Tutti i volti dell’outplacement

di Chiara Basciano

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Intervista a Cetti Galante, Amministratore Delegato di Intoo, società di Gi Group specializzata nei servizi per la continuità professionale

In questo momento quali settori richiedono maggiormente i vostri servizi?

Nel periodo 2012-2014, i principali settori che hanno richiesto il nostro supporto sono stati il chimico –farmaceutico, il metalmeccanico, l’automotive e l’ICT, con un aumento sensibile anche della domanda da parte dei comparti bancario – finanziari e del largo consumo. Importante sottolineare come il ventaglio di servizi abbracci non soltanto l’attività di outplacement intesa come supporto al rientro nel mondo del lavoro, ma anche altri programmi altamente specializzati e targettizzati, quali il check up di carriera, l’affiancamento nello sviluppo di un’attività autonoma, il coaching, il supporto nell’affrontare le discontinuità aziendali con soluzioni “sostenibili” e “responsabili”, le iniziative dedicate alla gestione integrata della maternità in azienda e al reinserimento professionale delle lavoratrici mamme.

Quali sono in genere i tempi di ricollocamento?

I tempi medi si aggirano attorno ai sei mesi. Ci sono però dei fattori che incidono in misura forte. Fondamentale la proattività dimostrata durante tutto il percorso di outplacement, che deve essere concepito come un lavoro di squadra e di continuo confronto. Poi, un efficace percorso di autoanalisi e valorizzazione delle competenze, rianalizzare il proprio ruolo e posizionamento sul mercato con una corretta lettura del mondo del lavoro, una strategia efficace di comunicazione, che va dal supporto nella gestione dei colloqui – ad oggi sempre più competitivi – fino alla costruzione di un vero e proprio piano di personal branding, anche digitale. Anche grazie al supporto del consulente, importantissimo per il manager il corretto impiego e lo sviluppo della rete di contatti, mediante altresì un utilizzo più smart dei social network. Se il manager apre sull’estero diventa cruciale, inoltre, comprendere le dinamiche del lavoro nel Paese specifico ed il miglior approccio per entrare in contatto con i canali chiave in quella nazione.

Le aziende si mostrano sensibili al tema dell’outplacement?

Le aziende mostrano sempre più interesse nei confronti dell’outplacement, sviluppando di pari passo quella che possiamo definire un’attenzione globale alle pratiche di sostenibilità e alla responsabilità sociale d’impresa (non a caso il tema del Congresso Nazionale AIDP di quest’anno sarà “Persone Risorse della Terra”). La centralità delle politiche attive è tema ormai imprescindibile e necessario per tutti i tavoli istituzionali che trattano di lavoro e welfare. Ancora molta strada va, però, fatta. In Italia, l’outplacement è uno strumento ancora sotto-utilizzato rispetto agli altri Paesi, permanendo ancora una mentalità comune che opta per la monetizzazione del servizio. Ciò è in gran misura dovuto ad una non ancora approfondita conoscenza dello strumento e di quanto esso sia efficace nel supportare le persone nella ricerca di una nuova occupazione o nello sviluppo di strategie alternative (ad esempio microimprenditoria/consulenza). Questo è riscontrabile in particolar modo in dinamiche di mercato complesse come quelle italiane, dove sempre più alto è il numero di manager di valore che competono sulle poche posizioni disponibili.

[email protected] è un progetto molto interessante. Come rispondono le donne?

La maternità è ad oggi il fattore primario di abbandono del lavoro per le donne, del successivo difficile reinserimento professionale e, di conseguenza, dell’aumento del sommerso femminile. [email protected] è il servizio rivolto alle aziende di INTOO, in partnership con Eu-tròpia, che prevede il supporto nella gestione strutturata ed organica del tema della diversity, con un particolare focus sulla genitorialità al lavoro. Ad oggi, abbiamo riscontrato una risposta entusiasta da parte delle donne, che – mai come in questa fase della loro vita – necessitano di sostegno e di confronto per ritrovare la chiave dell’equilibrio famiglia/lavoro. Confronto vissuto come un momento nel quale poter affrontare concretamente tutti i timori, i dubbi, le opportunità legate a questa nuova dimensione.

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