La Corte Costituzionale ha accolto il ricorso della Regione Calabria contro la il decreto che impone obblighi agli NCC limitandone l’esercizio in favore dell’attività svolta dai taxi.
Per la Consulta, sono illegittimi i seguenti vincoli imposti dallo Stato: almeno venti minuti tra la prenotazione e l’inizio del servizio NCC nei casi in cui non inizi dalla rimessa o dalle aree di cui all’art. 11, comma 6, della legge n. 21 del 1992; divieto di contratti di durata con soggetti che svolgono in via indiretta attività di intermediazione; uso esclusivo dell’app ministeriale per la compilazione del foglio di servizio elettronico.
Secondo la sentenza, il decreto del Ministero dei Trasporti n. 226/2024 ha dunque oltrepassato i limiti della propria competenza, incidendo in modo diretto sull’organizzazione del trasporto pubblico locale la cui gestione spetta unicamente alle Regioni.
Il ricorso metteva in evidenza come il provvedimento voluto dal Ministro Matteo Salvini, sia lesivo dell’autonomia regionale. Il commento del Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, non si è fatto attendere:
più concorrenza e più mercato sono concetti che si traducono in più opportunità e più convenienza per i cittadini e per chi vuole fare impresa.
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Con la sentenza n. 163, la Consulta ha dunque ribadito che non spetta allo Stato imporre regole e divieti agli esercenti l’attività di noleggio con conducente, soprattutto se tali vincoli perseguono obiettivi concorrenziali a tutto vantaggio di un’altra categoria di lavoratori, in questo caso i tassisti