Ministeri al Nord, la lettera di Napolitano

di Barbara Weisz

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Il presidente della Repubblica esprime rilievi e preoccupazione per l'apertura degli uffici di Monza. Critica la Lega, si attende la risposta del premier.

La replica più attesa, naturalmente, è quella della presidenza del Consiglio. Dopo che ieri il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha inviato una lettera a al premier per comunicare «rilievi e motivi di preoccupazione sul tema, oggetto di ampio dibattito, del decentramento delle sedi dei ministeri sul territorio», sembra probabile che Silvio Berlusconi opterà per una replica analoga, ovvero attraverso una missiva.

Il portavoce del premier, Paolo Bonaiuti, ieri non ha mancato di sottolineare che Berlusconi ha letto «con attenzione e rispetto» la lettera del Quirinale. Si attende, insomma, una risposta da Palazzo Chigi, mentre le reazioni politiche fioccano abbondanti. A partire da quella leghista.

Inziamo pero’ dalla lettera di Napolitano. Il testo non è stato reso noto, il Colle si è limitato a informare con una nota che la missiva era stata spedita e che l’argomento sono i ministeri al Nord. Come è noto, si tratta dell’apertura alla Villa Reale di Monza di uffici decentrati dei dicasteri di Semplificazione, Turismo, Riforme e di quello dell’Economia.

Le perplessità di Napolitano, che appunto non si conoscono nello specifico perchè non sono stati divulgati, si ipotizza che siano di carattere giuridico e politico-istituzionale. Dunque, sul tavolo di sarebbero diverse questioni, riconducibili sostanzialmente ai seguenti punti: l’iter scelto per questo “trasloco” è quello dei decreti ministeriali. Nelle scorse settimane pare che Napolitano avesse già fatto sapere a Berlusconi che se la decisione fosse stata presa per decreto legge, lui non l’avrebbe firmata. C’è un problema giuridico, che riguarda gli ostacoli costituzionali al decentramento “operativo” dei ministeri, in contrasto anche con le norme relative a Roma Capitale.

Certo, l’inghippo puo’ essere rappresentato dal fatto che si tratta di uffici di rappresentanza, non di sedi operative. Ma appunto, potrebbe essere un inghippo insidioso, stabilendo una sorta di precedente che poi nel tempo potrebbe suggerire l’apertura di nuove sedi, o uffici che dir si voglia, anche in altre parti d’Italia. E il Capo dello Stato, che è il custode dell’unità d’Italia, ha quindi preso posizione.

Adesso, appunto, si attende la risposta del premier. Altre istituzioni, come il presidente del Senato Renato Schifani, si sono già dichiarate in accordo con Napolitano.

Dalla Lega (il partito promotore dell’iniziativa) sono arrivate prima la reazione di Attilio Fontana, sindaco di Varese, che ha definito «incomprensibile» la lettera di Napolitano, spiegando che il Capo dello Stato non ha motivo di impensierirsi perchè «Monza è un evento puramente simbolico». Matteo Salvini, eurodeputato del Carroccio, sottolinea a sua volta che «è del tutto normale che i ministeri abbiano delle sedi di rappresentanza sul territorio» e non rinuncia a una battuta ironica: «se Napolitano è preoccupato perché apriamo tre uffici a Monza -aggiunge- allora quando l’Italia diventerà una Repubblica federale cosa farà?».
D’accordo con il Colle si dichiarano molti esponenti dell’opposizione, a partire dal segretario del Pd Pierluigi Bersani, e anche rappresentanti delle amministrazioni locali di area pdl, come la presidente del Lazio Renata Polverini e il sindaco di Roma Gianni Alemanno.

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