Copyright: l’impatto della direttiva UE sui piccoli-medi editori

di Redazione PMI.it

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La direttiva UE sul copyright digitale, che prevede un compenso per gli editori online a fronte di un utilizzo dei loro contenuti da parte di motori di ricerca e aggregatori di notizie, potrebbe non centrare i suoi obiettivi: a fare il punto per PMI.it è lo Studio Legale Jenny.Avvocati.

Il 12 settembre il Parlamento europeo ha approvato la proposta di direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale. Sebbene non si tratti di un’approvazione definitiva (l’iter legislativo non è ancora concluso ed in seguito la direttiva dovrà essere recepita dai singoli Stati membri), la notizia ha avuto vasta eco non solo tra gli “addetti ai lavori”, ma anche sulla stampa e nell’opinione pubblica.

Le previsioni della direttiva coinvolgono interessi economici notevoli, ossia quelli dei grandi operatori di internet (in primis social network e motori di ricerca) e quelli, contrapposti, degli editori. Secondo molti osservatori, la direttiva mirerebbe a tutelare proprio le imprese editoriali, soprattutto quelle di grandi dimensioni.

La direttiva, però, interessa potenzialmente anche imprese di dimensione medio-piccola. Tra costoro, figurano certamente i piccoli editori di giornali che hanno una versione online, in aggiunta alla (eventuale) edizione cartacea. Quali conseguenze potrebbe avere la direttiva, come approvata dal Parlamento, per questi piccoli editori?

Per tentare di rispondere alla domanda, certamente complessa, occorre prendere in esame l’art. 11 della direttiva, dedicato alla protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di loro utilizzo digitale. In estrema sintesi, tale articolo prevede che gli editori abbiano diritto ad una “remunerazione equa e proporzionata” per l’utilizzo delle loro pubblicazioni giornalistiche da parte dei prestatori di servizi della società dell’informazione.

L’uso digitale delle pubblicazioni avviene soprattutto tramite motori di ricerca ed aggregatori di notizie, che spesso offrono agli utenti delle anteprime degli articoli di giornale, composte generalmente da titolo, immagine e riassunto. Attualmente gli operatori di internet non pagano alcun compenso agli editori per questo “uso”: la situazione è però destinata a cambiare con la direttiva. Un’eccezione riguarda i semplici link agli articoli (eventualmente accompagnati da singole parole), che continueranno comunque ad essere pienamente liberi, ma essa ovviamente non si applicherà alle anteprime, come oggi diffuse sulla rete.

A prima vista, dunque, gli editori sembrerebbero favoriti dalle nuove norme, posto che riceverebbero compensi ora non previsti. Non è però affatto certo che l’attuazione concreta del nuovo sistema porterà gli effetti sperati dal legislatore.

In primo luogo, gli operatori di internet, che hanno fatturati notevoli ed estremamente diversificati, potrebbero decidere, per sottrarsi al pagamento dei compensi, di smettere di fare uso delle pubblicazioni giornalistiche, eventualmente anche tramite la chiusura degli aggregatori di notizie. Ciò comporterebbe svantaggi per i siti di informazione, che assisterebbero ad una riduzione del traffico sulle proprie pagine.

L’effetto negativo sarebbe ancor più evidente per gli editori che hanno deciso di puntare su un modello di business basato unicamente sulla pubblicità e senza la richiesta di pagamenti ai lettori. Si tratta di un modello estremamente diffuso soprattutto per gli editori di piccole dimensioni, spesso attivi a livello locale.

Non si può neppure escludere – ma ciò dipenderà da come la direttiva sarà attuata nei singoli Stati membri – che gli operatori della rete, in alternativa alla chiusura degli aggregatori possano imporre agli editori compensi ridotti, o persino indurli ad una completa rinuncia, pur di evitare il danno derivante dalla riduzione delle visite ai propri siti.

In conclusione, dunque, la direttiva potrebbe non produrre gli effetti sperati per i piccoli editori, o persino peggiorare l’attuale quadro, già caratterizzato da difficoltà economiche non trascurabili.

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A cura dell’Avv. Simona Gallo, Partner dello Studio Legale Jenny.Avvocati, e dall’Avv.Stefano Casartelli, Associate dello Studio