Cinema e TV, nuove norme su lavoro e mercato

di Barbara Weisz

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Contratti, professioni, quote minime di trasmissione e investimenti in opere europee e italiane: riforma audiovisivo e cinema approvata.

Contratti applicabili, apprendistato professionalizzante, classificazione delle professioni, tutela delle opere italiane ed europee: sono le novità introdotte nel settore dell’audiovisivo e del cinema dai decreti attuativi approvati dal Consiglio dei Ministri del 2 ottobre. Si tratta dell’attuazione della delega contenuta nella riforma 220/2016.

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Contratti di lavoro

Il decreto sul lavoro introduce norme di coordinamento con quanto previsto dal Jobs Act. Innanzitutto, il cinema e l’audiovisivo rientrano fra i settori che beneficiano di deroghe al tetto massimo di lavoratori dipendenti a tempo determinato previsti nelle imprese. In base al dlgs 81/2015, la riforma dei contratti di lavoro attuativa del Jobs Act, prevede che i datori di lavoro non possano avere un numero di dipendenti a termine superiore al 20% dei contratti a tempo indeterminato. C’è anche la previsione per le PMI fino a cinque dipendenti di poter comunque assumere almeno un dipendente con contratto e termine.

Ci sono però una serie di deroghe a questa norma: non sono previsti limiti al numero dei contratti a termine nelle startup e in generale nella fase di avvio attività di un’impresa (nell’arco di un periodo individuato dai contratti collettivi di lavoro), e per alcune particolari forme di contratto, fra cui erano già compresi gli spettacoli o programmi radiofonici o televisivi. Ora, evidentemente, la deroga viene estesa all’intera produzione di opere audiovisive.

Sono poi previste norme che riconoscono la specificità del settore del cinema per i contratti di apprendistato professionalizzante e che consentono una specifica classificazione delle professioni che rientrano nell’ambito del settore. In pratica, il legislatore ha messo a punto un testo organico che disciplina il lavoro nel cinema e nel settore audiovisivo in coerenza con quanto previsto dall’articolo 35 della Legge delega, che appunto prevede semplificazioni normative e maggior adeguatezza alle specificità del settore.

Nel dettaglio, la delega prevede norme che:

«disciplinino in modo sistematico e unitario, con le opportune differenziazioni correlate allo specifico ambito di attività, il rapporto di lavoro e l’ordinamento delle professioni e dei mestieri nel settore cinematografico e audiovisivo», con particolare riguardo all’esigenza di semplificazione e razionalizzazione delle procedure di costituzione e gestione dei rapporti di lavoro, al «rafforzamento delle opportunità d’ingresso nel mondo del lavoro» e al riordino dei contratti per avvicinarli alle esigenze del contesto occupazionale.

Tutela opere

Il secondo decreto riguarda la promozione delle opere italiane ed europee da parte dei fornitori di servizi media audiovisivi, in attuazione dell’articolo 34 della legge delega. Fra le norme più rilevanti l’obbligo di programmare una quota pari almeno al 55% di opere europee, che salirà al 60% dal 2020, con una sotto-quota da destinare alle opere italiane.

Qui ci sono obblighi differenziati per il servizio pubblico e le emittenti private. I tetti non riguardano solo la programmazione, ma anche gli investimenti: per le emittenti commerciali, il 12,5% nel 2019 e il 15% a partire dal 2020, di cui almeno i cinque sesti per opere prodotte da produttori indipendenti 8alla cui definizione sono dedicate specifiche norme). Queste quote riguardano sempre le produzioni europee, e ci sono poi anche qui delle percentuali minime da riservare alle produzioni italiane.