Recepimento Case Green in Italia: a che punto siamo

di Barbara Weisz

Pubblicato 27 Gennaio 2026
Aggiornato 6 Ottobre 2026 19:08

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Recepimento della direttiva Case Green, l'Italia ha superato il 29 maggio 2026 senza decreto legislativo: regole da introdurre, Piano edifici e nodo incentivi

Il recepimento in Italia della direttiva UE sulle case green è in ritardo: il termine del 29 maggio 2026 per approvare la normativa nazionale di attuazione è scaduto senza un decreto legislativo, e il Governo non ha ancora una delega del Parlamento per scriverlo.

Dalle regole italiane dipendono la nuova classificazione degli attestati energetici, gli obblighi per gli immobili non residenziali, gli impianti solari sui nuovi edifici e gli incentivi con cui famiglie e imprese potranno finanziare i lavori.

Recepimento Case Green: termini scaduti

La Direttiva (UE) 2024/1275 andava recepita entro il 29 maggio 2026, salvo lo stop agli incentivi per le caldaie a combustibili fossili, in vigore dal 1° gennaio 2025. Il 15 luglio 2026 la Commissione europea ha inviato lettere di costituzione in mora a tutti i 27 Stati per il recepimento incompleto: nessun Paese aveva notificato misure complete entro il termine.

In Italia la direttiva non è entrata nella legge di delegazione europea 2025, lo strumento con cui il Parlamento delega al Governo l’attuazione delle norme UE, e l’avvio del lavoro sul testo nazionale risale al febbraio 2026.

Le regole che il recepimento deve introdurre

Il decreto legislativo di recepimento deve fissare le soglie nazionali delle norme minime per gli edifici non residenziali, la traiettoria di riduzione dei consumi delle abitazioni, i criteri per gli impianti solari, la nuova scala A-G dell’APE e il passaporto di ristrutturazione, oltre agli sportelli unici di assistenza per i lavori.

Nel frattempo sono in vigore solo misure parziali: dal 3 giugno 2026 il Decreto Requisiti Minimi aggiorna i metodi di calcolo della prestazione energetica in attuazione della direttiva precedente, e dalle spese 2025 le caldaie fossili sono escluse da Ecobonus e Bonus Ristrutturazioni.

Piano nazionale di ristrutturazione senza bozza

Oltre alle norme, la direttiva chiedeva l’invio della bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici entro il 31 dicembre 2025. L’Italia non l’ha trasmessa, e la procedura d’infrazione sul Piano edifici è arrivata al parere motivato, con due mesi per mettersi in regola.

Il nodo italiano: incentivi e sostenibilità economica

Il recepimento della direttiva pone una sfida particolarmente complessa per l’Italia. L’età media elevata del patrimonio edilizio rende difficile immaginare un adeguamento senza strumenti di sostegno economico. Tuttavia, al momento non emerge una linea chiara su nuovi incentivi strutturali. Una riedizione di misure come il Superbonus appare poco probabile, alla luce dell’impatto che ha avuto sui conti pubblici. Per il 2027 il Governo valuta l’Ecobonus al 65% sulla prima casa, ancora privo di un testo normativo.

Piano Nazionale Energia e Clima e confronto con Bruxelles

Nel percorso verso il recepimento, l’Italia dovrà aggiornare il Piano Nazionale Energia e Clima, indicando le strategie con cui intende raggiungere gli obiettivi di riduzione dei consumi. Il confronto con la Commissione europea è aperto: Roma continua a spingere per un’applicazione più flessibile delle regole, ma il quadro normativo UE, al momento, non mostra segnali di revisione sostanziale.