L?economia condivisa a Milano

di Chiara Basciano

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La sharing economy trova posto a Milano cone luogo privilegiato del suo futuro sviluppo.

Un modello innovativo che è destinato a diventare nel futuro più prossimo quello di riferimento per l’economia, la sharing economy, vale a dire l’economia della condivisione, è stata recentemente frutto di studio e discussione a Milano, nel corso dell’incontro “Innovazione e governance ai tempi della sharing economy. Opportunità e proposte per Milano 2016”.

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Alcuni tra i rappresentanti dei principali player del mercato della sharing economy hanno discusso sulle opportunità di questo tipo di modello, affrontando il nodo centrale della normativa. Se infatti la sharing economy offre notevoli possibilità diventa anche pericolosa per chi vorrebbe tutelarsi dalla concorrenza che scatena, basti guardare alla lotta tra Airbnb e Federalberghi. E sono proprio turismo, accoglienza e mobilità i settori maggiormente interessati e per cui i rappresentati della sharing economy chiedono una regolamentazione maggiore.

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Pietro Paganini, Curiosity Officer e Presidente di Competere.eu spiega a tal proposito «Milano è sicuramente il modello italiano ed europeo. Imprese e imprenditori stanno dando vita ad uno straordinario sforzo creativo che ha urgente bisogno di un sistema di regole che tutelino sia l’utente ma che non limitino l’innovazione e quindi gli stessi vantaggi di cui il consumatore godrebbe. Regolare significa per noi creare le condizioni affinché questo riscoperto modello di sviluppo possa crescere più rapidamente, migliorando le condizioni di vita delle nostre città».

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Ed è proprio Milano la sede privilegiata della sharing economy, unica città italiana, e forse europea, in cui il modello potrebbe davvero mettere radici e proliferare. Basti pensare, come sottolineato da Frederick Dooley, membro di Competere.eu,  che «il Comune di Milano ha fatto un passo indietro dal punto di vista dal coinvolgimento diretto nella gestione del servizio, operando come semplice regolatore di sistema, lasciando che gli operatori privati investano e competano tra di loro creando dei servizi sempre più adatti alle esigenze del pubblico».

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