Cina: chiusi 91 siti web per diffusione di materiale illegale

di Giulia Gatti

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L'offensiva delle autorità cinesi contro i siti internet colpevoli, secondo il giudizio di Pechino, di diffondere materiale illegale sul Web continua: in pochi giorni sono stati chiusi 91 siti

Abbiamo già scritto della nuova ondata censoria attiva in questo periodo in Cina e dobbiamo documentare che l’attività delle autorità cinesi non si è placata, ma è anzi in pieno svolgimento, contro tutti i siti ritenuti colpevoli di diffondere in Internet materiale considerato illegale, ma non solo di contenuto pornografico.

Sono infatti arrivati a quota 91 i siti web chiusi dalle autorità di Pechino, specificatamente «dall’8 al 10 gennaio» secondo quanto precisato nel portale ufficiale del governo cinese. I siti sono stati chiusi in quanto violavano le restrittive leggi in materia di contenuti web fruibili dagli utenti.

Tra questi siti sembra ve ne siano alcuni strettamente politici che manifestano più o meno apertamente pensieri di dissenso rispetto alla poltica delle autorità in tema di fruizione del web, e non solo, come il portale di blog Bullog.cn, principale vetrina di alcuni dei blogger più conosciuti in Cina e in particolare dai promotori di Carta 08, sottoscritta da oltre settemila cittadini: in pratica un documento che punta alla realizzazione di un sistema politico democratico.

Come abbiamo già descritto, in questa campagna contro la volgarità sul web sono stati inclusi anche i contenuti presenti su siti di importanza internazionale come Google e Msn Cina, e il portale cinese più famoso, Baidu, contro i quali era stata avviata un’attività informativa ma non sono state prese misure drastiche come la chiusura.

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