Il nuovo iperammortamento 2026 ha raccolto quasi 15mila richieste al GSE per 4,75 miliardi di euro di investimenti tra il 12 giugno e il 13 agosto, facendo luce su quante risorse della Transizione 5.0 sono state assorbite e quanto spazio rimane ancora per i nuovi progetti delle imprese che aspirano alle agevolazioni della misura, la cui dimensione finanziaria è tuttavia sottoposta al monitoraggio del MEF sul nuovo Piano..
Iperammortamento 2026 nel monitoraggio MEF
La disciplina dell’iperammortamento 2026 utilizza un monitoraggio degli oneri anziché il meccanismo di esaurimento progressivo del plafond che caratterizzava il precedente credito Transizione 5.0. L’articolo 1, comma 436, della Legge n. 199/2025 assegna espressamente questo controllo al Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Il MEF utilizza le informazioni trasmesse dal GSE e dal MIMIT per verificare l’andamento degli effetti finanziari rispetto alle previsioni. Se emergono scostamenti in grado di superare gli effetti attesi, la stessa norma rinvia ai commi da 12-bis a 12-quater dell’articolo 17 della Legge 31 dicembre 2009, n. 196 sulla contabilità pubblica.
Questo significa che il nuovo Piano non dispone oggi di un contatore pubblico dal quale ricavare le “risorse residue” sottraendo le prenotazioni. Per conoscere la pressione effettiva sulla misura servono i dati sugli investimenti completati, le maggiorazioni riconosciute, la distribuzione degli investimenti tra gli scaglioni e gli effetti fiscali stimati dal monitoraggio ministeriale.
Il sistema 2026 è costruito dunque in modo diverso rispetto al vecchio Piano Transizione 5.0 che esaurì i fondi nel 2025. Le due misure continuano comunque a convivere per le posizioni pregresse. Le imprese rimaste fuori dalla copertura del precedente Piano possono rientrare nel credito Transizione 5.0 riconosciuto alle vecchie pratiche ammissibili, secondo una disciplina separata rispetto ai nuovi investimenti agevolati con iperammortamento.
Transizione 5.0, i fondi prenotati finora nel 2026
Al 13 agosto 2026, il valore complessivo degli investimenti comunicati al GSE a soli due mesi dall’apertura della piattaforma per la prenotazione della maggiorazione, avvenuta il 12 giugno 2026, evidenzia un vero e proprio boom di domande.
Il MIMIT aveva rilevato 3.355 prenotazioni per oltre 1,25 miliardi di euro già nei primi dieci giorni. Entro il 13 agosto il valore degli investimenti è quindi aumentato di altri 3,5 miliardi circa. Sui valori aggregati disponibili, il costo medio indicativo per richiesta si colloca intorno a 317mila euro. Il calcolo serve soltanto a leggere la dimensione del flusso complessivo, perché una stessa impresa può presentare più comunicazioni e gli importi possono evolvere durante l’iter.
La variabile decisiva per misurare l’utilizzo reale della Transizione 5.0 2026 sarà il valore degli investimenti completati e riconosciuti dal GSE. Le comunicazioni preventive misurano la domanda iniziale, mentre le conferme indicano i progetti già accompagnati dagli ordini e dagli impegni economici richiesti.
La comunicazione finale permetterà di conoscere il costo effettivamente realizzato sul quale applicare la maggiorazione fiscale. A quel dato andranno associate le fasce di investimento, il piano di ammortamento e gli effetti sulle imposte dei beneficiari.
Metà investimenti confermati al GSE
Circa 2,27 miliardi di euro hanno già raggiunto la fase di conferma, pari a poco meno del 48% dei 4,75 miliardi complessivamente comunicati. È il dato più utile per separare i progetti ancora nella fase iniziale da quelli per i quali l’impresa ha già compiuto ulteriori atti economici. Le comunicazioni preventive valgono circa 2,96 miliardi di euro. Circa 485 milioni sono riferiti a 1.297 imprese che hanno già avviato la conferma.
La conferma al GSE certifica un avanzamento economico ulteriore rispetto alla comunicazione preventiva. L’articolo 3 del Decreto interministeriale MIMIT-MEF 7 maggio 2026 richiede infatti l’indicazione degli ordini accettati dal venditore e il pagamento di un acconto almeno pari al 20% del costo di acquisizione di ciascun bene.
Applicando la percentuale minima ai 2,27 miliardi arrivati alla conferma si ottiene un ordine di grandezza di circa 454 milioni di euro. Il valore rappresenta una stima teorica dell’acconto minimo riferibile agli acquisti ordinari e serve a misurare la differenza economica tra una richiesta iniziale e un progetto che ha già raggiunto il secondo stadio della procedura. La disciplina delle comunicazioni GSE per l’iperammortamento prevede invece modalità specifiche per il leasing finanziario, legate alla stipula del contratto e all’impegno assunto dalla società concedente.
Le imprese puntano sui beni materiali digitali
La composizione delle richieste mostra una concentrazione eccezionalmente elevata: circa il 98% degli investimenti riguarda beni materiali digitali. Applicando la percentuale ai 4,75 miliardi complessivi, si ottiene un valore indicativo nell’ordine di 4,65 miliardi di euro.
Software e investimenti energetici assorbono quindi una quota residuale delle richieste presentate in questa prima fase. Sul fronte digitale, i software industriali ammessi all’iperammortamento seguono i requisiti dell’Allegato V alla Legge n. 199/2025.
Il dato del 98% fornisce anche una chiave per interpretare il costo futuro della misura: la distribuzione degli investimenti per tipologia di bene, importo e anno di completamento determinerà il profilo delle maggiorazioni fiscali e quindi l’andamento degli oneri sottoposti al monitoraggio MEF.
Fondi Transizione 5.0 vs. investimenti agevolati
I 4,75 miliardi comunicati dalle imprese rappresentano il costo degli investimenti, mentre l’onere per lo Stato deriva dalla maggiore deduzione fiscale prodotta dall’iperammortamento. Per questo il valore delle prenotazioni GSE non può essere sottratto direttamente ai 9,8 miliardi indicati per il nuovo Piano.
Il meccanismo è diverso da quello del precedente credito d’imposta, dove a una domanda corrispondeva un importo di credito prenotato a valere su una dotazione finanziaria. Nel nuovo sistema l’impresa aumenta fiscalmente il costo dei beni e utilizza la maggiore deduzione attraverso le quote di ammortamento o i canoni di leasing.
Benefici fiscali: un esempio pratico
I 9,8 miliardi associati dal MIMIT al nuovo Piano Transizione 5.0 e i 4,75 miliardi comunicati al GSE appartengono quindi a due piani contabili differenti. Ad esempio, su un bene agevolabile del costo di 1 milione di euro, compreso interamente nel primo scaglione, la maggiorazione del 180% genera 1,8 milioni di euro di deduzione aggiuntiva.
Per una società soggetta a IRES al 24%, con reddito imponibile sufficiente, la maggiore deduzione può produrre nel tempo un risparmio IRES nominale di 432mila euro. Un milione di investimento genera quindi un effetto fiscale diverso sia dal costo del bene sia dalla maggiorazione contabile di 1,8 milioni.
Il beneficio fiscale viene distribuito lungo il piano di ammortamento e il risultato effettivo dipende anche dalla situazione fiscale dell’impresa. L’esempio serve a mostrare perché i miliardi di investimenti industriali caricati sul GSE e gli oneri pubblici del Piano richiedano due contabilità separate.
I 4,75 miliardi raggiunti in due mesi rappresentano un indicatore forte della domanda industriale per l’iperammortamento. Per stabilire quanta capacità finanziaria della misura sia stata effettivamente assorbita occorrerà invece seguire il monitoraggio degli oneri previsto dalla Legge n. 199/2025.