Facebook, D’Alia ribadisce la sua posizione

di Lorenzo Gennari

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Dopo la risposta ufficiale di Facebook e l'intervento di Google sulla questione dell'emendamento del pacchetto sicurezza proposto dal senatore Gianpiero D'Alia, le parti in causa continuano ad essere divise

Il senatore Gianpiero D’Alia, presidente del gruppo UDC-SVP?Autonomie, avvocato cassazionista al suo terzo mandato parlamentare, non sembra scomporsi più di tanto rispetto alla levata di scudi che ha suscitato un suo breve emendamento al testo del ddl sul pacchetto sicurezza.

Contrario al provvedimento nel suo complesso, il senatore difende e conferma la sua scelta, confortato dalle molte sensibilità offese dalle dilaganti ed aberranti formazioni che impazzano sui social network e inneggiano, tifano e cercano consensi per progetti tanto criminali quanto improbabili.

Il popolo della rete, quello buono, quello che confina certe imbarazzanti iniziative nell’ambito del gioco goliardico, diffida e guarda con sospetto ogni tentativo suscettibile di limitare la proverbiale libertà della rete. Divise in partenza, anche dopo l’intervento, seppure in ritardo dei diretti interessati, le parti non hanno mosso un passo l’una verso l’altra.

Dal punto di vista dei “facebookiani”, dei bloggers, dei gestori di siti internet e dei semplici partecipanti ai forum in rete, per contrastare validamente le iniziative illecite e ogni forma di apologia di reato occorre risalire alle responsabilità personali e agire utilizzando tutte le risorse tecnologiche possibili, ma mai arrendersi alla soluzione più facile ed immediata: oscurare il portatore sano.

Qualcuno sostiene addirittura che non si tratti di una svista, del frutto di scarse conoscenze della complessa operatività che lega i soggetti presenti nei diversi ruoli su Internet, ma di un disegno preordinato di natura censoria che, in modo subdolo, intenda far tacere il dissenso azionando le leve dell’allarme sociale.

D’Alia invece rimane convinto che la regolamentazione sia doverosa soprattuto per rispetto nei confronti dei familiari delle vittime della mafia, della pedofilia, del fascismo o di tutti coloro che vengono offesi, brutalizzati o umiliati attraverso i video pubblicati su youtube e, non potendo intervenire sulla realtà legislativa d’oltreoceano, sposta la responsabilità sugli Internet Service Provider.

Difficile dire chi abbia torto e chi ragione. Forse non tutte le preoccupazioni sono giustificate, non tutte le tendenze a minimizzare sono condivisili.

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