“Uccidiamo Berlusconi”, le pagine da chiudere sono più d’una

di Lorenzo Gennari

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Mentre la Procura di Roma avvia le indagini sul gruppo di Facebook "Uccidiamo Berlusconi" contenente minacce di morte al Premier, sul social network spuntano nuove copie della stessa pagina

Gli iscritti al gruppo di Facebook “Uccidiamo Berlusconi” ha superato quota 20mila utenti, ma la pagina contenente le minacce al presidente del Consiglio Berlusconi verrà chiusa e tutti gli “intervenuti” saranno denunciati.

Lo ha annunciato ieri mattina il ministro dell’Interno, Roberto Maroni che ha commentato: «Non credo che in nessun Paese del mondo qualcuno possa scrivere su un sito “uccidiamo il premier”. Abbiamo dato disposizione perché questo sito venga chiuso e tutti coloro che sono intervenuti sul sito vengano denunciati alla magistratura».

In realtà la Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo con l’ipotesi provvisoria di reato di minacce gravi (non è escluso che dopo l’analisi dei contenuti delle pagine si possa aggiungere l’ipotesi di reato di istigazione a delinquere), dovrà prendere atto della proliferazione di nuovi gruppi con lo stesso nome e i medesimi contenuti.

Oltre ai doppioni, sul social network sono spuntati “Uccidiamo a badilate (o con lapidazione) Silvio Berlusconi” o anche “a morte BERLUSCONI” e “La morte di Berlusconi”, pagina di cui “diventare fan”.

Per Maroni, si tratta di «apologia di reato, se non peggio» e «c’è il rischio che, se passa il principio che si possono scrivere queste cose impunemente, a qualcuno venga in mente di metterle in atto».

Nel frattempo, la polizia postale ha già provveduto a chiedere ai proprietari del social network di Palo Alto di oscurare, senza disperdere le informazioni, le pagine contenenti le minacce.

«Giusto condannare le degenerazioni estremistiche – ha commentato Giorgia Meloni, ministro per le Politiche giovanili – ma non fomentiamo l’ennesima caccia alle streghe: i social network, così come la rete in genere, rappresentano una risorsa irrinunciabile per i giovani, e non certo una minaccia. Tutto sta ad accostarsi a Internet con la testa sulle spalle».

Anche Guido Scorza, esperto di diritto Informatico e presidente dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione, interviene dal suo blog sulla questione precisando che «iscriversi ad un gruppo avente tale titolo (Uccidiamo Berlusconi) non costituisce nessuna figura di reato e che il tentativo di chi, in queste ore, sta cercando di criminalizzare gli utenti iscritti a tale gruppo o, ancor peggio, il mezzo, minacciando denunzie a tappeto, rimozioni di contenuti e filtraggi della pagina sia pericoloso ed inaccettabile perché palesemente censoreo».