I numeri del lavoro nero

di Chiara Basciano

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Un cittadino europeo su dieci ammette di aver usufruito del lavoro nero

Riuscire a stabilire la mole di lavoro sommerso presente in un paese non è facile a causa della naturale reticenza nel parlare di qualcosa di illegale.

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Eppure l’ultimo sondaggio Eurobarometro riesce a fornire un quadro abbastanza preciso della situazione europea, e le sorprese non mancano. Al primo posto per la quantità di lavoro nero si piazza la Grecia, e la cosa non lascia sorpresi, ma con pochissimo distacco si posiziona l’Olanda, di solito considerato un paese con un alto tasso di legalità. Altra notizia inusuale è la percentuale raggiunta dall’Italia, infatti laddove la Grecia vanta una percentuale del 30%, il Belpaese raggiunge il 12%, un solo punto in più rispetto alla media europea.

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Se si avanza l’ipotesi che la percentuale positiva sia ottenuta soprattutto a causa di risposte non pervenute (10 intervistati su 100 infatti “non sanno/non rispondono”) c’è da rilevare che questa tendenza sta diminuendo, registrandosi un calo del -14% rispetto all’indagine precedente. I settori maggiormente coinvolti dal fenomeno sono quello dell’edilizia, della cura dell’automobile e degli aiuti per i lavoro casalinghi.

Se da un lato ciò è dovuto ad una mentalità da contrastare bisogna anche ammettere che la legislazione e le tasse elevate non aiutano, infatti il 60% degli intervistati afferma di ricorrere al nero per risparmiare. Partendo da questo presupposto la Commissione Europea ha proposto al Consiglio e al Parlamento una piattaforma che metta in rete tutti gli organismi nazionali dei 28 paesi membri a cui è affidata la lotta al sommerso.

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