Capitalizzazione, Milano batte Roma

di Barbara Weisz

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Il valore delle blue chips della capitale quadruplo rispetto a quello delle milanesi. Molti piccoli comuni nella classifica di Simon-Kucher & Partner

La sede della borsa sarà anche nella milanese Piazza Affari, ma in una ipotetica classifica della capitalizzazione il capoluogo lombardo è nettamente battuto dalla capitale. Nel senso che il valore del totale delle azioni delle aziende quotate sul Ftse Mib che hanno sede a Roma è superiore, quattro volte tanto per la precisione, rispetto a quello delle società con quartier generale sotto la Madonnina.

Il calcolo è stato fatto da Simon-Kucher and Partners, analizzando i valori di 38 delle 40 blue chips di Borsa Italiana (mancano Tenaris, che ha sede in Lussemburgo, e Stm, il cui headquarter è in Svizzera). Ebbene, queste 38 aziende hanno sede in 18 diversi comuni, segno tangibile di una peculiarità del tessuto produttivo italiano, non concetrato nelle metropoli ma relativamente distribuito sul territorio.
Vediamo le cifre precise, in base alla chiusura del 26 maggio scorso.

Partendo dalla sfida Milano-Roma, in entrambe le città hanno sede nove società del Ftse mib, ma le romane sono più grosse, e la capitalizzazione totale arriva a 175 miliardi e 340 milioni di euro, contro i 43 miliardi e 150 milioni delle milanesi.

Il distacco è dovuto soprattutto alle due superbig, ovvero Eni (da sola, oltre 65 miliardi) e Enel (a quota 43,73). Ma anche a una grande banca, Unicredit, la cui sede storica, che è ancora il centro operativo, in realtà è a Milano in Piazza Cordusio, ma che ha nella capitale la sede legale. Capitalizzazione: 29 miliardi e 720 milioni. Ad aumentare la somma totale contribuiscono poi Atlantia (9,66 mld), Enel Green Power (9,25), Terna (6,75 mld), Finmeccanica (4,94), Bulgari (3,68), Lottomatica (2,45).

Milano arriva invece ai suoi 43 miliardi 150 mln grazie soprattutto a Telecom, 12,99 mld, e Luxottica, 10,310. Seguono Mediaset, Mediobanca, Pirelli, Banca Popolare di Milano, Azimut e Impregilo.

Sul terzo gradino del podio Torino, che fra l’altro con 41 miliardi e 690 milioni tallona da vicino Milano. La parte del leone spetta a IntesaSanPaolo, con oltre 20 miliardi, e al gruppo del Lingotto: 7,72 mld il valore di borsa di Fiat, 10,06 quello di Industrial, 3,64 miliardi per la controllante Exor.

L’unico altro comune ad aver più di una blue chip è San Donato Milanese, alle porte del capoluogo lombardo, dove nel quartiere di Metanopoli ci sono Saipem e Snam Rete Gas, che insieme superano i 30 miliardi. 

Quindi 14 città, ma soprattutto cittadine, tutte con un’azienda. Si segnala il quinto posto di Trieste, la sede della Generali (oltre 23 mld), dopo la quale c’è un grosso salto in termini di capitalizzazione, con valori sempre sotto i 5 miliardi. In classifica, alcuni comuni semisconosciuti, come Sant’Elpidio a Mare, sede di Tod’s, oppure Casale Monferrato (Buzzi Unicem), o Sesto San Giovanni, Campari.

«La struttura economica decentralizzata è una delle caratteristiche dell’Italia” sottolinea Danilo Zatta, senior director di Simon-Kucher and Partners, proseguendo: “le aziende non sono completamente concentrate nella capitale, come avviene a Parigi o Londra. Siamo più paragonabili alla Germania, dove vi è una maggiore decentralizzazione».

I numeri relativi alla capitalizzazione delle città tedesche, però, sono molto diversi: anche qui la capolista non è la sede della borsa, Francoforte (terza con 66 mld), ma Monaco, a quota 247 miliardi di euro con 11 società, seguita da Dusseldorf, 82 mld.