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Manovra finanziaria bis e licenziamenti: articolo 18 a rischio

di Barbara Weisz

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L'articolo 8 della manovra finanziaria bis è rimasto nella manovra bis: a rischio i diritti dei lavoratori in caso di licenziamento, in forza dei contratti aziendali che annullano l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

È uno dei punti più controversi della manovra bis, tanti che sono molteplici gli emendamenti proposti all’articolo 8 della manovra finanziaria di Ferragosto, che consente agli accordi aziendali di aggirare gli accordi nazionali e le leggi anche in materia di licenziamento. Pd e Idv chiedono di sopprimerlo del tutto, il Pdl di «dare certezze» in merito all’individuazione «dei soggetti sindacali abilitati» a siglare gli accordi in deroga.

In effetti è un punto fondamentale: se gli accordi aziendali possono prevedere deroghe su quelli nazionali e sulle leggi (ossia l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che prevede l’impossibilità di licenziare senza giusta causa), bisogna stabilire i soggetti abilitati a stipulare tali accordi!

L’orientamento che emerge dall’emendamento sembra essere quello di specificare che a firmare debbano essere sigle che facciano capo a sindacati rappresentativi a livello nazionale.

Sembra, ma la prudenza è d’obbligo, che l’articolo 8 sia destinato a rimanere nel testo della manovra, pur con eventuali modifiche. Nel qual caso, la polemica è destinata a proseguire e l’articolo 8 potrebbe essere destinato ad essere uno dei punti più caldi in sede di dibattito parlamentare.

Favorevoli all’articolo 8 sono dunque la maggioranza di governo ed anche Confindustria. Contrari sono opposizione e Cgil – che ha indetto per il 6 settembre uno sciopero generale contro la manovra nel complesso. Cisl e Uil sembrano orientate a ritenere l’articolo 8 in linea con gli accordi del 28 giugno (l’intesa unitaria sulla rappresentanza sindacale, raggiunta dopo le molteplici fratture degli ultimi anni, a partire da quelle sui contratti Fiat di Pomigliano e Mirafiori).

Fra le voci critiche che si sono levate negli ultimi giorni vale la pena di citare quella di Pietro Ichino, giuslavorista nonchè senatore del Pd il quale, in un intervento sul Corriere della Sera del 26 agosto, ha argomentato che «una questione delicata come quella dei licenziamenti» non possa «essere oggetto di una delega in bianco alla contrattazione aziendale» ma debba nascere da un «disegno organico equilibrato» e da «un legislatore che se ne assuma la responsabilità in prima persona».

Perplessità anche da parte degli economisti della Voce.info. Secondo Tito Boeri e Pietro Garibaldi, la norma è destinata a introdurre una notevole confusione. Per dirla con le parole dei due economisti, si rischia «una situazione paradossale e quasi schizofrenica». Perché «da un lato, il famoso articolo 18 dello Statuto dei lavoratori rende quasi impossibile il licenziamento senza giusta causa. Da un altro lato, il nuovo articolo 8 potrebbe rendere lecito un accordo aziendale che prevede licenziamenti individuali e collettivi non più impugnabili dai singoli individui, derogando così allo stesso articolo 18 dello Statuto dei lavoratori». Due leggi, entrambe in vigore, che dicono due cose diamestralmente opposte fra loro.

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