Lavoro e malattia

di Francesca Vinciarelli

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Dipendenti malati che si recano al lavoro, tutte le conseguenza di tale scelta.

Il lavoro è un impegno al quale non si ci può negare, ma in alcuni casi sarebbe necessario. Quando si sta male, durante un periodo lavorativo, la prima cosa da fare, sarebbe rimanere a casa, sia per il proprio bene che per il bene degli altri. Ma ciò non è del tutto ovvio, spesso anche i lavoratori malati si recano al lavoro. Le motivazioni possono essere molteplici, come ad esempio la pressione da parte del datore di lavoro.   

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Lavorare malati provoca invece molti problemi, non solo, naturalmente, a se stessi ma anche agli altri e anche all’azienda. Questo perché lavorare malati abbassa il rendimento dei lavoratori e fa di conseguenza diminuire la produttività. Purtroppo però la colpa è di tutti e di nessuno, questo perché essere malati spesso provoca disagi, non solo fisici ma anche mentali, i lavoratori si sentono costretti di andare a lavorare per paura, pensando che le assenze possono provocare pensieri negativi da parte di un datore di lavoro. Nonché poca voglia di lavorare, mancanza di impegno e altro.

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Tutto ciò viene spinto anche dal periodo nel quale i lavoratori si trovano, apparire poco produttivi e con il tempo rischiare il lavoro è l’incubo di ogni lavoratore, per questo si fa di tutto, tra cui andare al lavoro malati, per non perdere “punti”. Ma questo problema non è guidato solo da chi ha paura, ma anche da coloro che scelgono di andare al lavoro anche malati. Ma perché? la scelta viene spinta dalla voglia di mostrare sempre continua passione e impegno.

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Ma purtroppo questa scelta, può essere invece proprio il danno per l’azienda, dato che attuare questo comportamento da inizio ad un circolo vizioso alcune volte senza fine.