Borsa: Unicredit e Intesa San Paolo fuori dalle blue chip

di Barbara Weisz

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Escono dallo Stoxx Europe 50, insieme alla francese Societe Generale. E' l'effetto dei crolli borsistici estivi. Acquistano peso lusso e industria.

I cambiamenti saranno effettivi il 19 settembre. Da questa data due colossi bancari italiani, Unicredit e IntesaSanpaolo, escono dallo Stoxx Europe 50, l’indice delle blue chip del Vecchio Continente. In genere, la revisione annuale dell’indice fotografa una perdita di peso delle banche, che lasciano il posto ad aziende dell’energia, del lusso, del largo consumo. E’ un effetto delle pesanti perdite che i finanziari hanno subito sui mercati nel corso di un’estate caratterizzata da molteplici crolli di borsa. Piazza Affari dall’inizio dell’anno ha perso il 22% del proprio valore, e l’uscita di due colossi bancari italiani dalle blue chips europee ne è una conseguenza.

Nel dettaglio, oltre a Unicredit e IntesaSanpaolo escono dallo Stoxx Europe 50 anche la francese Societe Generale e il colosso finlandese dei telefonini, Nokia. Entrano invece un gigante della grande distribuzione, la britannica Unilever, un’icona francese del lusso, Lvmh, e due aziende dell’energia, l’inglese National Grid e la francese Air Liquide. All’interno dell’indice che raggruppa le 50 aziende europee a maggior capitalizzazione la pattuglia italiana resta limitata a quattro nomi: Eni, Enel, Generali e Telecom Italia.

Le due banche restano però entrambe nell’Eurostoxx 50, che comprende le blue chip dei paesi dell’Euro. Anche da questo indice esce una banca, il Credit Agricole, insieme a una società industriale, Alstom (entrambe aziende d’oltralpe). Lasciano spazio a Inditex, la holding del marchio spagnolo dell’abbigliamento Zara, e al produttore tedesco di auto Volkswagen.

Cambiamenti importanti, che riflettono come detto la debolezza del settore finanziario, soprattutto in Piazza Affari. Dal 21 luglio scorso Unicredit ha ceduto oltre il 30% del proprio valore, Intesa ha perso più del 35%, contro una perdita complessiva dello stoxx europeo del settore del credito intorno al 20%. Il mese di agosto per Piazza Affari è stato fra i peggiori che si ricordino: il Ftse Mib ha lasciato sul terreno il 15,57%. Per dare un’idea, nel settembre del 2008, quello del fallimento di Lehman Brothers e dei conseguenti crolli borsistici, il mercato milanese aveva perso il 16,31%.

L’esclusione di Intesa e Unicredit dal paniere europeo, comunicata mercoledì, ieri in borsa non è stata accolta negativamente dai titoli dei due colossi italiani. Oggi entrambi perdono terreno, ma in linea con il settore a livello europe e con le perdite dell’intero indice.

Dal punto di vista tecnico, la cancellazione dall’indice è destinata a provocare per esempio un aggiornamento dei rispettivi pesi da parte dei fondi (ad esempio gli Etf), ma sono relativamente pochi quelli che hanno lo Stoxx Europe 50 come sottostante. Gli effetti si vedranno probabilmente il giorno in cui l’avvicendamento sarà effettivo, ovvero il 19 settembre, ma gli esperti ritengono che appunto l’impatto sia destinato ad essere limitato.

L’interesse del cambiamento è più generale, ed è appunto relativo al fatto che fra le blue chip europee l’economia “reale” rappresentata dai settori che hanno visto titoli entrare (auto, lusso, distribuzione) acquista peso rispetto alla finanza.

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