione è particolarmente delicata, visto che sono in corso colloqui fra il governo e gli istituti di credito proprio sul tema dei bonus.

Una panoramica sul resto del mondo: la parte variabile legata alle performances è salita nel 59% dei casi a Hong Kong, Singapore e Australia, mentre è scesa nel 16% dei casi. In questa area, il bonus medio è salito del 22%. Quanto a Wall Street, secondo i primi dati che emergono dalle cinque maggiori banche americane, che nelle prossime settimane presenteranno alla Sec la documentazione completa in vista delle assemblee annuali, c’è un incremento generale dei compnesi del 4% rispetto al 2009. Goldman Sachs, Morgan Stanley, Jp Morgan, Citigroup e Bank of America hanno versato un toale di 119 miliardi di dollari, contro i 114 del 2009.

Il compenso medio maggiore è quello di Goldman, pari a 431mila dollari, in calo del 14% rispetto all’anno prima. Il totale sborsato dall’istituto è pari a 15,4 miliardi, con un rapporto fra paghe ed entrate pari al 39,3%. Il compenso medio di Morgan Stanley è di 256mila dollari, superiore ai 238mila dell’anno precedente. In crescita anche il costo totale, 16 miliardi da 14,4, con il piu’ alto rapporto fra paghe ed entrate, superiore al 50%. Situazioni diversificate in Jp Morgan, con una media compensi a 117mila dollari, ma nella divisione investment banking la media sale parecchio, a 380mila dollari. Il monte paghe totale è di 28,1 miliardi, salito dai 26,9 precedenti.

C’è poi Bank of America, con una media di 122mila dollari (totale: 35,1 miliardi dai precedenti 31,5). Infine, il valore medio più basso è quello di Citigroup, a 94mila dollari, (compensi totali, 24,4 miliardi). I valori medi in realtà hanno un valore indicativo, visto che incamerano i compensi dei top executive e quelli, decisamente piu’ bassi, degli impiegati. Ma servono a dare un’indicazione del trend.

Comunque, c’è anche qualche dato preciso riguardo alle somme precise degli alti dirigenti. In Citigroup, 15 top executive si spartiranno 50 milioni di premi in azioni. In Morgan Stanley dieci executive si divideranno 32 milioni, sempre in titoli. In Jp Morgan, i quattro vice di Jamie Damon hanno ricevuto circa 10 milioni in azioni ciascuno.

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