Norme “antifannulloni”: tanto rumore per nulla?

di Lorenzo Gennari

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Abrogate alcune disposizioni contenute nelle cosiddette "norme antifannulloni" del ministro Renato Brunetta. Per i sindacati tutto è tornato come prima, per il ministero la "rivoluzione" non si è fermata

La normativa “antifannulloni“, varata l’anno scorso dal ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, sembra essere stata ridimensionata. È quello che pensano i sindacati del settore della funzione pubblica: secondo i segretari delle principali sigle confederate infatti, le disposizioni circa la reperibilità in malattia sarebbero state uniformate a quelle vigenti nel settore privato, mentre la certificazione medica sarebbe tornata nuovamente ad essere affidata al medico convenzionato. Inoltre sarebbero state abrogate alcune delle norme che prevedevano penalizzazioni economiche.

I segretari dei sindacati della funzione pubblica (Cgil, Cisl, Uil Fpl) hanno ritenuto da sempre il ddl antifannulloni incostituzionale, per questo ora puntano il dito contro il ministro, accusato di essere tornato allo “status quo ante” con l’aggravante di aver fatto fin troppi tagli alle spese. «Noi abbiamo chiesto fin dal nostro congresso di maggio al ministro Brunetta di tornare indietro e di rendere omologate al privato tutte le regole del pubblico – dice Giovanni Faverin, segretario Cisl-Funzione Pubblica – Le norme ora abrogate erano frutto di un eccessivo accanimento con il controllo, stavano in una logica di pressione dell’opinione pubblica».

Il ministero della PA sostiene però che la “rivoluzione” non si è fermata e, in un comunicato stampa, nega il colpo di spugna sulle norme, confermando la veridicità delle modifiche solo per quanto riguarda le fasce di reperibilità. Intervento, dice il ministero, «deciso anche a seguito dei confortanti risultati del monitoraggio sulle assenze per malattia nella PA».

«Al contrario – prosegue il comunicato del ministero – non si è intervenuto in alcun modo sulle disposizioni vigenti in materia di trattenute economiche e di certificazioni mediche dei dipendenti pubblici, anche se – precisa la nota – queste ultime saranno presto gestite online dall’Inps e si renderà quindi necessario uniformare la loro disciplina con quelle del settore privato»

Il ministro nella nota ci tiene a sottolineare che i risultati del monitoraggio sulle assenze per malattia nella PA, che il dipartimento della Funzione pubblica effettua mensilmente in collaborazione con l?Istat, dall?entrata in vigore del decreto legge 112/2008 hanno evidenziato una riduzione media annua delle assenze superiore al 35 per cento.